
di Giovanni Lazzaretti, 11.01.2026
GIOVANNI OGGETTO DI “SCANDALO”
Guido & Signora sono due amici importanti. La distanza fa sì che ci vediamo solo occasionalmente, ma sono incontri sempre belli, tanto che me li annoto su un foglio Excel (data, luogo, persone presenti, circostanze) per non scordare nulla di questa storia più che ventennale.
L’8 dicembre Guido è venuto a trovarci a San Martino in Rio, da solo. Chiacchierando di varie cose davanti al buon pranzo della Pratina, a un certo punto è venuto fuori con una frase apparentemente strana: per lui sono oggetto di “scandalo”.
Andiamo a specificare.
Metto in bocca a Guido queste parole, anche se non è ovviamente una citazione letterale.
«Tra i vari amici, ne ho due con caratteristiche simili. Uno sei tu, l’altro è Massimo. Vi stimo allo stesso modo, entrambi studiate le vicende storiche in profondità, entrambi siete aggiornati sugli eventi, siete cattolici praticanti, siete cattolici non progressisti. Entrambi scrivete articoli. E quando scrivete di Russia e Ucraina arrivate a conclusioni che non sono semplicemente differenti, ma sono diametralmente opposte. Questo per me è uno scandalo».
Con la parola “scandalo” Guido non sta indicando una cosa che gli fa ribrezzo. È tornato al significato primordiale di “pietra di inciampo”: c’è un problema nel quale inciampa e che non ha soluzione.
«Come è possibile che due teste stimabili, con formazione simile, davanti agli stessi dati, giungano a conclusioni opposte?»
Un bel problema per Guido. Un bel problema anche per me, perché non saprei dare una risposta. Evidentemente le similitudini che Guido elenca non sono sufficienti a definire in toto una persona. Che so, anche solo il fatto che Massimo sia un filosofo (credo, non sono certo) e io sia un ingegnere può portare a percorsi differenti.
Comunque il fatto mi dà l’occasione per ripercorrere in toto la guerra d’Ucraina: forse non risolverò lo scandalo di Guido, ma gli darò un sunto utile per ragionarne ancora.
Partirò da lontano.
SONO UN OCCIDENTALE. COS’È UN OCCIDENTALE?
La percezione di me stesso è quella di essere un “occidentale”. Un ingegnere occidentale, se questo può aiutare.
Se andate su Internet, troverete che la definizione di “occidente” non è univoca. Anche senza approfondire, potete accontentarvi del minestrone proposto da Wikipedia, in una varietà di opinioni che arriva a tirare dentro anche Taiwan e Corea del Sud come “occidentali”.
In questa non uniformità di vedute, mi permetto anch’io di dare una definizione.
Occidentale è un tizio che vive in Europa, ma non in qualunque posto dell’Europa: l’Europa che rimase legata a Roma nel 1054, al momento dello Scisma d’Oriente.
Da quel momento (momento certificato al 16 luglio 1054, ma naturalmente preceduto da una lunga fase preparatoria) cessa l’identificazione dell’Europa come unica Cristianità.
Poi certamente, rispetto alla cartina delle origini, la storia provvede a cambiare delle cose, quanto meno in Puglia, Calabria e Sicilia.
Vivo inoltre in quella parte d’Europa che non subì lo scisma di Lutero, 1517, né quello di poco successivo di Enrico VIII in Inghilterra.
Credo nel diritto naturale: ad esso cerco di conformare la mia vita, e con esso giudico le istituzioni che ci governano.
Attendo che l’Europa torni a respirare a due polmoni, come disse San Giovanni Paolo II: sono infatti convinto che l’occidentale, pur avendo conservato la cosa fondamentale, ossia l’unione con Roma, abbia perso una serie di cose; quanto meno la “pazienza liturgica” che è evidente negli europei orientali.
Questa definizione di occidentale (europeo che vive in un certo settore di Europa + fedele al diritto naturale, o ai princìpi non negoziabili, per usare le parole di Benedetto XVI + rispettoso dell’oriente e desideroso di un’Europa a due polmoni) verrebbe naturalmente rigettata dai più.
Il già citato minestrone di Wikipedia elenca come elementi di una possibile definizione di occidente: competizione politica ed economica (pluralismo), metodo scientifico, Stato di diritto, medicina moderna, consumismo/capitalismo, etica protestante del lavoro; più avanti tira in ballo un diverso elenco: Stato di diritto, riconosciuta tolleranza per le minoranze, parità tra i sessi, liberismo economico e liberalismo politico, talora socialismo democratico, multipartitismo, libertà di espressione, di movimento e di organizzazione sindacale.
Tutto questo, nell’ottica della mia definizione di occidente, non definisce “l’occidente”, ma “l’occidentalismo”. Ossia un’ideologia.
L’elenco-minestrone che ho trascritto non vale nulla (sottolineo la parola “nulla”) se a capo di tutto non c’è il diritto naturale. La democrazia delle schede nell’urna è un ragionevole metodo di gestione della cosa pubblica purché i princìpi non negoziabili siano rispettati.
Un’Europa che pone l’aborto come diritto fondamentale ha già violato lo Stato di diritto. Un liberismo economico fondato sulla moneta-debito ha già travolto ogni competizione economica. Una competizione politica dove i partiti subiscono vincoli esterni di bilancio si trasforma in appiattimento politico (la gente lo intuisce, e non vota). Tolleranza per le minoranze: basta guardare il periodo del covid per rendersi conto che la tolleranza non esiste. E si potrebbe continuare.
Il sottoscritto, in quanto occidentale, è in grado di valutare i partiti in base al diritto naturale. Può quindi anche scegliere il meno peggio, ossia scegliere di votare chi farà meno danni ai princìpi non negoziabili. Ma è un voto di non-appartenenza: forse ti voto, ma certamente non ti amo.
NELL’OCCIDENTALISMO C’È UN SETTORE A PARTE
L’occidentalismo è quindi un’ideologia. Quando sento citare “i nostri valori”, mi viene il voltastomaco. Chi vìola i princìpi non negoziabili di valori non ne ha più. Crede di averli. Del resto ogni ideologia “crede” al nulla, non avendo niente sopra di sé a giudicarla.
All’interno dell’occidentalismo c’è però un settore a parte, quello che si è autodefinito come “i Cinque Occhi”. Trascrivo da Wikipedia.
I Cinque Occhi (Five Eyes in inglese, acronimo: FVEY) è un’alleanza di sorveglianza che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Questi paesi fanno parte dell’accordo UKUSA, un trattato di cooperazione congiunta in materia di intelligence dei segnali.
Cos’hanno in comune questi 5 Stati? Matrice anglosassone, una sostanziale assenza di confini terrestri (i confini con Messico e Eire non costituiscono pericolo), potenze di mare, luoghi dove la guerra sostanzialmente non entra. Sono invece esportatori di guerre.
L’occidentalismo globale è guidato da questa particolare fetta di occidentalismo anglosassone.
Naturalmente sempre in nome dei “nostri valori”.
Questa fetta dell’occidentalismo ha sostanzialmente il controllo del sistema finanziario, del sistema mediatico, del sistema militare, del sistema sanitario, del sistema scientifico.
L’HO PRESA DA LONTANO
L’ho presa da lontano, visto che lo scopo è di aiutare Guido nel gestire il suo “scandalo”.
Questa mia immagine di persona occidentale calata in un mondo occidentalista (un mondo che porta i suoi confini fino a Taiwan, che odia il diritto naturale, che disprezza l’oriente) può essere un primo aiuto.
Quando cadde il muro di Berlino nel 1989, la mia speranza era quella di San Giovanni Paolo II: che il polmone occidentale si riconnettesse col polmone orientale.
Accadde invece qualcosa di diverso: l’occidentalismo ha inglobato via via in sé i luoghi dell’oriente europeo, permeandoli dei suoi disvalori.
I gestori del mondo hanno in testa, da almeno due secoli, una mappa sul tipo del Risiko: un mondo dove la Russia non esiste.
Esiste un’immensa Ucraina, assieme a Stati inverosimili come Čita, Jacuzia, Kamchatka, Siberia, Urali.
Perché c’è questo fastidio permanente verso la Russia? Perché, immagino, la Russia è l’antitesi dei Cinque Occhi.
Potenza di terra, con sbocchi al mare complicati e asfittici, con migliaia di chilometri di frontiere da gestire, con una densità di popolazione modesta, con una “non propensione” coloniale, visto che la loro terra contiene tutto ciò che serve ai bisogni essenziali della popolazione.
La Russia deve sparire perché l’occidentalismo se la possa mangiare foglia a foglia, come un carciofo, come è già accaduto con ex Jugoslavia, ex Patto di Varsavia, ex URSS.

LA FINE DELL’UNIONE SOVIETICA, LA NASCITA DELLO STATO UCRAINO
Un democristiano come il sottoscritto, abitante in un paesino a maggioranza assoluta comunista, non poteva che essere contento della fine dell’Unione Sovietica.
Ma era la contentezza dell’insipiente.
Dovevo essere contento della caduta del comunismo, ma (se allora ne avessi avuto sentore) avrei dovuto meditare in quale modo insano veniva disgregata l’Unione Sovietica.
Le repubbliche ex sovietiche non erano degli Stati: non avendo un esercito proprio, una politica estera propria, una moneta propria, erano semplicemente delle divisioni amministrative dotate del nome pomposo di “repubblica”.
In particolare l’Ucraina come noi l’immaginiamo non era mai esistita nella storia.
Non confondiamo il popolo ucraino, la lingua ucraina, la cultura ucraina (che esistono da secoli) con un confine ucraino (che non è mai esistito).
Verso la fine del XVIII secolo troviamo Leopoli (attuale Ucraina) sotto il Regno d’Ungheria, Kiev (attuale Ucraina) sotto l’Impero Russo, Odessa (attuale Ucraina) sotto l’Impero Ottomano, l’area tra i fiumi Dnepr e Dnestr sotto il regno di Polonia.
Nessun dubbio che esistano gli Ucraini, nessun dubbio che esista un “concetto di Ucraina”, ma al contempo c’è la certezza dell’inesistenza di un confine ucraino. E questa realtà magmatica che ho fotografata alla fine del XVIII secolo continua fino al XX secolo.
Un’effimera esistenza di uno Stato ucraino si realizza nella fase turbolenta della prima guerra mondiale che volge alla fine e della rivoluzione bolscevica che muove i primi passi. Poi l’Ucraina finisce nell’Unione Sovietica e ne seguirà in toto la storia.
All’interno dell’URSS l’Ucraina riceve i suoi confini, confini amministrativi: c’è un’Ucraina iniziale, più qualche annessione successiva. L’ultima annessione è la Crimea, che le viene donata (amministrativamente donata) da Kruscev nel 1954.
La fine dell’URSS, abbinata allo sciagurato automatismo “divisione amministrativa = Stato sovrano”, non poteva che portare a contenziosi violenti. Sulla Crimea in primis, la cui cessione venne contestata come incostituzionale dal parlamento della Federazione Russa già nel 1992.
La Crimea rimase all’interno dell’Ucraina, ma con un suo parlamento e con una sua forma di autonomia.
COME È COMPOSTA L’UCRAINA
L’ambiente occidentalista, essendo ideologia, ha sempre la convinzione che la gente desideri ardentemente diventare occidentalista.
Le elezioni in Ucraina smentiscono questa idea.
Comunque la si voglia rigirare, quando un candidato filorusso può presentarsi, riceve il sostegno della maggioranza della popolazione (russi, russofoni, russofili).
Ricordiamo qualche momento emblematico.
Nel 2004 si svolgono le elezioni presidenziali. Vanno al ballottaggio del 21 novembre 2004 il primo ministro in carica Viktor Yanukovych (filo-russo) e il capo dell’opposizione Viktor Yushchenko (filo-occidentale).
Vince Yanukovich, ma i sostenitori di Yushchenko e osservatori internazionali indicano le elezioni come truccate. Inizia la “rivoluzione arancione” che convince la Corte Suprema a ripetere il ballottaggio. Stavolta vince il filo-occidentale Yushchenko.
Nel 2010 nuove elezioni. Il filo-russo Yanukovich si ripresenta e batte la filo-occidentale Julija Tymoshenko.
Stavolta ci sono gli osservatori dell’OSCE/ODIHR(7) e del Consiglio d’Europa, le elezioni vengono dichiarate regolari e trasparenti, e Yanukovich può governare.
(Personalmente sono convinto che anche nel 2004 la vittoria di Yanukovych fosse regolare. Noi siamo infatti sempre pronti a credere alle denunce di “brogli”, nella convinzione che i cattivi che dicono le bugie sono sempre “gli altri”. Ma basta ricordare la bugia del 2003 di Colin Powell sull’Iraq, che portò a 1 milione di morti, per rendersi conto che anche gli occidentalisti sanno dire bugie.)
Che si guardi alle elezioni 2004 vinte dal filo-occidentale, che si guardi alle elezioni 2010 vinte dal filo-russo, il dato di fatto è un’Ucraina divisa a metà tra due diverse “vocazioni”.
Metà. Non quindi una minoranza russa in Ucraina, ma una maggioranza russa-russofona-russofila.
Maggioranza che nel 2010 espresse il presidente Yanukovich regolarmente e democraticamente eletto.
LE SCELTE DEMOCRATICHE NON PIACCIONO AGLI OCCIDENTALISTI
Yanukovych nel 2013, di fronte alla crisi finanziaria dell’Ucraina, sceglie di non legarsi a prestiti occidentali, ma opta per le proposte di finanziamento della Russia.
Una propensione naturale del presidente filo-russo? Può anche essere. Ma soprattutto una scelta finanziariamente saggia: un finanziamento da uno Stato a un altro Stato non è la stessa cosa di un finanziamento da un’Istituzione a uno Stato.
Un finanziamento russo ti pone in area d’influenza russa, ma un finanziamento occidentale ti pone in balia di istituzioni che vorranno poi intervenire sulla politica interna per il ripianamento del debito stesso. Prima il debito, poi le ristrutturazioni del debito, poi lacrime e sangue per la popolazione, per ripianare il debito o per renderlo eterno. Grecia docet.
La democrazia però è valida solo se porta a scelte occidentaliste.
Stavolta Yanukovych deve subire non la rivoluzione arancione del 2004 (non violenta), ma la violenta rivoluzione di Maidan: viene deposto e deve riparare in Russia.
Le zone a più alta concentrazione russa (Crimea, Donetsk, Lugansk), constatato che non era possibile essere rappresentate in Ucraina per via democratica, tentano la secessione.
La Crimea ce la fa, avendo già un suo parlamento e una certa autonomia che le consente una rapidità decisionale. Donetsk e Lugansk tentano il referendum separatista, ma vengono stoppati dall’intervento militare. Intervento militare ucraino su cittadini ucraini.
Inizia così la guerra del Donbass 2014-2022 che porterà alla devastazione del territorio orientale.
La presidenza dell’Ucraina viene presa prima da Poroshenko, poi da Zelensky. Ma in entrambe le elezioni un candidato filorusso non c’è. Per i russi-russofoni-russofili c’è solo l’inesistenza politica o la repressione armata.
Sintetizzo.
- L’Ucraina, se avesse accettato la via democratica, sarebbe entrata in zona d’influenza russa attraverso le democratiche scelte fatte dal presidente Yanukovych democraticamente eletto. (Insisto tre volte sul “democratico”).
- In alternativa avrebbe potuto diventare uno “Stato mite”, né occidentale né orientale, neutrale e rispettoso di questa “minoranza” russa-russofona-russofila talmente grossa di dimensioni da essere una maggioranza.
- Ha scelto di diventare uno stato nazionalista ucraino, non rispettoso della maggioranza dei suoi cittadini, della loro lingua e della loro cultura. Otto anni di guerra civile (2014-2022), nel silenzio generale.
I TENTATIVI DI PACE PER IL DONBASS
In mezzo a questi 8 anni di guerra civile ci sono stati gli accordi di Minsk. Un primo protocollo nel 2014, un secondo protocollo nel 2015. Qui sarebbe bene rileggere il mio articolo del 2022, ma mi accontento di una breve sintesi.
L’accordo Minsk II dell’11 febbraio 2015 era firmato dall’Ucraina (come colpevole del colpo di Stato e causa scatenante della guerra del Donbass), dalla Russia (come protettore armato di Donetsk e Lugansk e quindi coinvolta nella guerra), da Francia & Germania (principali Stati europei, ipotetici mediatori).
Prevedeva
- una fascia di sicurezza demilitarizzata a protezione del Donbass (50 – 70 – 140 km secondo le tipologie di armamento)
- elezioni e creazione dell’autonomia di Donetsk e Lugansk
- attivazione degli aiuti umanitari per il Donbass
- ripristino delle relazioni sociali, in particolare del pagamento delle pensioni (il governo di Kiev finanziava la guerra al Donbass anche non pagando le pensioni a “loro”, a quelli dell’est)
- nuova Costituzione con il riconoscimento delle autonomie
- diritto all’autodeterminazione della lingua russa.
Gli accordi di Minsk non vennero mai applicati.
Il presidente Poroshenko infatti non rispondeva ai mediatori europei, ma alla statunitense Victoria Nuland, gestore della rivolta di Maidan; quella Victoria Nuland che nel 2014 aveva garbatamente invitato l’Unione Europea a fottersi («Fuck the EU») per quanto riguardava la gestione dell’Ucraina.
Minsk II rimase sulla carta.
Carta che però è importante per capire le responsabilità, per capire ciò che Kiev stava facendo al Donbass.
SCOPPIA LA GUERRA VERA
8 anni di guerra sui russi-russofoni-russofili sono un continuo “tirare a cimento” la pazienza russa.
Nel luglio 2021 avviene poi un fatto estremamente pesante.
Vengono realizzate manovre congiunte col nome simbolico “Three Swords” Ucraina, Polonia, Lituania (e Stati Uniti). Tre Spade da piantare nel cuore russo.
Si svolgono sul suolo ucraino e sono preparatorie all’adesione dell’Ucraina alla NATO. Ossia sono l’affossamento definitivo degli accordi di Minsk che pure l’Ucraina aveva firmato.
Poi dal 12 al 21 febbraio 2022 l’OSCE, che sta gestendo dal 2014 una missione di monitoraggio nelle zone di Donetsk e Lugansk, registra(5) un aumento abnorme di attacchi sulle aree a maggioranza russa.
È l’ultimo atto, di fronte al quale la Russia non può attendere oltre: operazione speciale, guerra.
Guerra che poteva chiudersi in tempi brevi, posto che gli accordi di Minsk erano sempre lì a descrivere cosa c’era da fare in concreto.
Ma agli occidentalisti la guerra sul suolo altrui piace sempre (Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Iran), così la guerra che poteva essere breve diventa infinita.
PROPAGANDA
Da quel momento, 22 febbraio 2022, viviamo immersi nella propaganda.
Se si ascoltano i TG, la guerra d’Ucraina è una stranissima guerra dove sembra che si spari solo in una direzione. Da una parte si leggono articoli sulla Russia che avrebbe perso 1 milione di uomini, dall’altra si ascoltano servizi televisivi che parlano solo di spari da oriente verso occidente.
La propaganda non va ascoltata, ovviamente.
Ciò che accade in Ucraina lo potremo faticosamente studiare solo dopo, a guerra conclusa.
Spero solo si sia capito che non si tratta di una guerra di “buoni contro cattivi”, ma di una guerra nella quale gli occidentalisti hanno tirato a cimento la Russia fino all’esito inevitabile.
Le guerre della Russia del XXI secolo sono tutte legate a faccende di confine, in zone in cui minoranze russe sono vessate dai nazionalismi generati dalla balorda dissoluzione dell’URSS.
Con questo voglio dire che Putin ha ragione?
No, voglio solo dire che l’occidentalismo ha torto. Ama la guerra, la genera e la mantiene ogni volta che ne capita l’occasione.
L’occidentalismo ha torto, e pertanto sarebbe necessario ascoltare anche le ragioni della Russia.
Gli Stati Uniti ci tengono tanto alla loro fascia di protezione da non tollerare nemmeno uno staterello ostile come Grenada, invasa nel 1983. Adesso chiedono addirittura la Groenlandia per la loro sicurezza.
Questo vale anche per la Russia. Una fascia neutrale comprendente Finlandia, paesi baltici, Bielorussia, Ucraina, era la soluzione logica dettata dalla geografia.
La realtà è stata la cooptazione nella NATO di tutto il possibile, tentando di cooptare nella NATO anche l’Ucraina dove la maggioranza della popolazione aveva dato il voto al presidente filo-russo.
LO SCANDALO DI GUIDO NON È RISOLTO
Lo scandalo di Guido non è risolto con questo mio percorso, che ripropone in forma sintetica cose che ho già scritto per esteso in passato.
Però così è.
Le idee, com’è noto, non si “cambiano” ma faticosamente si “plasmano”.
(«Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione», frase attribuita al poeta e diplomatico James Russell Lowell. Va però integrata con un’altra frase: «Solo gli ignoranti cambiano facilmente opinione».)
Studio l’occidente e l’occidentalismo da 30-40 anni, le mie idee possono arricchirsi e ampliarsi con nuove letture, ma difficilmente possono cambiare in modo radicale.
Guido deve quindi rassegnarsi ad avere un amico fatto così.
- Sono convinto che l’alleanza anglo-occidentalista dei Cinque Occhi non ci ama, e noi europei dobbiamo seguire una via diversa dalla loro.
- Sono convinto che un’Europa che ha buttato a mare il diritto naturale non può che amare la guerra e stare sottomessa al mondo anglofono.
- Sono convinto che non esiste un “oriente cattivo” a fronte di noi buoni coi “nostri valori”. I nostri valori non esistono quando manca il diritto naturale.
- Sono convinto che in questa guerra c’è una sola certezza: l’occidentalismo è colpevole (rivoluzione di Maidan, fine della democrazia in Ucraina, oppressione del Donbass, incitamento della Russia alla guerra con azioni continue e mirate, boicottaggio degli accordi di Minsk, boicottaggio dei percorsi di pace del 2022).
- Dire che l’occidentalismo è colpevole non significa dire che la Russia sia innocente. A ognuno le sue colpe. Ma per dare a ognuno le sue colpe bisogna ascoltare anche le ragioni della Russia, totalmente oscurate dalla propaganda.
Credo quindi che l’uomo di buona volontà, constatata la povertà occidentalista di valori e di idee, debba fare lo sforzo di ascoltare anche le ragioni della Russia: qualche discorso di Putin, qualche comunicato dell’ambasciata russa in Italia, qualche discorso russo all’ONU.
È ragionevole, avendo constatato che l’Ucraina non sa gestirsi come “Stato mite”, che le zone a stragrande maggioranza russa vadano con la Russia. E la rimanente Ucraina, data la sua posizione geografica, non potrà che scegliere di vivere come Stato neutrale e rispettoso delle minoranze.
In alternativa c’è la spada di Damocle della guerra perpetua.
CROSETTO
Ogni tanto mi arrivano dei video brevi di Facebook. Se ho tempo, li guardo.
Mi è arrivato un intervento di Crosetto che suonava circa così: «Cosa direste se l’Austria, visto che in Alto Adige parlano prevalentemente tedesco, decidesse di invadere Bolzano? E se un’ipotetica grossa Austria si mettesse a bombardare Roma, Palermo, Milano e Napoli?»
Crosetto è Ministro della Difesa.
Con quella frase indica che ha perso ogni contatto con la storia e con la geografia.
Anche io ho tirato spesso in ballo l’Alto Adige – Sud Tirolo, ma semplicemente come esempio di come deve comportarsi uno Stato mite.
L’Italia a guida democristiana, constatata la pazzia dello Stato sabaudo di pretendere il Sud Tirolo dopo la prima guerra mondiale, constatato che il fascismo agì per far sparire l’identità sudtirolese, fece ciò che era in suo potere: garantì l’autonomia linguistica e culturale e destinò al Sud Tirolo una barca di soldi, in modo che stare in Italia fosse una cosa allettante.
Ma le zone russe-russofono-russofile dell’Ucraina non sono l’Alto Adige: sono talmente vaste da essere la maggioranza del paese (hanno democraticamente eletto il filo-russo Yanukovich, non dimentichiamolo).
Dobbiamo quindi immaginare non il piccolo Alto Adige, ma un ipotetico Alto Adige che si estende su tutto il Nord Italia + la Toscana.
Supponiamo che questo immenso Alto Adige riesca a eleggere un suo presidente a Roma.
Supponiamo che a Roma, invece di accettare l’esito democratico, facciano la rivoluzione di Piazza del Popolo per deporre il presidente.
Supponiamo che, deposto il presidente, l’Italia mandi l’esercito e i miliziani a bombardare i propri cittadini del nord (questo è accaduto nel 2014-2022 in Ucraina: non a nord, ma a est nel Donbass; la sostanza non cambia).
Trovereste strano che questi cittadini del nord non siano contenti degli eventi e desiderino una secessione?
Trovereste strano che questi cittadini desiderino l’aiuto di un potente Stato estero?
I paragoni, ovviamente, sono improponibili. Ma il paragone l’ha fatto Crosetto in un dibattito con Travaglio, e quindi ci tengo a correggere la sua visione erronea.
Chi si dimentica gli anni 2004-2022 (e in particolare il periodo 2014-2022) non può capire la guerra attuale d’Ucraina.
E MASSIMO?
Caro Guido, questo sono io.
Massimo avrà un’altra visione. L’avrà scritta in vari testi, e potrai confrontarli con questa mia sintesi.
Dopo di che si può convivere ugualmente, accettando che l’imperfezione umana possa generare visioni del mondo differenti a partire dagli stessi dati.
Oppure accettando che un ingegnere non ragioni come un filosofo, e un filosofo non ragioni come un ingegnere.
Se Massimo è un cattolico non progressista, concorderà comunque su un dato di fondo: la Francia sono “quelli dell’aborto in Costituzione”, la Gran Bretagna sono “quelli di Charlie Gard”.
Pessimi soggetti dai quali non c’è da aspettarsi nulla di buono.
Men che meno la pace.
Giovanni Lazzaretti
giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com












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