Diario di Cuba #2
Giovedì, 2 aprile 2026
Di Rexter, da Cuba
SITUAZIONE CUBA-USA
L’intervento del Vaticano nella questione Cuba sembra vertesse solo sui diritti umani. Il governo cubano ha infatti scarcerato alcuni prigionieri politici. Niente di più.
https://eltoque.com/reportan-excarcelaciones-de-presos-politicos-en-cuba
I colloqui non ufficiali tra Marco Rubio, segretario di stato di origine cubana, e Raúl Guillermo Rodríguez Castro, detto “El Cangrejo”, nipote ed ex guardia del corpo di Raúl, senza cariche reali, sono in corso e vertono su un generico “futuro di Cuba”. Il presidente rassicura che i colloqui “sono diretti dal governo”.
Al momento, per quanto ne sappiamo, potrebbero star parlando anche di quale sia il miglior paradiso fiscale dove trasferire i gioielli di famiglia. Da quel fronte non trapela nulla.
https://es-us.noticias.yahoo.com/raúl-g-rodríguez-castro-cangrejo-153318687.html
Trump
Ciò che invece sappiamo è che il presidente Trump ha dichiarato che, prima di occuparsi dell’isola caraibica, vuole “terminare con l’Iran” e “vedere come si sviluppa la situazione in Venezuela”.
Cosa c’entra poi il Venezuela, storicamente e socialmente, con Cuba, lo sa solo lui. Cazzeggio si può dire?
LA VITA
Una cosa è certa: i blackout, l’assenza di trasporti e di carburanti non accennano a migliorare, tutt’altro, così come la scarsezza di cibo ed acqua, e la conseguente impennata dei prezzi. Conservare il cibo è un’impresa che richiede competenze biochimiche e speciali strategie.
Le strade deserte ricordano l’austerity degli anni 70, quando i calessi e le carrozze furono rispolverati dai musei e fecero la ricomparsa i cavalli, lustri per l’occasione.
Pedoni in trance per l’insolito silenzio, camminano a testa bassa sul ciglio della strada. Ieri ne ho quasi investito uno che è sceso d’improvviso dal marciapiede, senza guardare, per passare all’altro lato. Ho dovuto dare una frenata che per poco mi rabalto, bici y todo. Si è pure arrabbiato e mi ha detto di andare più piano.
Petrolio
Ieri è arrivata al porto di Matanza una petroliera russa da 730.000 barili. La nave è passata grazie a una deroga temporanea al divieto di vendita di combustibile russo, deroga emessa da mamma America per alleviare la crisi internazionale di greggio dovuta all’intervento statunitense in Iran. Un’altra da 190.000 barili è stata a lungo alla deriva e alla fin fine è stata deviata su Trinidad e Tobago. Batteva bandiera di Hong Kong, e questo sinceramente non l’ho capito.
Speriamo nei prossimi giorni in qualche oretta di luce in più. Per il momento notte fonda.
Denaro
I cubani ricevono pensioni, rimesse e stipendi sulla carta di credito in pesos. Le banche però non hanno contanti (né pannelli solari né gruppi di continuità). Code interminabili in attesa delle tre orette di corrente. C’è chi dorme fuori nel portale per “marcare” il turno per altri e fare così qualche spicciolo. L’altro giorno un’amica è tornata a casa con 1000 pesos (2 dollari), in 100 biglietti da 10, dopo una coda di 5 ore.
La moneda nacional è infatti per circa l’80% nelle mani delle Micro, Pequeñas y Medianas Empresas, i Mipymes, che vendono di tutto, dalle auto, alla farina, alle mele, ai pannelli solari. E non versano un peso in banca, questo è chiaro. Gli incassi gli servono per comprare altri dollari con i quali effettuare i prossimi acquisti in dogana. Quindi chi raccoglie valuta straniera (digitale coi negozi e contante coi negozi e mipymes) è sempre lo Stato, o meglio la GAESA di zio Raúl.
Oltre ai mipymes, possiedono contante anche i cambiavalute e chi compra oro e preziosi (orafi, gioiellieri, collezionisti privati).
Sembra che il problema della zecca sia la carta, che manca completamente da quasi un anno. Sono 6 mesi ad esempio che si paga la bolletta della luce al fattorino, sulla parola. Ormai abbiamo fatto amicizia. L’ultima volta l’ho invitato per un caffè.
Ma anche se la zecca avesse carta a palate e stampasse quadrilioni di banconote da mille, quei soldi, in banca, non rientrerebbero più.
Se c’è qualcuno che verserebbe i suoi soldini in un sistema bancario chiuso di un paese in bancarotta, alzi la manina.
D’altronde è il governo stesso ad aver creato questo circolo vizioso, e chi ne fa le spese è come sempre il cittadino combattente chiamato quotidianamente alla resilienza dal noticiero estrellar de la televisión socialista.
Patria o muerte, gridava Fidel, patria y vida, gridano ora nelle piazze. Io lascerei da parte la patria, che ormai ha fatto il suo tempo, e penserei alla mera sopravvivenza.




