PNRR, Keynes aveva ragione?

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta il più grande sforzo di investimento pubblico in Italia dal dopoguerra a oggi. Spesso, però, il dibattito si perde in tecnicismi o formule complesse. Qui analizziamo alcuni concetti chiave per poi immergerci nella sintesi delle finalità del piano e del suo stato di attuazione.

Da un punto di vista strettamente teorico, il PNRR rappresenta un interessante esperimento di contaminazione tra due modelli economici storicamente differenti, destinato ad avere una eco nell’altro grande progetto, ReArm Europe:

La Leva Keynesiana: L’origine del fondo risponde a una logica tipicamente keynesiana. Davanti a una crisi recessiva (la pandemia), lo Stato e le istituzioni pubbliche intervengono iniettando enormi quantità di liquidità nell’economia per stimolare la domanda aggregata, finanziare grandi opere infrastrutturali e sostenere l’occupazione, sostituendosi momentaneamente all’inutile capitale privato paralizzato dall’incertezza. Per la prima volta, inoltre, questa leva viene attivata tramite l’emissione di debito pubblico comune europeo.

Il Quadro Ordoliberista: Questo massiccio intervento pubblico non avviene però senza vincoli, ma viene rigorosamente inserito e regolamentato all’interno dell’architettura ordoliberista che caratterizza, per il momento, i trattati europei. L’ordoliberismo prevede che lo Stato debba stabilire regole rigide, garantire la stabilità monetaria e favorire il buon funzionamento del mercato e della concorrenza, senza distorcerli. Il PNRR riflette questa impostazione: l’erogazione del denaro è subordinata per legge all’attuazione di precise riforme strutturali orientate al mercato (es. liberalizzazioni, riforme della concorrenza, efficienza della giustizia) e i fondi sono rigidamente vincolati a investimenti di medio-lungo periodo capaci di incrementare la produttività complessiva del sistema, escludendo interventi di pura assistenza o spesa corrente a deficit.

Come si finanzia l’Unione Europea?

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’Unione Europea non ha un sistema di tassazione diretta sui cittadini. Il bilancio ordinario dell’UE si basa sulle cosiddette “Risorse Proprie”, che provengono da quattro canali principali cui si è aggiunto, ultimo ma indispensabile, il finanziamento tramite emissione di titoli:

  • Contributo sul Reddito Nazionale Lordo (RNL): Ogni Stato versa una quota proporzionale alla ricchezza complessiva del proprio Paese. È la voce principale e copre più del 50% del bilancio UE.
  • Contributo basato sull’IVA: Gli Stati membri versano all’UE una percentuale uniforme (fissata allo 0,30%) della loro base imponibile IVA nazionale armonizzata.
  • Dazi doganali: Le tasse applicate sulle merci che entrano nell’Unione Europea da Paesi extra-UE (come Cina o Stati Uniti) vengono versate a Bruxelles per il 75%, mentre il 25% resta allo Stato che le riscuote come rimborso spese.
  • Contributo sulla plastica: Introdotto di recente, consiste in un prelievo di 0,80 euro per ogni chilogrammo di rifiuti di imballaggio in plastica non riciclata prodotto da ciascuno Stato.
  • Emissione di Titoli di debito europeo sostenuta dagli stati membri

In cosa consiste il PNRR?

Il PNRR è il programma con cui l’Italia declina concretamente il Next Generation EU (NGEU), il fondo straordinario da 750 miliardi di euro (prezzi 2018) istituito dall’Unione Europea nel 2020 per rispondere alla crisi economica e sociale causata dalla pandemia di COVID-19. Il PNRR non finanzia la spesa pubblica corrente (come stipendi o bonus), ma è un piano strategico che vincola i fondi a due binari paralleli: investimenti strutturali (opere pubbliche, infrastrutture, tecnologie) e riforme sistemiche (semplificazione delle leggi, digitalizzazione della pubblica amministrazione, efficienza dei tribunali).

Sovvenzioni e prestiti: quanto va rimborsato e quando?

Il pacchetto totale destinato all’Italia (pari a circa 194,4 miliardi di euro dopo le ultime rimodulazioni europee) è diviso in due categorie con regole macroeconomiche differenti:

  • Fondo perduto (Sovvenzioni): Circa 71,8 miliardi di euro. Questi fondi sono trasferiti direttamente all’Italia e non devono essere restituiti dal bilancio dello Stato italiano. Sarà l’Unione Europea a ripagare i mercati finanziari tra il 2028 e il 2058, attingendo alle nuove “risorse proprie” introdotte o in via di definizione (come le tasse sulle emissioni di carbonio alla frontiera e i prelievi sulle multinazionali del digitale).
  • Prestiti: Circa 122,6 miliardi di euro. Questi fondi costituiscono un vero e proprio debito che l’Italia ha contratto con l’UE. Il vantaggio risiede nei tassi di interesse estremamente bassi, equivalenti a quelli ottenuti dall’UE sui mercati finanziari grazie alla sua massima affidabilità creditizia (tra il 2.5% ed il 3.2% annuo). La restituzione di questi prestiti avverrà gradualmente, con scadenze a lungo termine estese fino al 2058.

Quali obiettivi si è proposta di raggiungere l’Italia?

L’Italia ha strutturato il piano attorno a 6 grandi aree di intervento, chiamate “Missioni”, per colmare i ritardi storici del Paese:

Missione 1 – Digitalizzazione e Competitività

Digitalizzazione della PA Alla misura sono destinati 613 milioni di euro, rivolti a circa 16.000 amministrazioni tra Comuni e Scuole, con l’obiettivo che entro giugno 2026 almeno l’80% adotti modelli standard di sito istituzionale. I soggetti attuatori sono i Comuni stessi, con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD) come coordinatore nazionale.

Facilitazione digitale ai cittadini Attraverso circa 3.000 punti di facilitazione digitale, la misura punta a coinvolgere almeno 2 milioni di cittadini in iniziative di formazione. I soggetti attuatori sono le Regioni e le Province autonome, che hanno firmato i rispettivi Piani operativi.


Missione 2 – Transizione Ecologica

Impianti di riciclo della plastica Al 30 giugno 2025 risultano avviati 54 impianti su 75 previsti, con una concentrazione in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio e Puglia. I beneficiari che hanno già ricevuto il 100% dei fondi sono Priamus Ecologica (Abruzzo), Seruso Spa (Lombardia) e Gobbo Stefano & C. Srl (Veneto).

Energie rinnovabili ed efficienza energetica Sono stati avviati numerosi progetti di energie rinnovabili con installazioni di impianti solari ed eolici, e iniziative per l’efficienza energetica negli edifici pubblici e privati. I beneficiari principali sono imprese private, Comuni e soggetti del settore edilizio.


Missione 3 – Infrastrutture per la Mobilità

Questa è la missione con i contratti di importo più elevato. Le tre opere più rilevanti per valore sono: l’Alta Velocità Salerno–Reggio Calabria (oltre 14 miliardi), il Nodo di Genova e il Terzo Valico dei Giovi (8,7 miliardi) e l’Alta Velocità Verona–Padova (6,7 miliardi).

Il principale beneficiario/appaltatore è RFI (Rete Ferroviaria Italiana, Gruppo FS), che ha assegnato i contratti operativi in larga parte a Webuild (ex Salini Impregilo). Il Gruppo Webuild è attualmente impegnato su 19 grandi progetti infrastrutturali nelle regioni del Sud Italia, impiegando 8.100 persone tra diretti e indiretti e coinvolgendo 5.400 fornitori.

In totale, circa 24,7 miliardi del PNRR sono destinati alla rete ferroviaria al Sud, nell’ambito dei 31,46 miliardi riservati alla missione “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”.


Missione 4 – Istruzione e Ricerca

Asili nido Il beneficiario diretto è la rete dei Comuni italiani. Con il decreto del novembre 2024 sono stati finanziati ulteriori 64 asili nido per un importo complessivo di 40,8 milioni di euro, di cui il 55% destinato ai Comuni del Mezzogiorno.

Università e dottorati Il beneficiario istituzionale è il sistema degli Atenei pubblici. Il Ministero dell’Università ha firmato decreti per la ripartizione di 225 milioni di fondi per l’anno accademico 2024/2025, con borse di dottorato estese per la prima volta anche alle istituzioni AFAM.


Missione 5 – Inclusione e Coesione

Con uno stanziamento totale di circa 29,83 miliardi di euro, la Missione ha l’obiettivo di sostenere l’empowerment femminile e l’imprenditorialità delle donne, incrementare le prospettive occupazionali dei giovani, promuovere la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, e intervenire sul riequilibrio territoriale e lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne.


Componente 1 – Politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione

Il progetto centrale è il Programma GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori).

Dispone di risorse pari a 4,4 miliardi di euro. Entro il 2025 punta a coinvolgere 3 milioni di beneficiari, di cui 800.000 in attività formative e 300.000 in percorsi legati alle competenze digitali. GOL è attuato dalle Regioni e Province autonome sulla base dei rispettivi Piani regionali; il Ministero del Lavoro ne è titolare, ANPAL svolge il coordinamento.

I target prevedono che almeno il 75% dei beneficiari rientri in categorie vulnerabili: donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30, lavoratori over 55 e working poor.

A GOL si affianca il Piano Nuove Competenze e il potenziamento dei Centri per l’Impiego: le risorse complessive del programma GOL ammontano a 5,454 miliardi, cui si aggiungono 600 milioni per il rafforzamento dei Centri per l’impiego.

I beneficiari diretti sono i lavoratori disoccupati o in transizione, mentre i soggetti attuatori sono le Regioni, gli enti di formazione accreditati e i Centri per l’Impiego.


Componente 2 – Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore

Il progetto di maggiore impatto territoriale è la Rigenerazione urbana (Investimento 2.1).

Nella versione rimodulata del PNRR la Componente 2 vale complessivamente 8,3 miliardi (ridotti rispetto agli 11,2 originari), con 2 miliardi specificamente destinati ai progetti di rigenerazione urbana gestiti dal Ministero dell’Interno.

I Comuni con più di 15.000 abitanti hanno potuto accedere a contributi per interventi di riqualificazione di spazi e strutture pubbliche, manutenzione di edifici esistenti, rimozione di opere abusive e miglioramento dei servizi sociali, culturali ed educativi. Al 2025 una parte significativa dei fondi è già stata assegnata.

I beneficiari diretti sono i Comuni (soggetti attuatori), coordinati dal Ministero dell’Interno tramite la piattaforma ReGiS. Ancora ad agosto 2025 il Ministero dell’Interno continuava a emanare istruzioni operative ai Comuni beneficiari, segno che l’iter di rendicontazione era ancora in corso.

Rientrano in questa componente anche:

  • Piano Nazionale per l’Housing Sociale e riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica (“Sicuro, Verde e Sociale”, 2 miliardi dal Fondo complementare)
  • Sport e inclusione sociale: interventi su impianti sportivi in aree svantaggiate, con i Comuni come soggetti attuatori
  • Servizi sociali e Terzo Settore: finanziamenti a Comuni e organizzazioni del Terzo settore per servizi alle famiglie fragili

Componente 3 – Interventi speciali per la coesione territoriale

Con uno stanziamento di 4,21 miliardi, questa componente prevede interventi speciali su: aree interne del Paese, valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie, potenziamento degli strumenti di contrasto alla dispersione scolastica nel Mezzogiorno, e miglioramento delle infrastrutture nelle Zone Economiche Speciali (ZES).

I beneficiari principali sono le Regioni del Sud, i Comuni delle aree interne, i soggetti del Terzo settore che operano contro la povertà educativa e le imprese insediate nelle ZES.


Quadro riassuntivo Missione 5

ComponenteBudgetProgetti chiaveBeneficiari
C1 – Lavoro~4,4 mld (GOL) + 600 mln (CPI)Programma GOL, Piano Nuove CompetenzeLavoratori vulnerabili, Regioni, enti formativi
C2 – Infrastrutture sociali8,3 mldRigenerazione urbana, housing sociale, sportComuni >15.000 ab., Terzo settore
C3 – Coesione territoriale4,21 mldZES, beni confiscati, aree interne, scuole SudRegioni Sud, Comuni aree interne, imprese ZES

Missione 6 – Salute

Case della Comunità e ospedali di comunità Gli ambiti in cui i finanziamenti del PNRR hanno attecchito di più a livello locale sono la sanità (Case della Comunità), la digitalizzazione, le infrastrutture scolastiche e la mobilità. I beneficiari sono le ASL e le Regioni, con realizzazione diretta tramite le aziende sanitarie locali. Il completamento delle Case della Comunità rappresenta attualmente una delle sfide più critiche in vista della scadenza del Piano.

Fondi ricevuti contro spesa effettiva: a che punto siamo?

La situazione attuale riflette una discrepanza tra la dimensione finanziaria (i soldi incassati da Bruxelles) e la dimensione reale (i soldi effettivamente spesi nei cantieri):

  • Fondi ricevuti: Grazie al rispetto del calendario delle riforme, l’Italia ha ottenuto il via libera alle prime nove rate del piano. Complessivamente, l’Europa ha già versato nelle casse dello Stato circa 166 miliardi di euro, ovvero circa l’85% dell’intero pacchetto finanziario.
  • Fondi non ancora spesi: I monitoraggi istituzionali e le relazioni della Corte dei Conti evidenziano che una quota consistente di questi 166 miliardi è attualmente depositata nei conti della tesoreria o trasferita ai soggetti attuatori (come i Comuni), ma non si è ancora tradotta in pagamenti effettivi alle imprese appaltatrici. La “messa a terra” dei progetti complessi risente dei tempi burocratici di progettazione, delle gare d’appalto e dei collaudi. Il completamento materiale della spesa per tutte le opere avviate rappresenta la sfida principale in vista della scadenza ultima del Piano.

Il PNRR ed il riarmo

Le regole istitutive del Next Generation EU (il fondo europeo da cui deriva il PNRR) e l’articolo 41 del Trattato sull’Unione Europea vietano esplicitamente di utilizzare le risorse del bilancio comunitario per finanziare armamenti o operazioni militari. Con i soldi del PNRR non si possono comprare carri armati, munizioni o caccia.

Tuttavia, c’è un impatto indiretto molto forte, che si sviluppa su tre livelli e che è attualmente al centro del dibattito politico ed economico europeo:

La liberazione di “spazio fiscale”

Questo è l’effetto macroeconomico principale. L’Italia ha un bilancio statale molto rigido e gravato dal debito. Dovendo aumentare la spesa militare per avvicinarsi agli impegni presi in sede NATO (il 2% del PIL), lo Stato si troverebbe in condizioni normali a dover tagliare drasticamente servizi civili o ad alzare le tasse. Il PNRR, iniettando miliardi per pagare infrastrutture, sanità e transizione ecologica, permette allo Stato italiano di non dover finanziare quelle opere con il proprio bilancio. Coprendo le spese civili con i fondi europei, il governo si garantisce il margine di manovra (“spazio fiscale”) necessario per convogliare le proprie risorse nazionali verso la Difesa, senza far esplodere il deficit o violare i vincoli di bilancio.

Le infrastrutture “Dual-Use”

Anche se il piano finanzia solo opere civili, molte di queste hanno una valenza strategica fondamentale per la logistica e l’operatività militare (il cosiddetto concetto dual-use, a doppio uso):

  • Mobilità: Quando il PNRR paga per il potenziamento di porti strategici, viadotti e reti ferroviarie ad alta capacità, sta di fatto creando un’infrastruttura capace di supportare anche il rapido spostamento di truppe e mezzi blindati pesanti attraverso l’Europa (un’esigenza logistica definita Military Mobility).
  • Tecnologia e Spazio: I fondi destinati alla cybersicurezza, alla costruzione del Polo Strategico Nazionale (Cloud) e all’osservazione satellitare rafforzano direttamente le capacità di intelligence e di difesa digitale del Paese, pur essendo classificati come investimenti per la digitalizzazione civile.

Dal PNRR al nuovo scenario “ReArm Europe”

Ad oggi lo scenario continentale è radicalmente mutato rispetto alla stesura originale del PNRR. Davanti al mutamento del quadro geopolitico, l’Unione Europea si è mossa verso un’economia orientata anche alla sicurezza, promuovendo piani specifici come il ReArm Europe Plan (che include la creazione di prestiti garantiti dall’UE per la difesa, per decine di miliardi).

Sebbene i fondi del PNRR debbano rimanere formalmente separati dal riarmo diretto, i governi stanno spingendo in sede europea per ottenere la massima flessibilità possibile. L’obiettivo politico è poter usare le quote di PNRR destinate al supporto alle imprese per rafforzare la competitività di quell’industria pesante e tecnologica nazionale che funge anche da base produttiva e fornitrice per il settore della Difesa.

In sintesi: il PNRR non compra armi, ma agisce da enorme ammortizzatore finanziario e infrastrutturale, permettendo ai governi europei di sostenere l’era del riarmo senza paralizzare l’economia civile.

Il PNRR e ReArm Europe sono la dimostrazione che Keynes aveva ragione?

Il lettore potrà facilmente giudicare in autonomia in quale ottica si inseriscano il PNRR e ReArm Europe.

L’opera in cui John Maynard Keynes descrive in modo sistematico la necessità e i meccanismi dell’intervento dello Stato per rilanciare l’economia è la “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” (The General Theory of Employment, Interest and Money), pubblicata nel 1936.

Scritta nel contesto della Grande Depressione scoppiata nel 1929, quest’opera ha rivoluzionato il pensiero economico moderno, segnando la nascita della macroeconomia e ribaltando i paradigmi dell’economia classica in vigore fino a quel momento.

Ecco i concetti chiave attraverso i quali Keynes, all’interno del saggio, teorizza l’intervento statale:

Il Ruolo della Domanda Aggregata

Prima di Keynes, la teoria classica (basata sulla Legge di Say) sosteneva che l’offerta creasse sempre la propria domanda e che il libero mercato, lasciato a se stesso, sarebbe tornato naturalmente a un equilibrio di piena occupazione. Keynes dimostra invece che è la domanda aggregata (la spesa totale di consumatori, imprese e governo) a determinare il livello di produzione e di occupazione. In tempi di crisi, i privati riducono consumi e investimenti per paura o mancanza di risorse, portando il sistema a bloccarsi in un equilibrio di sottoccupazione.

L’Intervento dello Stato (Spesa Pubblica)

Per sbloccare questa paralisi, Keynes teorizza che lo Stato debba intervenire attivamente sostituendosi temporaneamente ai privati. Quando la domanda crolla, il governo deve aumentare la spesa pubblica per finanziare grandi opere infrastrutturali, servizi o creare posti di lavoro diretti. Questa iniezione di liquidità serve a far ripartire la macchina economica.

Il Deficit Spending (Spesa in Disavanzo)

Una delle rotture più radicali dell’opera riguarda il bilancio statale. Keynes sostiene che, in fase di recessione, lo Stato non debba preoccuparsi di mantenere il bilancio in pareggio. Al contrario, è giustificato e necessario ricorrere al deficit spending, ovvero spendere più di quanto si incassa tramite le tasse (indebitandosi), per stimolare l’economia. Il debito contratto verrebbe poi ripagato in fase di espansione economica, quando la ripresa genererà un aumento del gettito fiscale.

Il Moltiplicatore Keynesiano

Nel libro viene ampiamente sviluppato il concetto del “moltiplicatore”. Keynes spiega che un investimento iniziale da parte dello Stato non si limita a produrre un beneficio pari alla somma spesa, ma genera un effetto a cascata. I lavoratori assunti per un’opera pubblica riceveranno un salario che spenderanno a loro volta per acquistare beni, arricchendo i commercianti, che a loro volta spenderanno altrove, moltiplicando così la ricchezza complessiva generata dall’investimento iniziale.


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Furio Ruggiero - Osservatore e analista dello spirito del tempo, persegue l'antico cammino di Malāmat NON senza successo.