Manuale per il controllo dello stato: V Capitolo

Di Furio Ruggiero.

Durante il rito di elevazione al  30° grado di “Cavaliere Kadosh” della Massoneria, il  candidato viene posto di fronte a tre teschi umani. Il primo teschio indossa una corona regale, a simboleggiare il dispotismo politico e la tirannia temporale. Il secondo teschio indossa una tiara papale, a simboleggiare il dogmatismo, l’intolleranza e l’oppressione religiosa. Il terzo teschio è spoglio oppure cinto di alloro, a simboleggiare l’innocenza oppressa e il libero pensiero. Al candidato viene richiesto di impugnare un pugnale e di abbattere fisicamente o trafiggere le due corone (spesso buttandole a terra o calpestandole). Questa è un’azione allegorica: è la dimostrazione del rifiuto assoluto di ogni forma di assolutismo che incatena l’umanità. Successivamente, rende onore al terzo teschio quello che rappresenta simbolicamente il Gran Maestro dell’ordine dei Templari Jacques de Molay, arso vivo a Parigi nel 1314. 

Questo rito, consolidatosi nel corso del XIX secolo, ci introduce ad un capitolo molto complesso che è funzionale alla comprensione dell’operato delle Società Segrete e delle tecniche implementate sia dagli Stati moderni che dalle organizzazioni eversive che cercano di abbatterli o controllarli.

Queste tecniche sono andate consolidandosi dopo la rapida espansione delle dinastie Arabe ad oriente iniziata nel VII secolo, che le portò ad occupare la Mesopotamia e l’impero Persiano sino a raggiungere l’odierno Pakistan, in pochi decenni – Il lettore che si ritenesse  non molto ferrato nella storia dell’espansione araba è invitato a documentarsi per meglio comprendere questo capitolo. 

La nostra trattazione lascia per il momento l’Impero romano ormai collassato ad occidente per spostarsi nel vicino e medio oriente. Torneremo poi a Costantinopoli per comprendere le origini del movimento dei Catari e come sia potuto accadere che si impiantasse uno Stato nello Stato in un prossimo capitolo.

Trattiamo  qui del  modello teologico-politico dualistico dello Zahir vs. Batin e le sue applicazioni pratiche che hanno avuto, e continuano ad avere, una reale, documentata e profonda influenza sul controllo e sulle strutture di potere degli Stati occidentali. 

Il Laboratorio Orientale: La Struttura della Da‘wa Ismaili come Modello Autonomo di Contro-Stato

Il fenomeno del controllo statale e della sua de-frammentazione transita storicamente attraverso la formulazione di architetture organizzative asimmetriche, capaci di scindere il piano della legittimità manifesta da quello dell’efficacia operativa. Il più sofisticato prototipo di tale ingegneria istituzionale sotterranea è rappresentato dalla da‘wa ismaili  (la “Missione”), sviluppatasi in seno allo Sciismo d’epoca fatimide e successivamente radicalizzatasi nella variante nizarita di Alamūt (sec. XI-XII) [1] –  Essa fa riferimento all’interpretazione dell’Islam promossa dalla comunità ismailita guidata da Hasan-i Sabbah tra l’XI e il XIII secolo nella fortezza persiana. Questa dottrina rivoluzionaria si distingueva per una forte enfasi sull’esoterismo, la gerarchia iniziatica e la proclamazione della Qiyāma (la Resurrezione). 

Gli elementi chiave e le credenze di questa variante storica includono:

  • Esoterismo radicale (Bāṭin): I nizariti credevano nel significato interiore e nascosto (bāṭin) dei testi sacri, superiore al significato letterale, accessibile solo attraverso l’insegnamento dell’Imam.
  • La Grande Risurrezione (Qiyāma): Nel 1164, l’Imam Hasan II dichiarò la Qiyāma, abolendo la pratica esteriore della Legge islamica (Shari’a) a favore di una totale libertà spirituale e conoscenza della verità divina.
  • Reincarnazione: Come in altre correnti esoteriche, la dottrina incorporava credenze nella trasmigrazione dell’anima e una complessa simbologia numerologica.
  • L’Ordine degli Assassini: Sotto la guida del “Vecchio della Montagna”, i fidā’ī utilizzavano l’eliminazione mirata e strategica di figure politiche nemiche, compensando la loro inferiorità numerica in un territorio ostile

In un contesto geopolitico dominato dall’ortodossia sunnita dei califfati abbaside e selgiuchide, l’Ismailismo ha strutturato un apparato clandestino piramidale fondato sulla distinzione ermeneutica tra zāhir (lo stato manifesto, la legge letterale, la šarī‘a) e bātin (l’essenza interiore, la verità dottrinale, la ḥaqīqa) [2]. Tale dualismo teologico si traduce in un’accurata geometria del potere iniziatico, articolata su rigidi livelli di compartimentazione dell’informazione:

Alla base della piramide, i mustaǧīb (gli aderenti) subiscono una pedagogia strettamente legata allo zāhir; essi costituiscono la massa critica, la copertura socio-economica e lo scudo demografico della setta, rimanendo del tutto ignari dei disegni geopolitici globali del vertice [3]. I quadri intermedi, i du‘āt (sing. dā‘ī), agiscono come vettori di infiltrazione, formati alle tecniche di propaganda (balāġ) e retorica differenziata a seconda dell’interlocutore [4]. Al di sopra di essi, i capi regionali (ḥuǧǧa, la “prova”) centralizzano i flussi informativi e strategici, rispondendo direttamente all’Imam. L’Imam, vertice assoluto e infallibile, possiede l’autorità sovra-razionale di sospendere o mutare lo zāhir (come avvenne clamorosamente con la proclamazione della qiyāma, la Grande Resurrezione, ad Alamūt nel 1164 da parte di Ḥasan II), piegando la norma esteriore alle supreme necessità di conservazione e di espansione dell’ordine [5].

Impatto del modello Ismailita sulle organizzazioni moderne

Questo modello produce un’asimmetria informativa radicale: il segreto non è soltanto una barriera verso il nemico esterno (al tempo lo Stato sunnita), ma una tecnologia di controllo interna alla setta stessa. Se un elemento di base viene catturato o interrogato, l’infrastruttura non può essere compromessa poiché il prigioniero non possiede i codici d’accesso al livello superiore. Il potere si configura così come un’entità liquida e invisibile, in grado di esercitare una pressione costante sulle strutture statali manifeste attraverso l’arma del terrore selettivo e della destabilizzazione psicologica, pur restando privo di una vulnerabilità territoriale classica [6].

Possiamo qui facilmente rilevare un modello dualistico fatto di una componente essoterica ed una esoterica secondo l’ormai onnipresente schema Pitagorico. Ma dal punto di vista politico possiamo anche facilmente rilevare come questo modello si adatti bene a tutte le organizzazioni statali moderne, spesso conseguenza di rivoluzioni di ispirazione massonica, consolidatesi nel corso del XIX secolo.

Gli impianti costituzionali repubblicani come quello francese, italiano, statunitense, cileno, uruguayano ed in generale Bolivariano, con la tripartizione dei poteri essoterici, nascondono alle ignare masse democratizzate una più profonda matrice di controllo, verticistica, capace di influenzare ed orientare la politica dello Stato, mediante un consenso esoterico trasversale ai partiti ed alle istituzioni e la manipolazione del tumultuoso corpus legislativo che anche contribuiscono a creare.

Come anche si può rilevare l’analogia organizzativa che alcuni movimenti sovversivi adottarono nel corso del XX secolo come il partito repubblicano irlandese Sinn Féin, con il suo braccio armato clandestino costituito dall’IRA. Oppure dal Partito BascoBatasuma” con il suo braccio armato clandestino ETA.

Ed ancora il movimento politico sionista frutto dell’Haskalah (illuminismo ebraico), con il suo braccio armato Haganah (divenuto poi il nucleo fondativo dell’esercito israeliano IDF), o dalla sua scissione, l’Irgun, ulterioremente scisso dal movimento oltranzista Lehi, considerato dagli inglesi una vera e propria organizzazione terroristica (Banda Stern) i cui membri dopo lo scioglimento confluirono anch’essi nell’IDF.

I Canali dell’Osmosi: Crociate, Ordini Cavallereschi e la Rinascita Federiciana

Il trasferimento di questi paradigmi dal Vicino Oriente all’Occidente cristiano non è il frutto di una generazione spontanea, bensì il risultato di una fitta rete di contatti storici e osmosi culturale verificatasi lungo tre direttrici principali: il fronte siro-palestinese delle Crociate, l’Andalusia islamica e la Sicilia normanno-sveva [12].

Il Vettore Militare: Templari e Nizariti

In Terrasanta, l’Ordine dei poveri cavalieri di Cristo e del tempio di Salomone (i Templari) si trovò a coesistere stabilmente con lo Stato ismaili nizarita insediato nelle fortezze montane della Siria centrale (il massiccio del Jabal Ansariyya), governato da capi locali sottomessi ad Alamūt (noti alle cronache occidentali come “il Vecchio della Montagna”) [13]. I registri storici documentano ampiamente scambi diplomatici, transazioni commerciali e alleanze tattiche e monetarie tra i due ordini [14]. I Templari mutuarono dai Nizariti non solo soluzioni architettoniche per le loro fortezze, ma soprattutto la logica dell’ordine monastico-militare esente dalla giurisdizione dei sovrani locali, rispondente solo a una gerarchia transnazionale e a un capo supremo remoto. La cooptazione di elementi esoterici e l’adozione di un doppio binario operativo — una facciata pubblica di inflessibili difensori della cristianità (zāhir) a copertura di una formidabile holding finanziaria e diplomatica dotata di propri codici interni (bātin), costituiranno la base concettuale su cui, due secoli più tardi, Filippo il Bello impianterà le accuse di eresia, apostasia e idolatria segreta nel celebre processo del 1307 [15].

Il Vettore Intellettuale: La Spagna e i “Fratelli della Purezza”

Attraverso la Scuola di traduttori di Toledo, l’Occidente latino assimilò l’immensa produzione scientifica e filosofica araba impregnata di neoplatonismo. Di particolare rilievo fu l’introduzione clandestina delle Rasā’il Iḫwān al-Ṣafā’ (le “Epistole dei Fratelli della Purezza”), un’enciclopedia filosofico-esoterica del X secolo di matrice strettamente legata all’alveo intellettuale ismaili [16]. Questi testi teorizzavano la corrispondenza macrocosmo-microcosmo e l’esistenza di un’armonia geometrica nascosta dietro i fenomeni visibili. Tradotte e lette nei circoli ghibellini ed ermetici, le Epistole offrirono la giustificazione dottrinale per la nascita di società di pensiero che consideravano la politica e la scienza come saperi d’élite, da sottrarre al controllo dogmatico della Chiesa romana [17].

L’Integrazione Istituzionale: La Corte di Federico II di Svevia

L’apice di questa osmosi teoretica e politica si realizza nel XIII secolo alla corte di Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi. Sovrano di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, Federico istituì a Palermo un laboratorio di sintesi culturale arabo-normanna [18]. Circondato da dotti musulmani, astrologi e scienziati (tra cui il celebre matematico e filosofo  Michael Scot, in Italia noto come Michele Scoto, profondo conoscitore delle dottrine occultistiche e averroistiche), l’imperatore edificò una struttura di Stato fortemente accentrata, burocratizzata e secolarizzata, che la propaganda pontificia di Gregorio IX e Innocenzo IV non esitò a marchiare come intrinsecamente eretica e “maomettana” [19].

Federico II applicò coscientemente il dualismo orientale nella gestione del potere regio:

Lo Zāhir Imperiale: Il Liber Augustalis (o Costituzioni di Melfi, 1231), un codice legislativo formale monumentale, che ripristinava l’assolutismo di stampo romano e normanno, imponendo un controllo poliziesco totale sui sudditi, l’unificazione dei pesi e delle misure, e la repressione spietata delle eresie religiose tradizionali (inclusi i Catari), utilizzate come pretesto per eliminare il dissenso politico e feudale [20].

Il Bātin Regio: Una prassi politica interamente svincolata dal dogma cristiano, fondata sul calcolo geometrico della geopolitica e sulla cooperazione con il mondo islamico (evidenziata dal trattato di Giaffa del 1229 con il sultano al-Kāmil, che ottenne la consegna di Gerusalemme senza spargimento di sangue, provocando lo sdegno della cristianità) [21]. La corte federiciana operava come una camera iniziatica chiusa, dove la conoscenza scientifica, la dissimulazione diplomatica e l’uso di una guardia del corpo saracena stanziata a Lucera (del tutto immune alle scomuniche papali) costituivano i reali pilastri invisibili di uno Stato che utilizzava la religione ufficiale esclusivamente come instrumentum regni [22].


Guida agli altri capitoli

Capitolo IV: La nascita dell’Ermetismo, Teurgia, Merkabah e Hekhalot. Albert Pike e Aleister Crowley  
Capitolo III: Dai culti esoterici pagani all’egemonia del Cristianesimo essoterico ortodosso
Capitolo II: Il Neopitagorismo e l’Infiltrazione di Roma
Capitolo I: La scuola Pitagorica


Riferimenti Bibliografici (Note Storiografiche)

[1] Hodgson, M. G. S., The Order of Assassins: The Struggle of the Early Nizârî Ismâ‘îlîs against the Islamic World, The Hague, Mouton, 1955 (Monografia fondamentale sullo sviluppo della rete militare e dottrinale nizarita).

[2] Daftary, F., The Ismā‘īlīs: Their History and Doctrines, Cambridge, Cambridge University Press, 2007, pp. 132-156 (Studio standard sulla teologia dello zāhir e bātin).

[3] Corbin, H., Histoire de la philosophie islamique, Paris, Gallimard, 1964 (Analisi approfondita del ta’wīl e della gerarchia della da‘wa).

[4] Halm, H., The Empire of the Mahdi: The Rise of the Fatimids, Leiden, Brill, 1996, pp. 43-61 (Sulle tecniche di reclutamento e propaganda dei du‘āt).

[5] Lewis, B., The Assassins: A Radical Sect in Islam, London, Weidenfeld & Nicolson, 1967, pp. 72-96 (Sulla proclamazione della qiyāma ad Alamūt e la sospensione della legge).

[6] Ivanow, W., Brief Survey of the Evolution of Ismailiism, Leiden, Brill, 1952 (Sulle prime forme di organizzazione cellulare clandestina).

[7] Borst, A., Die Katharer, Stuttgart, Hiersemann, 1953 (Lo studio storiografico di riferimento sull’organizzazione e dogmatica del movimento cataro).

[8] Duvernoy, J., Le Catharisme: L’histoire des Cathares, Toulouse, Privat, 1979 (Sulla distinzione sociologica e dottrinale tra Credenti e Perfetti).

[9] Lambert, M., The Cathars, Oxford, Blackwell, 1998, pp. 115-142 (Analisi delle case-logge catare come contro-struttura istituzionale).

[10] Manselli, R., L’eresia del male, Napoli, Libreria Scientifica Editrice, 1963 (Studio fondamentale sul contesto politico e sociale del catarismo in Italia e Francia).

[11] Thouzellier, C., Catharisme et Valdéisme en Languedoc à la fin du XIIe et au début du XIIIe siècle, Paris, PUF, 1969 (Sulla penetrazione dei modelli ereticali nelle strutture feudali).

[12] Cardini, F., Europa e Islam: Storia di un malinteso, Roma-Bari, Laterza, 1999 (Sui canali di osmosi e scambio culturale durante il Medioevo).

[13] Demurger, A., Les Templiers: Une chevalerie chrétienne au Moyen Âge, Paris, Seuil, 2005, pp. 211-234 (Sui rapporti di vicinato e diplomatici tra Templari e Assassini in Siria).

[14] Barber, M., The New Knighthood: A History of the Order of the Temple, Cambridge, Cambridge University Press, 1994 (Sull’indipendenza giurisdizionale e la struttura transnazionale del Tempio).

[15] Barber, M., The Trial of the Templars, Cambridge, Cambridge University Press, 1978 (L’analisi storiografica definitiva sulle accuse di ritualità segreta e infiltrazione eretica).

[16] Marquet, Y., La philosophie des Ihwan al-Safa, Alger, Société Nationale d’Édition, 1975 (Sull’influenza dell’enciclopedia dei Fratelli della Purezza nel pensiero esoterico).

[17] D’Ancona, C. (a cura di), The Libraries of the Neoplatonists, Leiden, Brill, 2007 (Sulla circolazione dei testi tradotti dall’arabo nell’Occidente latino).

[18] Kantorowicz, E. H., Kaiser Friedrich der Zweite, Berlin, Georg Bondi, 1927 (La biografia monumentale che analizza la struttura dello Stato federiciano e i suoi legami con il mondo arabo).

[19] Abulafia, D., Frederick II: A Medieval Emperor, London, Allen Lane, 1988 (Critica storiografica sull’uso della burocrazia e delle minoranze saracene come strumenti di controllo regio).

[20] Stürner, W., Friedrich II. (1194-1250), Darmstadt, Primus Verlag, 2000 (Analisi dettagliata del Liber Augustalis e della repressione strumentale dell’eresia).

[21] Van Cleve, T. C., The Emperor Frederick II of Hohenstaufen, Oxford, Clarendon Press, 1972 (Sulla diplomazia segreta e l’accordo di Giaffa).

[22] Martin, J.-M. (a cura di), Focus de Lucera: I Saraceni nel Regno di Sicilia, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medioevo, 2008 (Sulla colonia musulmana di Lucera come guardia del corpo imperiale immune alle pressioni ecclesiastiche).

[23] Strothmann, R., «Taqiyya», in Encyclopaedia of Islam, First Edition, Leiden, Brill, 1936 (Sulla definizione e genesi dottrinale della dissimulazione).

[24] Gui, B., Practica Inquisitionis Heretice Pravitatis, a cura di C. Douais, Paris, Alphonse Picard, 1886 (Il testo originale del manuale degli inquisitori sulla dissimulazione degli eretici).

[25] Merlo, G. G., Inquisitori e inquisiti: Forme di controllo nei secoli XIII-XIV, Torino, Albert Meynier, 1986 (Sull’adattamento delle eresie popolari alle metodologie d’indagine).

[26] Eymerich, N., Directorium Inquisitorum, cum commentariis F. Pegnae, Romae, 1585 (Il manuale sulla decodifica dei micro-segnali e degli inganni verbali degli imputati).

[27] Given, J. B., Inquisition and Medieval Society: Power, Discipline, and Resistance in Languedoc, Ithaca, Cornell University Press, 1997 (Sull’Inquisizione intesa come moderna tecnologia di intelligence, estrazione dati e controllo sociale).

[28] Patschovsky, A., Die Anfänge der Inquisition in Böhmen, Stuttgart, Hiersemann, 1975 (Sui meccanismi di mimetismo istituzionale e infiltrazione delle cancellerie).

[29] Ginzburg, C., Il nicodemismo: Simulazione e dissimulazione religiosa nel XVI secolo, Torino, Einaudi, 1970 (Studio seminale sulle origini e lo sviluppo della dissimulazione politica e religiosa in Europa occidentale).

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Furio Ruggiero - Osservatore e analista dello spirito del tempo, persegue l'antico cammino di Malāmat NON senza successo.