La moneta fiscale non è una moneta di serie B

di Giovanni Lazzaretti
10.12.2022

Dopo l’ultimo articolo ho ricevuto questa mail.

Caro Giovanni, grazie per l’impegno e la dedizione nel promuovere la nOmismatica. (alla prima battitura il correttore automatico è intervenuto, alla mia insistenza me lo segna rosso!!!)

Per quanto riguarda il superbonus 110, a prescindere dall’assenza di contrapposizione di interessi tra il committente e l’impresa, non mi convince la circolazione. Finora è circolato perché la banca applica un aggio più o meno alto. Chiunque voglia acquistare il credito di imposta LO FARA’ SOLO A SCONTO. Lo sconto sarà sempre superiore all’interesse finanziario. Salvo casi marginali o che sia l’unica possibilità di regolare rapporti di debito/credito ma sarebbe una versione di moneta corrente.

Cordiali saluti. Franco

 

Quando si accenna a una nuova moneta, scatta immediatamente l’idea che «se anche fosse moneta, sarebbe di serie B».

 

Il confronto in tabella

Riprendiamo allora il confronto tra le monete: la moneta “come noi la conosciamo” e la moneta fiscale che ha fatto la sua apparizione col Superbonus110, prima che Draghi & C. ne bloccassero la cedibilità.

 

Perché usiamo i bonifici?

Ho abbastanza anni per ricordare il tempo in cui i bonifici erano sostanzialmente inesistenti.

I contatti commerciali locali erano regolati da contanti e assegni; per le ditte c’erano le ricevute bancarie; per certi tipi di pagamento c’erano i bollettini postali. Tutte cose che non hanno cessato di vivere, ma diciamo che sono diventate marginali, almeno per me.

I bonifici viaggiano su un circuito di pagamento privato, non spostano moneta ma usano il credito bancario come moneta, non sono quindi assolutamente moneta a corso legale. Ma li usiamo di fatto come moneta, perché comodi e (spesso) a basso costo.

La moneta fiscale dovrebbe fare la stessa identica cosa: viaggiare su un circuito di pagamento (circuito non privato, ma statale) e utilizzare il credito come moneta. L’unica cosa da realizzare è farla diventare comoda come lo sono i bonifici, problema tecnicamente banale da risolvere. Più sarà comoda, più sarà diffusa, più l’accettazione volontaria(1) diventerà accettazione di fatto da parte di tutti i cittadini.

Quindi non dobbiamo pensare a gente che “acquista il credito d’imposta”, ma a un mondo del lavoro diventato così saggio da accettare questo credito come forma di pagamento. Esattamente come tutti o quasi accettano il credito bancario come forma di pagamento.

L’apparizione delle banche come soggetto che acquista il credito è un fatto previsto(2), ma è anche un fatto transitorio: nel momento in cui tutti comprendessero che ci si può pagare a vicenda con la moneta fiscale perché mai si dovrebbe passare in banca a farsene mangiare un pezzo e interrompere la cedibilità?

 

La banca lavora a sconto perché è il suo mestiere, ma la moneta fiscale non sarà a sconto

La banca lavora “a sconto” perché quello è il suo guadagno d’impresa: la banca fa soldi gestendo soldi, e deve necessariamente lavorare a sconto.

Ma se a un fornitore dico: «ti pago subito in euro fiscali, oppure a 60 giorni in euro bancari», accetterà il pagamento immediato, visto che anche lui potrà pagare subito altri o, alla peggio, usarli per ridurre le proprie imposte.

Inoltre, essendoci una piattaforma di cessione credito, nessuno potrà lavorare a sconto, perché non quadrerebbe più l’importo della fattura emessa con l’importo dell’incassato.

Ricordiamo che recentemente Giorgetti ha detto frasi molto brutte sulla moneta fiscale.

«La cessione del credito d’imposta è una possibilità, non è un diritto. Hai la certezza di poter detrarre il credito dall’imposta sui redditi, com’è sempre avvenuto, ma non necessariamente troverai una banca o un’istituzione che accetti la cessione del credito d’imposta. Altrimenti avremmo creato una moneta, che NON è stata creata.»

«Siamo sotto osservazione da parte di soggetti esterni rispetto alla natura del credito cedibile. Evitiamo di dire che questi crediti d’imposta devono circolare liberamente. Non dobbiamo proprio dirla questa cosa qua. È meglio per tutti e per lo Stato italiano in particolare».

Ma sono frasi erronee che prima o poi verranno risanate.

Lo Stato DEVE riattivare la sovranità monetaria che ha ceduto ad altri, ma che non ha mai perso.

Il credito fiscale DEVE diventare una versione di moneta corrente, su base volontaria e riservata solo agli italiani.

Una moneta-credito, finalmente, con tutti i vantaggi per l’economia e con il parziale accantonamento della finanza invasiva.

 

«Ti pago subito in euro fiscali, oppure a 60 giorni in euro bancari»

Perché in euro fiscali si pagherebbe subito, mentre spesso si cerca di procrastinare i pagamenti bancari? Perché gli euro fiscali ce li ho e basta: non posso andare in negativo con gli euro fiscali, mentre posso andare in negativo con gli euro bancari.

Pago subito in euro fiscali, per “tutelare” i miei euro bancari. Un circuito di moneta fiscale comodo da usare e ben compreso dai cittadini, diventerebbe certamente il mezzo di pagamento privilegiato.

Non si può lasciare in mano solo alle banche una cosa ormai matura e “banalmente stupida” come lo scambiarsi dei crediti come moneta.

Draghi ha fatto di tutto per impantanare la moneta fiscale e crearle un’immagine di cosa scomoda, lenta e pericolosa. Niente di strano, ha sempre lavorato per il sistema bancario, non per noi.

 

Quanta moneta fiscale può circolare?

Quanta moneta fiscale può circolare nel sistema-Italia? Quanta ne consente il lavoro tra italiani, escludendo inizialmente i dipendenti (pagare i dipendenti parzialmente in moneta fiscale sarebbe il necessario passo successivo, dopo che la cultura della moneta fiscale avrà fecondato le menti).

In ogni caso basta partire adagio, con questi passi.

  • Si realizza un circuito di scambio di crediti fiscali.
  • Si consente l’accettazione volontaria dei crediti fiscali come moneta (come i bonifici).
  • Si fissa un tempo di attesa per la compensazione dei crediti fiscali con imposte (ad esempio 6 mesi di attesa prima di compensare il credito con imposte; un tempo equo che incentiva i soggetti a usare subito il credito come moneta, per non dover attendere la compensazione).
  • Si fa la statistica di quanti euro bancari arrivano allo Stato in conseguenza dell’innesco di lavoro prodotto dalla moneta fiscale.
  • Si fanno i primi esperimenti limitandosi ad alcuni settori; ad esempio: la sistemazione con crediti fiscali(4) degli edifici scolastici statali e paritari.
  • L’esistenza della piattaforma renderebbe anche secondario il concetto di “capienza fiscale”: la capienza fiscale diventerebbe la capienza fiscale globale di chiunque accetta i crediti in pagamento.
  • Resterebbe sempre la possibilità di cessione bancaria a sconto (sostanzialmente sarebbe la trasformazione di euro fiscali in euro bancari), ma “a sconto” perché quella è la normale attività della banca, non perché la moneta fiscale “vale meno”.

La frase finale non può che essere questa: «provare per credere». Ogni cosa nuova va collaudata e messa a punto. Ma va collaudata e messa a punto da gente che sa come funziona e soprattutto che desidera farla funzionare al meglio. Non da Draghi, quindi.

 

NOTE

  1. Una moneta che non sia a corso legale è sempre ad accettazione volontaria. Lo Stato a volte impone di utilizzarla per PROPRIA comodità, ma non può imporla nei liberi rapporti tra i soggetti privati.
  2. Fu messo come bonus 110% proprio per consentire alle banche di mangiarsi quel 10% e avere la propria parte.
  3. Si limita agli italiani perché il garante finale è lo Stato che la accetta come compensazione con le imposte.
  4. Non c’è nemmeno più bisogno di chiamarlo Superbonus. È moneta fiscale, punto e basta.

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