Israele e il Diritto Naturale

di Giovanni Lazzaretti
13.03.2026

IN COSA SI SOVRAPPONGONO EBRAISMO E ISLAM
Dal 7 ottobre 2023 vediamo ogni giorno in TV Benjamin Netanyahu. Normalmente è in giacca e cravatta, occasionalmente veste abiti più andanti. Il suo aspetto è “occidentale”, ma la sua impostazione politicoreligiosa di occidentale non ha nulla.
Molto più facile accostare la sua impostazione all’Islam che non all’occidente.
Ecco alcuni dei tratti comuni.
* Un Dio unico, non Trino.
* L’assenza della confessione: il battersi il petto per una colpa personale non esiste.
* La convinzione che “Dio è con noi”.
* La non conoscenza del Diritto Naturale.
* Nella non conoscenza del diritto naturale, in particolare la non conoscenza dei concetti della “guerra giusta”.
* La convinzione quindi che si possono liberamente uccidere civili, donne e bambini, purché siano “altri”.
* La convinzione che il nemico sia un intero popolo, negando quindi che ci sia una responsabilità personale.
* La convinzione di una superiorità morale
[Descrivo la “superiorità morale” con le parole di un gruppo ultraortodosso: «La missione del gruppo Israel365 è quella di rafforzare Israele e il suo status unico di leader spirituale e morale dell’umanità promuovendo il significato biblico e spirituale di Israele e costruendo ponti con coloro che condividono i nostri valori basati sulla fede.»]
* L’esistenza di regole alimentari (Kosher / Halal).
* La convinzione che lo Stato Ebraico, come lo Stato Islamico, non abbia nulla sopra di sé, se non Dio. Ma “Dio è con noi”, per cui che problema c’è?

Mi fermo qui.
Ci sono anche molte differenze, ovviamente.

ISRAELE, STATO SBRICIOLATO
In Israele in questo momento non comandano genericamente “i sionisti”, ma i sionisti revisionisti fondati da Vladimir Žabotinskij nel 1923. Furono loro a pretendere come punto imprescindibile la creazione dello Stato Ebraico dal mare al Giordano (o dal mare all’Eufrate, secondo spinte più estreme).
La catena che lega Vladimir Žabotinskij a Benjamin Netanyahu è molto corta, è fatta di un solo anello: l’anello è Benzion Netanyahu, segretario di Žabotinskij, nonché padre e massimo consigliere del figlio Benjamin. È morto a 102 anni nel 2012.
Comandano i sionisti revisionisti, ma Israele non è fatto solo di sionisti revisionisti.
* Ci sono i sionisti socialisti e sostanzialmente atei che hanno governato nello scorso millennio.
* Ci sono gli ultraortodossi sionisti. Sono quelli del ministro Bezalel Smotrich e del ministro Itamar BenGvir, che parlano di uno Stato solo, ebraico, e descrivono esplicitamente la realizzazione di una sorta di ala protettiva ebraica sugli arabi, cittadini senza diritto di voto.
* Ci sono gli ultraortodossi non sionisti, che desiderano la cessazione dello Stato d’Israele come eresia religiosa.
* Ci sono socialisti e pacifisti antisionisti.
* Ci sono arabi di cittadinanza israeliana, per un attimo arrivarono anche in un effimero governo.
* Ci sono i cristiani.
Una situazione magmatica di questo tipo, dove addirittura gruppi diversi frequentano percorsi scolastici diversi, potrebbe stare insieme solo con una Costituzione estremamente inclusiva e dall’impianto sofisticato.
Invece Israele una Costituzione non ce l’ha, sostituita da 14 “Leggi Fondamentali” votate tra il 1958 e il 2018.
L’ultima è quella che dichiara Israele “Stato-nazione del popolo ebraico”: 62 voti favorevoli 55 contrari 2 astenuti 1 assente.
Teniamo quindi presente che le Leggi Fondamentali vengono votate dalla maggioranza politica del momento.
Niente a che vedere con un processo costituzionale come quello della Repubblica Italiana dell’ultimo dopoguerra, dove l’Assemblea Costituente si diede tutto il tempo necessario e votò la Costituzione con 453 voti favorevoli e 62 contrari.
Israele manca anche di un altro elemento essenziale per uno Stato, i confini.
Dove sono i confini d’Israele? Ossia dov’è quel contorno indispensabile all’interno del quale sono valide certe leggi, e all’interno del quale tutti i cittadini hanno pari diritti e pari dignità?
Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano, tutto è terra di conquista senza integrazione dei cittadini.

DEMOCRAZIA E DIRITTO NATURALE
«La differenza fondamentale tra Israele e gli altri è che Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente!». Slogan che si sente spesso.
Certamente in Israele ogni tanto si mette la scheda nell’urna. Come in Iran, del resto. Anche l’Iran è un regime multipartitico.
Ma mettere la scheda nell’urna non rende democratico un regime. Un regime democratico deve agire nel quadro del diritto naturale.
«Se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l’azione politica, […] una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia». Frase di San Giovanni Paolo II che ripeto spesso da vent’anni a questa parte.
Quindi è il diritto naturale che giudica la “democraticità” degli Stati.
E il diritto naturale sta svanendo in tutto l’occidente, trasformato in “occidentalismo”.
In Israele la questione è molto più semplice: lì il diritto naturale non è mai esistito.

OCCUPAZIONI, DISTRUZIONI & DEMOCRAZIA SURREALE
La tragedia del Medio Oriente è sotto gli occhi di tutti: Cisgiordania, Gaza, Iraq, Libano, Siria sono sostanzialmente Stati distrutti e/o in situazione di occupazione.
Si salva la Giordania, ma solo perché i sionisti attualmente al potere la vedono come naturale completamento di Israele: il mandato britannico comprendeva Palestina e Transgiordania, e questa è l’area naturale di espansione di Israele, una volta completata l’operazione Cisgiordania attraverso i coloni. Questa sarà la vera e completa realizzazione del “focolare ebraico”.
Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, nel testo “One Hope” (scritto nel 2017 quando era vicepresidente della Knesset), scriveva così:
«L’erosione strisciante nella decisione di assegnare l’intera Terra di Israele al Popolo ebraico derivò non da considerazioni di giustizia, ma dalla resa alla violenza araba. È così che l’intero territorio a est del Giordano fu strappato via per formare il Regno di Transgiordania, invece di far parte del focolare nazionale ebraico; ed è così che nacque in seguito il piano di spartizione, creando il concetto di due Stati nella Terra di Israele.»
E più avanti fa una proposta che sarebbe comica se non fosse tragica.
«Come già annotato, gli arabi di Giudea e Samaria [Giudea e Samaria = Cisgiordania, NdR] potranno condurre la loro vita quotidiana in libertà e pace, ma non potranno votare per la Knesset israeliana in una prima fase. Ciò preserverà la maggioranza ebraica nelle decisioni all’interno dello Stato di Israele. […] A lungo termine, sarà possibile espandere la componente democratica del piano con un ampio accordo regionale con la Giordania, grazie al quale gli arabi di Giudea e Samaria potranno votare per il Parlamento giordano e così realizzare il loro diritto di voto.»
Democrazia surreale. Realizzare il diritto al voto, ma votando per un Parlamento che non è il tuo.
Avrà un senso (tragico) solo se Israele e Giordania diventeranno una cosa sola (l’area del vecchio mandato britannico), con la Giordania a fare un po’ da “riserva indiana” per i palestinesi.

SEMI DI SPERANZA
Questo è il mondo creato dai sionisti revisionisti. Mi verrebbe da dire “dai sionisti tout-court”, ma quei 55 voti contrari + 2 astenuti sulla Legge Fondamentale di Israele “Stato-nazione del popolo ebraico” sono un seme di speranza.
Forse esistono anche dei sionisti moderati.
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Poi c’è il seme di speranza dei Neturei Karta, ultraortodossi antisionisti. I Neturei Karta desiderano la cessazione dello Stato d’Israele come eresia religiosa: l’ebreo tradizionale si affida alla mano di Dio, non alla forza delle armi; e non affretta la fine dei tempi.
I Neturei Karta immaginano non due Stati, ma un solo Stato. Uno Stato arabo, all’interno del quale gli ebrei avevano sempre vissuto ben prima che arrivassero i sionisti, senza fare del male a nessuno e senza ricevere del male da nessuno. Un rappresentante dei Neturei Karta fu anche ministro in un governo Arafat.
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Seme di speranza è anche un testo del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che ho letto di recente. Testo del 2016, ma è più o meno coevo del citato testo “One Hope” di Smotrich che parla in modo diametralmente opposto.
Per Di Segni il perdono «è essenziale per la sopravvivenza del mondo. L’errore è parte della natura umana e se vi dovesse esistere solo giustizia non vi sarebbe sopravvivenza per gli esseri umani.»
«La vera pace tra esseri umani singoli o tra collettività, istituzioni, Stati, è un processo graduale, che richiede sospensione delle ostilità, riparazione del torto, accordi di buon vicinato, garanzie di non aggressione, stabilimento di comunicazioni e riconoscimento dell’altrui umanità. Da questo può scaturire la convinzione di aver sbagliato prima, e volontà di non continuare a sbagliare dopo. È la consapevolezza dell’errore procurato che fa breccia nel cuore dell’offeso. Ci vuole uno sforzo eroico da entrambe le parti; un antico detto rabbinico insegna: “Chi è il vero eroe? Colui che fa del suo nemico il suo amico”. Ma il nemico qualche sforzo lo deve fare anche lui.»
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Il seme di speranza più importante l’ho visto nel libro di Peter Beinart
Essere ebrei dopo la distruzione di Gaza”. «Molti ebrei trattano uno Stato ebraico come un potere superiore, non obbligato a aderire ad alcun vincolo esterno. Ripetutamente ci viene ordinato di accettare il “diritto di esistere” di uno Stato ebraico. Ma il linguaggio è perverso. Nella tradizione ebraica, gli Stati non hanno un valore intrinseco. Gli Stati non sono creati a immagine e somiglianza di Dio; gli esseri umani lo sono. Gli Stati sono semplici strumenti. Possono proteggere la prosperità dell’uomo, oppure possono distruggerla. Se è quest’ultima cosa che fanno, dovrebbero essere ricostituiti perché abbiano maggiore rispetto della vita umana. La legittimità di uno Stato ebraico – come la santità del popolo ebraico – dipende da come si comporta. È soggetta alla legge, non è una legge in sé.»
Questo è un accettabile brano di diritto naturale.
C’è una legge che giudica lo Stato ebraico, e la legittimità dello Stato ebraico dipende da come si comporta di fronte a questa legge. Non è “una legge in sé”.
Gli esseri umani sono creati a immagine e somiglianza di Dio. Gli Stati no. Sono semplici strumenti.

VISTI I SEMI, PREGHIAMO
Forse mi illudo.
Ma, avendo la certezza che la legge naturale è scritta nel cuore di ogni uomo, spero sempre che, vedendo un seme, quel seme diventi un grande albero.
* Chi ha votato contro la Legge Fondamentale di Israele “Stato-nazione del popolo ebraico” non è uguale a Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir.
* I Neturei Karta non sono uguali a Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir.
* Riccardo Di Segni non è uguale a Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir.
* Peter Beinart non è uguale a Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir

Quindi non ci resta che pregare perché altri semi appaiano e fruttifichino.
Tempo fa un gruppetto aveva aderito a un impegno piccolo e quotidiano: la decina della pace e la preghiera per la pace di San Giovanni Paolo II, composta nel 1991, ai tempi della prima guerra del Golfo. Continuiamo.
Oggi, venerdì 13 marzo, è anche la giornata di preghiera e digiuno per la pace, promossa dalla CEI.

Giovanni Lazzaretti
giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

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