La scuola italiana forma persone incapaci di comprendere il proprio tempo

Un diciottenne che oggi conclude il proprio percorso in un liceo italiano, magari conseguendo il massimo dei voti all’esame di Stato, si ritrova a vivere una situazione profondamente paradossale. È in grado di tradurre una versione di Cicerone o di analizzare la complessa struttura metrica di un sonetto di Petrarca o le figure retoriche di Manzoni, ma si scopre del tutto analfabeta di fronte ai meccanismi fondamentali che governano la società attuale in cui vive.
Non solo non sa cosa sia un bollettino postale, come interpretare le voci di una busta paga, come funzioni il bilancio di una famiglia o cosa sia lo SPID, conoscenze fondamentali per la vita di tutti i giorni, ma ignora completamente che cosa sia lo spread dei tassi di interesse dei titoli di stato, come funzioni l’economia nel suo insieme (macroeconomia), non conosce i propri diritti e doveri costituzionali e non possiede le competenze per difendersi dalle sofisticate manipolazioni psicologiche dei social media.
E stiamo parlando degli studenti formati nei licei, che nelle intenzioni della politica dovrebbero diventare la futura élite dell’Italia.
Nelle altre scuole superiori, a taglio tecnico o professionale, le carenze di cultura generale sono ancora maggiori.

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Da Dio al Mercato: 14. L’uomo che cancellò i debiti una sola volta

Il testo esamina l’evoluzione storica della cancellazione del debito, confrontando le pratiche delle civiltà mesopotamiche con quelle del mondo greco-romano. Mentre i sovrani di Sumer e Babilonia azzeravano periodicamente le pendenze per mantenere l’ordine sociale, l’intervento di Solone ad Atene fu un evento unico e irripetibile che non divenne mai una consuetudine istituzionale. In assenza di un sistema di reset periodico, le società greca e romana affrontarono gravi crisi strutturali, esemplificate dal fallimento della riforma agraria dei Gracchi a Roma. La narrazione evidenzia come la mancanza di una scadenza istituzionale per i debiti portasse inevitabilmente alla frammentazione del tessuto sociale e alla perdita della libertà individuale. Infine, l’autore suggerisce che solo con la tradizione biblica del Giubileo si passerà da rimedi occasionali a una visione del debito come questione etica e universale.

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La mia Patria si chiama multinazionale

Il processo di integrazione europea, e da lì il più vasto processo di integrazione mondiale rappresentato dal nascente, attualmente sospeso, Nuovo Ordine Mondiale, ha storicamente richiesto la formazione di classi dirigenti nuove. Negli anni ’70, l’establishment italiano era ancora costituito da personalità formatesi in epoca fascista e profondamente legate al trinomio ‘Dio, Patria e Famiglia’. Divenne dunque imperativo plasmare le nuove generazioni: quelle che avrebbero dovuto gestire e metabolizzare il processo storico culminato con la caduta del Muro di Berlino, la conseguente evaporazione della Prima Repubblica italiana e l’instaurarsi di una compagine capace di mettere in pratica il Piano di rinascita democratica ideato dalla loggia massonica ‘Propaganda Due’ (P2).

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Capitalismo e limite

Quattro tradizioni di pensiero che non si sono mai lette a vicenda — teologia politica, fisica applicata all’economia, teoria economica interna, storia del mercato — convergono indipendentemente su un’osservazione: il capitalismo, guardato da prospettive che non hanno nulla in comune, sembra non possedere un principio interno di arresto.
Schmitt, Benjamin, Agamben e Bataille lo leggono come assenza di un freno teologico-rituale. Georgescu-Roegen lo misura contro un limite fisico non negoziabile, quello dell’entropia. Schumpeter, Hirsch, Bell e Röpke ne osservano il limite interno: un sistema che cresce consumando le proprie condizioni di possibilità. Polanyi documenta il contromovimento storico — la società che, quando il mercato minaccia il proprio tessuto, reagisce imponendo limiti dal basso.
L’articolo non prende posizione su quale di queste letture abbia ragione, né sostiene una tesi. Mette in fila le quattro osservazioni e chiede: cosa significa che discipline così distanti abbiano isolato lo stesso problema, indipendentemente l’una dall’altra?

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Da Dio al Mercato: 12. La strada che portava soldi

Il testo analizza la genesi dell’economia imperiale romana attraverso la tesi di Keith Hopkins, secondo cui il prelievo fiscale fu il vero motore del commercio transcontinentale. L’obbligo per le province di pagare i tributi in moneta costrinse i contadini a vendere le eccedenze, trasformando scambi locali in un circuito commerciale integrato che alimentava i consumi urbani e il mantenimento delle legioni. Le prove archeologiche dei numerosi relitti sottomarini confermano una circolazione di merci, come olio e vino, su volumi che non si sarebbero rivisti fino all’epoca moderna. Tuttavia, questa fioritura economica non era un sistema capitalistico autonomo, bensì un mercato indotto dallo Stato che declinò rapidamente con la crisi delle istituzioni politiche e militari. In definitiva, l’autore suggerisce che la Pax Romana dimostri come i mercati non nascano quasi mai spontaneamente, ma siano spesso il risultato di pressioni fiscali e necessità logistiche centralizzate.

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Colonia Italia: 3. Imperialismo culturale

Il testo analizza l’evoluzione teorica dell’imperialismo culturale, distinguendolo dai concetti più astratti di egemonia o industria culturale per definirlo come un progetto politico intenzionale con attori e obiettivi precisi. Attraverso il pensiero di Herbert Schiller, viene esaminato come gli Stati Uniti abbiano utilizzato i mass media e le tecnologie per proiettare il proprio modello economico a livello globale, influenzando profondamente nazioni come l’Italia. La riflessione si amplia con Sérge Latouche, il quale sostiene che questo processo non sia una semplice americanizzazione, ma una occidentalizzazione sistematica che svuota le culture locali dei loro schemi mentali originari. Nonostante le critiche di John Tomlinson sulla presunta passività dei riceventi, la fonte sottolinea come la libertà di scelta rimanga limitata all’interno di un perimetro definito da poteri esterni. In sintesi, il documento intende dimostrare come l’influenza anglosassone abbia agito tramite piani organizzati e agenzie governative per trasformare radicalmente l’identità e l’auto-comprensione dei popoli europei.

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Manuale per il controllo dello stato: V Capitolo

Durante il rito di elevazione al  30° grado di “Cavaliere Kadosh” della Massoneria, il  candidato viene posto di fronte a tre teschi umani. Il primo teschio indossa una corona regale, a simboleggiare il dispotismo politico e la tirannia temporale. Il secondo teschio indossa una tiara papale, a simboleggiare il dogmatismo, l’intolleranza e l’oppressione religiosa. Il terzo teschio è spoglio o cinto di alloro, a simboleggiare l’innocenza oppressa e il libero pensiero. Al candidato viene richiesto di impugnare un pugnale e di abbattere fisicamente o trafiggere le due corone (spesso buttandole a terra o calpestandole). Questa è un’azione allegorica: è la dimostrazione del rifiuto assoluto di ogni forma di assolutismo che incatena l’umanità. Successivamente, rende onore al terzo teschio quello che rappresenta simbolicamente il Gran Maestro dell’ordine dei Templari Jacques de Molay, arso vivo a Parigi nel 1314. 

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Colonia Italia: 2. L’industria culturale come macchina del consenso

Il testo analizza il concetto di industria culturale sviluppato dai filosofi Adorno e Horkheimer, descrivendolo come un sistema di produzione calato dall’alto per generare consenso sociale e passività nel pubblico. Attraverso la standardizzazione dei prodotti multimediali, il mercato dell’intrattenimento trasforma il cittadino in un semplice oggetto di consumo, offrendo una finta libertà di scelta che inibisce il pensiero critico. L’autore esamina inoltre la prospettiva di Umberto Eco, il quale suggerisce di superare la contrapposizione tra apocalittici e integrati per studiare concretamente le strutture di tali prodotti. Un focus specifico viene dedicato all’Italia, evidenziando come il Paese non abbia creato un proprio modello originale, ma abbia storicamente importato e adottato gli standard anglosassoni. In questa cornice, la dipendenza dalle piattaforme digitali moderne rappresenta l’evoluzione di una colonizzazione culturale che modella i desideri della popolazione secondo logiche esterne. Il saggio conclude che comprendere questi meccanismi è fondamentale per riconoscere come l’intrattenimento agisca come una forma di pedagogia silenziosa volta a mantenere l’ordine sociale esistente.

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Manuale per il controllo dello stato: IV Capitolo

Tra il III e il VI secolo d.C., il bacino del Mediterraneo subisce un trauma sistemico: l’Impero Romano d’occidente collassa istituzionalmente e il Cristianesimo ortodosso conquista definitivamente lo spazio pubblico, diventando religione di Stato. In questa fase recessiva per i “matematici” si gettano le basi ancora oggi adottate da ogni moderna società segreta. Vengono introdotte l’ideologia ermetica, la giustificazione del Rito e le parole di passo.

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