BCE e Bankitalia, il governo sopra lo Stato

La banca centrale non vota in Parlamento, non nomina ministri, non risponde al popolo. Eppure dispone di strumenti operativi che possono rendere impraticabile qualsiasi scelta di governo che contrasti con i suoi vincoli. Questi strumenti non agiscono con proclami politici, ma attraverso l’infrastruttura stessa della moneta: il regolamento dei pagamenti, l’accesso alle riserve, i collaterali ammessi, il mercato dei titoli di Stato, la tesoreria pubblica e i saldi interbancari.

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L’IA ha hackerato il sistema operativo della civiltà umana

Lo storico e scrittore Yuval Noah Harari esplora l’impatto trasformativo dell’intelligenza artificiale, sostenendo che non debba essere vista semplicemente come uno strumento, bensì come un agente capace di apprendere, creare e prendere decisioni. Harari spiega come l’IA sia pronta ad “hackerare” il codice della civiltà umana padroneggiando il linguaggio, la burocrazia e i sistemi di generazione della fiducia che storicamente sono stati di esclusivo dominio umano. Infine, invita gli ascoltatori a riflettere sulle profonde implicazioni di un futuro in cui l’IA influenzerà ogni cosa, dall’intimità personale alla governance globale, esortando l’umanità a esplorare la coscienza al di là del linguaggio per preservare la propria capacità di agire.

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Colonia Italia: 10. Il collaudo

Le fonti analizzano le elezioni politiche italiane del 18 aprile 1948 come un cruciale banco di prova per la Guerra Fredda. Vengono esaminate le imponenti ingerenze internazionali, guidate soprattutto dagli Stati Uniti attraverso finanziamenti, propaganda e la rete diplomatica. Accanto a ciò, emerge il ruolo determinante del Vaticano e dei Comitati Civici nel mobilitare l’elettorato cattolico contro la minaccia comunista. Si evidenzia inoltre la strategia del Partito Comunista Italiano e la posizione di Mosca, che, contrariamente ai timori occidentali, frenò qualsiasi spinta insurrezionale. Infine, il testo riflette su come il trionfo della Democrazia Cristiana abbia alimentato negli Stati Uniti il mito dell’efficacia delle operazioni coperte, sebbene il successo sia dipeso in gran parte da dinamiche sociali interne.

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La vera storia delle termiti europee che divorarono la Repubblica dall’interno

se la sovranità appartiene al popolo, come si spiega che una legge approvata dal Parlamento italiano, cioè dai rappresentanti eletti dal popolo sovrano, possa essere lasciata inapplicata da un giudice in quanto incompatibile con una disposizione europea? E come siamo arrivati a prevedere, addirittura nella nostra Costituzione, che il Parlamento debba esercitare la potestà legislativa rispettando i vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea?

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Quattro modelli di Futuro

Di una cosa possiamo essere certi: il capitalismo finirà. Forse non presto, ma probabilmente non tra molto tempo; l’umanità non è mai riuscita prima d’ora a plasmare un sistema sociale eterno, dopotutto, e il capitalismo è un ordine notevolmente più precario e volatile della maggior parte di quelli che lo hanno preceduto. La questione, dunque, è cosa verrà dopo. Rosa Luxemburg, reagendo agli inizi della Prima Guerra Mondiale, citò una frase di Engels: «La società borghese si trova a un bivio: o passaggio al socialismo o regressione nella barbarie». Con questo spirito propongo un esperimento mentale, un tentativo di dare un senso ai nostri possibili futuri. Questi sono alcuni dei socialismi che potremmo raggiungere se una Sinistra rinascente avrà successo, e le barbarie a cui potremmo essere consegnati se falliamo.

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L’Autodeterminazione come fatto giuridico

Si presenta la complessa architettura giuridica, economica e istituzionale sviluppata dal SIPSE, dal Popolo Veneto e dal CLNI per trasformare l’autodeterminazione popolare da principio teorico in realtà operativa. Attraverso la creazione di enti paralleli come una corte internazionale dedicata, un’organizzazione di standardizzazione valutaria e fondi monetari specifici, queste realtà mirano a contrastare quello che definiscono un neocolonialismo finanziario imposto dalle istituzioni tradizionali. Vengono inoltre illustrate le numerose azioni legali e denunce formali presentate presso le più alte corti internazionali e nazionali, inclusi la Corte Penale Internazionale e la Corte Costituzionale Federale Tedesca. Un pilastro fondamentale di questa strategia consiste nell’utilizzo della tecnologia blockchain e di registri open-data per garantire trasparenza, notarizzare gli atti e conferire validità giuridica ai codici valuta e ai titoli di proprietà intellettuale emessi. Infine, l’iniziativa promuove il coinvolgimento di altri movimenti indipendentisti europei per costruire una rete transnazionale basata sulla sovranità economica e monetaria svincolata dai vincoli statali ed europei esistenti.

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Non tutti i Bloc sono Black

Quando le vetrine vanno in frantumi o una piazza si trasforma in un teatro di scontri, il dibattito pubblico si polarizza istantaneamente attorno a un copione già scritto. Da un lato la condanna unanime della violenza, dall’altro la richiesta perentoria di “ripristinare l’ordine”. Tuttavia, la storia dei movimenti sociali e delle strategie di sicurezza insegna che la violenza di piazza non è sempre un sottoprodotto spontaneo della contestazione: spesso è la premessa necessaria per legittimare la repressione.

Dietro la narrazione del black bloc monolitico e ingovernabile si cela frequentemente una dinamica più complessa, fatta di infiltrazioni, provocazioni calcolate e prove fabbricate ad arte. Perché se l’obiettivo del potere è neutralizzare il dissenso politico, il modo più efficace per riuscirci è privarlo di legittimità morale agli occhi dell’opinione pubblica.

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Dallo “Stato di diritto” allo “Stato di fatto”

Anche se per la maggior parte dei lettori può apparire una novità, le istituzioni politiche che oggi definiamo democrazie occidentali poggiano su fondamenta teoriche silenziose ma pervasive, edificate alla fine del 1600. Quando osserviamo la struttura di uno Stato moderno, la separazione dei poteri o la tutela costituzionale dei diritti individuali, stiamo di fatto abitando una casa progettata da John Locke.

Nei suoi Due trattati sul governo (1689), il filosofo inglese formalizzò un principio destinato a plasmare la modernità: a differenza di quanto sostenuto dai teorici dell’assolutismo regio, gli individui nascono in uno stato di uguaglianza e libertà naturale, e il potere politico deriva esclusivamente dal consenso dei governati. Per Locke, lo Stato nasce da un contratto sociale con l’unico scopo di garantire, attraverso un giudice imparziale e leggi certe, ciò che preesiste ad esso: la vita, la libertà e, soprattutto, la proprietà.

Questo paradigma giusnaturalista e liberale ha retto per oltre tre secoli, confluendo nelle Costituzioni del Secondo Dopoguerra, largamente ispirate da vecchi principi massonici. Tuttavia, l’attuale fase storica manifesta una sfasatura profonda e ormai insanabile tra l’impianto teorico delle nostre carte fondamentali e la realtà materiale della governance globale. Due fattori concomitanti hanno di fatto superato l’efficacia del modello lockiano: da un lato, la mutazione antropologico-culturale della cittadinanza; dall’altro, l’avvento di un tecnocapitalismo pervasivo le cui logiche procedono a una velocità e con modalità del tutto estranee al diritto scritto.

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Scenari Post-Capitalisti

L’affermazione dell’economia automatizzata gestita da infrastrutture algoritmiche rappresenta una frattura sistemica senza precedenti nella storia dei rapporti di produzione. Nel corso della modernità industriale, la riproduzione del capitale è rimasta vincolata alla necessità di erogare salario alla forza lavoro umana, garantendo un’interdipendenza strutturale tra l’accumulazione di ricchezza e l’impiego demografico delle masse. La transizione verso architetture di calcolo proprietarie e sistemi intelligenti ad alta efficienza dissolve questa correlazione storica: la produzione di valore non richiede più, nei processi primari, la mediazione strutturale del lavoro umano.

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