Da Dio al Mercato: 17. Non vinse perché era vero
Il testo analizza l’ascesa del Cristianesimo nel mondo romano, evidenziando come la parola “vangelo” fosse già parte del linguaggio celebrativo imperiale prima di essere adottata da Paolo di Tarso. L’autore esplora le ragioni sociali e storiche del successo cristiano, citando una “età dell’angoscia” segnata da gravi epidemie e crisi esistenziali che resero il mercato religioso estremamente competitivo. A differenza dei culti misterici come il mitraismo, che erano spesso elitari e maschili, il Cristianesimo offriva un universalismo teologico aperto a ogni classe sociale. La forza della nuova fede risiedeva nella capacità di trasformare la dottrina in una rete di assistenza concreta, garantendo supporto materiale e solidarietà ai propri membri. Infine, l’opera inquadra questa evoluzione in una prospettiva più ampia, suggerendo che il Capitalismo moderno agisca come una forma di teologia secolarizzata ereditata da queste antiche strutture.













