Quattro tradizioni di pensiero che non si sono mai lette a vicenda — teologia politica, fisica applicata all’economia, teoria economica interna, storia del mercato — convergono indipendentemente su un’osservazione: il capitalismo, guardato da prospettive che non hanno nulla in comune, sembra non possedere un principio interno di arresto.
Schmitt, Benjamin, Agamben e Bataille lo leggono come assenza di un freno teologico-rituale. Georgescu-Roegen lo misura contro un limite fisico non negoziabile, quello dell’entropia. Schumpeter, Hirsch, Bell e Röpke ne osservano il limite interno: un sistema che cresce consumando le proprie condizioni di possibilità. Polanyi documenta il contromovimento storico — la società che, quando il mercato minaccia il proprio tessuto, reagisce imponendo limiti dal basso.
L’articolo non prende posizione su quale di queste letture abbia ragione, né sostiene una tesi. Mette in fila le quattro osservazioni e chiede: cosa significa che discipline così distanti abbiano isolato lo stesso problema, indipendentemente l’una dall’altra?