Scenari Post-Capitalisti

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Di Furio Ruggiero

L’affermazione dell’economia automatizzata gestita da infrastrutture algoritmiche rappresenta una frattura sistemica senza precedenti nella storia dei rapporti di produzione. Nel corso della modernità industriale, la riproduzione del capitale è rimasta vincolata alla necessità di erogare salario alla forza lavoro umana, garantendo un’interdipendenza strutturale tra l’accumulazione di ricchezza e l’impiego demografico delle masse. La transizione verso architetture di calcolo proprietarie e sistemi intelligenti ad alta efficienza dissolve questa correlazione storica: la produzione di valore non richiede più, nei processi primari, la mediazione strutturale del lavoro umano.

Il Collasso del Potere Contrattuale e la Scomparsa del Dividendo Sociale

L’assenza o il fallimento strategico di un Reddito di Cittadinanza o Dividendo Sociale Universale (Universal Basic Income – UBI) trasforma radicalmente questa cesura tecnologica in un dispositivo di contenimento e sottomissione. Se l’UBI consentirebbe di distribuire i guadagni di produttività dell’automazione mantenendo un modello d’integrazione basato sul consumo di massa, il suo mancato tracciamento azzera la leva negoziale della forza lavoro. Quando il capitale non necessita più delle prestazioni umane per la generazione del surplus economico, l’essere umano cessa di figurare come contraente all’interno del mercato. Il sistema socio-economico regredisce così da un’architettura di scambio contrattuale salariale a un modello autoritario di pura subordinazione, segregazione ed estrazione diretta.

Modello Capitalista Industriale/FordistaModello Post-Capitalista Automatizzato Senza UBI
Perno Sistemico: Lavoro salariale come fonte primaria di reddito e legittimazione sociale.Perno Sistemico: Esubero strutturale della forza lavoro umana e perdita del potere d’acquisto.
Meccanismo di Accumulazione: Produzione di merci tramite lavoro dipendente e reinvestimento del profitto.Meccanismo di Accumulazione: Estrazione di rendita infrastrutturale e proprietaria (cloud, dati, brevetti).
Relazione Sociale: Mercato di scambio integrato (Lavoro – Salario – Consumo di Massa – Welfare).Relazione Sociale: Asimmetria coercitiva (Dipendenza diretta – Estrazione comportamentale – Contenimento).
Funzione dello Stato: Redistribuzione keynesiana, erogazione di servizi sociali e regolazione.Funzione dello Stato: Smantellamento del welfare, gestione burocratica dell’ordine ed espropriazione coatta.

Questa drammatica perdita di potere negoziale da parte della classe lavoratrice non costituisce un semplice inceppamento congiunturale del mercato, ma prefigura la ristrutturazione feudale della proprietà tecnologica e dei rapporti di sovranità.


Asse 1: Tecno-Feudalesimo e Rendita Cloud (Yanis Varoufakis, Jodi Dean)

L’analisi dell’economia politica contemporanea impone il superamento della categoria tradizionale di profitto industriale. Come evidenziato nel dibattito critico sul post-capitalismo, l’accumulazione non avviene più primariamente mediante la creazione di merci attraverso il lavoro salariato venduto sul libero mercato, bensì attraverso l’estrazione di rendita informazionale condotta dai detentori delle infrastrutture fisiche di rete, dei server e dei modelli algoritmici.

L’economista Yanis Varoufakis esplicita questa trasformazione definendola Tecnofeudalesimo: i mercati tradizionali vengono progressivamente soppiantati dalle piattaforme cloud, mentre il profitto d’impresa cede il passo alla “rendita cloud”. I grandi monopolisti tecnologici operano come veri e propri signori feudali che non competono secondo le regole classiche del libero mercato, ma impongono pedaggi coercitivi per l’accesso allo spazio digitale. All’interno di questi domini, gli utenti e la forza lavoro precarizzata assumono il ruolo di nuovi servi della gleba. Il capitale cognitivo e comportamentale viene estratto gratuitamente attraverso ogni singola interazione digitale e mediante processi di addestramento continuo degli algoritmi (Reinforcement Learning from Human Feedback – RLHF) svolti a bassissimo costo o del tutto privi di retribuzione. L’individuo non riceve un salario monetario proporzionale al valore generato, ma lavora in cambio del mero accesso ai servizi essenziali della rete, sviluppando una dipendenza assoluta dai proprietari della piattaforma.

Pienamente convergente è la prospettiva di Jodi Dean (Neofeudalism: The End of Capitalism?), la quale mappa la riorganizzazione sociologica del capitalismo avanzato individuando quattro caratteristiche fondamentali che denotano la feudalizzazione del sistema socio-economico contemporaneo:

  • Sovranità parcellizzata (Parcellated sovereignty): Frammentazione dell’autorità statale e indebolimento dello stato di diritto a favore di giurisdizioni private. Le transazioni economiche sono regolate da arbitrati individuali, cavilli legali, multe ed espropriazioni dirette, mentre le multinazionali della tecnologia agiscono come entità sovrane trattando d’apice con gli Stati deboli per ottenere immunità fiscali e normative.
  • Nuovi signori e servi (New lords and peasants): Polarizzazione radicale tra un’oligarchia tecnologico-finanziaria, che monopolizza la conoscenza e i vettori di distribuzione, e una vasta massa precarizzata priva di proprietà. I nuovi “servi” sono vincolati all’uso di strumenti proprietari che trasformano gli articoli di consumo personale (auto, alloggi) in mezzi d’estrazione di rendita per i signori delle piattaforme.
  • Hinterlandizzazione (Hinterlandization): Frattura spaziale ed economica irreversibile tra centri urbani iper-connessi, ricchi e fortificati, e sterminate aree periferiche degradate (hinterland), segnate dalla perdita di infrastrutture, dallo smantellamento dei servizi essenziali, dalla deindustrializzazione e dal collasso dei tassi di sopravvivenza.
  • Catastrofismo (Catastrophism): Diffusione sistemica di una cultura dell’ansia, del declino irreversibile e dell’apocalisse. Questo clima ideologico giustifica forme estreme di controllo, alimentando al contempo pratiche di isolamento per le élite e fenomeni di derealizzazione e assuefazione per le classi subalterne.

In questo schema analitico, le piattaforme digitali funzionano esattamente come i mulini ad acqua medievali descritti nella storiografia marxista: i contadini erano obbligati per legge ad avvalersi dell’unico mulino controllato dal feudatario, versando un pedaggio coercitivo per la propria sussistenza. Allo stesso modo, le infrastrutture informazionali contemporanee operano una doppia estrazione: impongono tariffe monetarie e rendite di posizione per l’accesso al mercato digitale e, contemporaneamente, espropriano senza compensazione il surplus comportamentale e i dati d’addestramento (RLHF), convertendo ogni atto relazionale in materia prima per il capitale.

La coercizione esercitata dai signori del cloud cancella ogni margine d’autonomia individuale, aprendo la strada all’esclusione sistemica di interi contingenti umani considerati privi di utilità funzionale.


Asse 2: Darwinismo Sociale, Classe Inutile e Sterminismo (Peter Frase, Yuval Noah Harari)

Nel momento in cui l’intelligenza artificiale e la robotica avanzata erodono non solo le mansioni manuali ma anche le funzioni cognitive complesse, la forza lavoro umana affronta una svalutazione ontologica. Per la prima volta dall’avvento della rivoluzione industriale, l’esubero di lavoratori non si presenta come una fase congiunturale del ciclo economico, bensì come un dato strutturale di obsolescenza demografica.

Yuval Noah Harari (Homo Deus) ha formalizzato questo processo teorizzando l’insorgenza della “classe inutile” (useless class). La rottura dei dogmi dell’umanesimo e dell’individualismo liberale avviene sotto la spinta di algoritmi non-consci ma altamente intelligenti, le cui capacità di elaborazione dati superano le facoltà biologiche umane. A differenza del proletariato industriale, che pur sottoposto a sfruttamento manteneva una rilevanza strategica in termini economici e militari, la “classe inutile” viene espulsa integralmente dalla storia. Essa non ha alcuna leva da far valere: non serve come forza lavoro, non serve come esercito e, in assenza di reddito, cessa di servire persino come massa consumatrice.

Sulla sovrapposizione tra automazione integrale, monopolio elitario della tecnologia e vincoli ecologici si innesta la deconstruction dello scenario di “Sterminismo” operata da Peter Frase in Quattro futuri. Frase dimostra come lo sterminismo emerga dal punto di intersezione mortale tra l’obsolescenza del lavoro umano e la scarsità ecologica di risorse fisiche ed energetiche finite. Quando l’automazione rende superfluo il contributo della massa lavoratrice e l’estrazione naturale urta contro i limiti planetari del deperimento ambientale, le élite al potere perdono ogni incentivo economico, politico o morale a mantenere in vita la popolazione ridondante. Quest’ultima cessa di essere una risorsa da sfruttare e viene ripercepita cinicamente come un insieme di concorrenti ecologici dannosi che consumano risorse materiali preziose.

Differenza concettuale tra la nozione marxista di “Esercito Industriale di Riserva” e la nozione harariana di “Classe Inutile”:

  • Esercito Industriale di Riserva (Marx): Costituisce un contingente di forza lavoro disoccupata o sottoccupata essenziale per il funzionamento del capitalismo. La sua presenza calibra al ribasso le pretese salariali dei lavoratori occupati e garantisce la flessibilità necessaria per le fasi di espansione produttiva. È un elemento funzionale e integrato alla dinamica dell’accumulazione di profitto.
  • Classe Inutile (Harari): Rappresenta una massa demografica il cui apporto lavorativo è divenuto del tutto superfluo e non più riassorbibile in alcun ciclo produttivo futuro, a causa della superiorità definitiva degli algoritmi. Non esercita alcuna funzione di calibrazione salariale né di riserva strategica: è un esubero strutturale privo di valore economico ed esistenziale per il capitale automatizzato.

Lo scenario sterminista descritto da Frase non richiede necessariamente un’eliminazione fisica diretta e violenta; esso si realizza tramite un meccanismo sistemico di abbandono e contrazione demografica guidata. Attraverso lo smantellamento progressivo dello stato sociale, la privatizzazione sregolata della sanità, il collasso dell’assistenza medica per le fasce inferiori e l’impossibilità economica di fondare nuclei familiari, le classi espulse subiscono una riduzione drastica dell’aspettativa di vita. Il capitale gestisce così una contrazione naturale e forzata della popolazione globale, riducendola alle sole dimensioni ritenute “sostenibili” per il mantenimento delle infrastrutture e dei consumi delle élite.

La logica cinica dello sterminismo demografico trova la sua proiezione immediata nella riconfigurazione materiale dello spazio urbano e geografico.


Asse 3: Economia delle Enclavi e Segregazione Spaziale (Zygmunt Bauman, Mike Davis)

La stratificazione economica dell’era post-lavoro ricompone la superficie del pianeta attraverso una rigida geografia dell’esclusione. L’impossibilità di integrare la popolazione eccedente nei circuiti formali della produzione o del consumo trasforma le disuguaglianze teoriche in barriere fisiche, recinzioni fortificate e confini d’eccezione.

L’analisi di Zygmunt Bauman sulle “vite di scarto” fornisce la chiave interpretativa per comprendere il destino sociologico dell’umanità ridondante. Il capitalismo avanzato produce inevitabilmente “rifiuti umani”: soggetti che hanno perso la propria funzione produttiva e che non dispongono del potere d’acquisto necessario per accedere alla sfera delle merci. Non potendo essere assimilati né riciclati all’interno dell’ordine economico, questi individui devono essere gestiti attraverso dispositivi di neutralizzazione spaziale e segregazione contentiva, onde impedire che la loro presenza intralci i flussi della ricchezza iper-concentrata.

La traduzione urbanistica e territoriale di questo processo è chiarita dalle intuizioni di Mike Davis ne Il pianeta degli slum. Davis illustra la frattura netta tra le enclavi iper-tecnologiche della ricchezza e la vasta periferia globale degradata. L’economia automatizzata si ripiega all’interno di zone economiche speciali, cittadelle fortificate e città-stato blindate, gestite da sistemi di sicurezza avanzati e abitate esclusivamente dai proprietari delle infrastrutture di calcolo, dai tecnocrati di vertice e dai manutentori critici dell’architettura digitale.

Dimensioni AnaliticheEnclave del Capitale AutomatizzatoHinterland / Slum Globale
Infrastruttura e SicurezzaTecnologie di sorveglianza biometrica d’avanguardia, perimetri difensivi privati, connettività iper-veloce, accesso garantito e prioritario a risorse energetiche e ambientali primarie.Abbandono sistemico delle opere pubbliche, assenza di garanzie statali, deregolamentazione violenta, esposizione costante al degrado ambientale, al dissesto idrogeologico e al rischio sanitario.
Composizione DemograficaProprietari dei mezzi di calcolo e dei brevetti, alti dirigenti, tecnocrati, sviluppatori di algoritmi di vertice e specialisti della sicurezza infrastrutturale.Masse espulse dai cicli di lavoro formale, la “classe inutile” harariana, popolazioni di scarto e contingenti demografici privi di potere contrattuale.
Dinamica EconomicaConcentrazione assoluta della rendita cloud, automazione integrale dei servizi di sussistenza, consumo ad altissimo valore aggiunto e monopolio della conoscenza.Economia informale di pura sussistenza, baratto, riciclo manuale dei rifiuti tecnologici provenienti dalle enclavi, micro-lavori residuali ad alto tasso di sfruttamento non ancora automatizzabili.

All’esterno delle enclavi, deprivato di qualunque garanzia contrattuale o retributiva, l’essere umano abbandonato trova nell’estrazione della propria attività mentale e psicologica l’ultima risorsa per la pura sopravvivenza biologica.


Asse 4: Capitalismo della Sorveglianza e Mercato dell’Attenzione (Shoshana Zuboff, McKenzie Wark)

Qualora la popolazione eccedente non venga eliminata per contrazione demografica diretta né totalmente confinata nell’economia informale degli slum, essa viene riassorbita in un circuito di estrazione valore che non si basa più sulla forza muscolare o sulle prestazioni professionali, ma sulla monetizzazione coatta della mente e dell’esperienza psicologica.

Shoshana Zuboff ha teorizzato il “Capitalismo della Sorveglianza” come un’architettura che trasforma l’esperienza umana vissuta in materia prima gratuita. Attraverso il tracciamento capillare e la profilazione comportamentale, i dati estratti dalle azioni quotidiane vengono elaborati per costruire modelli predittivi volti a modificare il comportamento degli utenti. In un contesto caratterizzato dal crollo dei salari industriali e dall’assenza di UBI, il capitalismo della sorveglianza cessa di essere un semplice strumento pubblicitario e si trasforma nel perno primario dell’accumulazione.

La natura di questa classe dominante è dissectata da McKenzie Wark in Il capitale è morto. Wark argomenta che la classe capitalista tradizionale è stata soppiantata dalla classe vettorialista. Il potere di questo nuovo gruppo sociale dominante non risiede nel possesso dei mezzi di produzione fisici o delle fabbriche tradizionali (elementi ormai subordinati ed estensivamente automatizzati), bensì nel controllo proprietario delle infrastrutture informazionali: i “vettori” di comunicazione, memoria, calcolo e lavorazione algoritmica. Attraverso il monopolio assoluto su tali vettori, la classe vettorialista sottomette e subordina non soltanto le masse svalutate e prive di salario, ma anche il vecchio capitale manifatturiero e industriale, il quale diventa interamente dipendente dalla catena logistica e dai dati gestiti dai signori del vettore.

In tale scenario si afferma il modello del “Neuromarketing Estremo” e del “Commercio dell’Attenzione”. Senza la disponibilità di un salario o di un dividendo universale redistribuito, la sussistenza delle masse viene garantita tramite la micro-monetizzazione del tempo di connessione. Gli individui ottengono i crediti necessari ad acquistare beni primari (cibo sintetico, alloggio condiviso, connettività) vendendo direttamente la propria attenzione sensoriale e le proprie reazioni neuro-comportamentali.

  1. Ciclo Estrattivo dell’Attenzione: Estrazione del Surplus Comportamentale
    • Gli utenti sono costretti a rimanere perennemente connessi a piattaforme proprietarie, interagendo con contenuti generati da intelligenze artificiali, ambienti virtuali o pubblicità comportamentale. Ogni sguardo, secondo di permanenza, movimento oculare o reazione emotiva viene registrato.
  2. Ciclo Estrattivo dell’Attenzione: Elaborazione Vettoriale e Predittiva
    • I dati comportamentali grezzi vengono canalizzati attraverso i vettori controllati dalla classe vettorialista. I server proprietari utilizzano questo surplus per addestrare ulteriormente i modelli algoritmici, affinare le capacità predittive e vendere modifiche comportamentali a terzi.
  3. Ciclo Estrattivo dell’Attenzione: Erogazione del Sussidio di Sussistenza
    • Al completamento dei cicli di fruizione o di partecipazione a modelli di micro-monetizzazione (Consume-to-Earn o Play-to-Earn), la piattaforma eroga un micro-sussidio o credito di sopravvivenza. L’accesso alla sussistenza biologica cessa di essere un diritto o la controprestazione di un lavoro produttivo, configurandosi come il corrispettivo di una sottomissione attentiva coatta.

L’integrazione totale della mente umana nei circuiti di estrazione vettoriale si sposa perfettamente con la necessità, da parte delle élite, di strutturare apparati burocratici fittizi volti alla pacificazione politica delle masse.


Asse 5: Lavoro Fittizio e Burocrazia Neo-Luddista (David Graeber, Kurt Vonnegut)

Un’ulteriore alternativa strutturale al collasso dell’impiego industriale consiste nella conservazione artificiale del lavoro. Quando la tecnologia e le infrastrutture algoritmiche sarebbero perfettamente in grado di sostituire l’attività umana, l’occupazione viene mantenuta in vita non per necessità economica o produttiva, ma come dispositivo ideologico di disciplinamento sociale e prevenzione delle rivolte civili.

David Graeber ha decostruito questa dinamica nella sua teoria dei Bullshit Jobs (impieghi privi di senso). Graeber evidenzia come i guadagni di produttività derivanti dall’automazione non abbiano condotto alla riduzione dell’orario lavorativo a 15 ore settimanali, ipotizzata nel 1930 da John Maynard Keynes. Sebbene i dati storici dimostrino un effettivo declino dell’orario medio di lavoro nelle economie avanzate nel corso del XX secolo (sceso, ad esempio, dalle circa 56 ore settimanali del 1900 alle circa 31 ore del 2018), la tesi di Graeber si focalizza sulla percezione soggettiva di inutilità sociale e sul danno psicologico generato dal “feudalesimo manageriale”. In questo modello, la posizione dei dirigenti si valuta in base al numero di sottoposti gestiti, mentre un’etica del lavoro di matrice puritana associa la sofferenza lavorativa alla virtù morale.

Le tesi di Graeber sono state al centro di un vivace dibattito accademico. Da un lato, lo studio empirico condotto su dati dell’Unione Europea da Soffia et al. (2022) ha contestato la crescita quantitativa dei BS jobs, riconducendo il senso di alienazione e inutilità provato dai lavoratori a culture aziendali tossiche, cattiva gestione ed estraniazione organizzativa di matrice marxista. Dall’altro, le ricerche condotte negli Stati Uniti da Simon Walo (2023) hanno confermato quantitativamente la validità della tesi di Graeber per professioni finanziarie, amministrative e legali nei contesti anglosassoni ad altissima finanziarizzazione.

Categoria Bullshit Job (Graeber)Funzione Feudale OriginaleRiadattamento e Moltiplicazione nell’Era dell’IA
Flunkies (Lacchè)Aumentare il prestigio dei superiori facendo sentire la dirigenza importante.Personale umano impiegato per simulare un’assistenza clienti “empatica”, per coprire interfacce algoritmiche del tutto autonome.
Goons (Sgherri)Danneggiare o ingannare concorrenti per conto del datore di lavoro.Operatori di burocrazia difensiva, legali e lobbisti incaricati di arginare il contenzioso normativo sulle decisioni automatizzate delle intelligenze artificiali.
Duct Tapers (Rappezzatori)Soluzionare temporaneamente falle organizzative derivanti da errori della dirigenza.Tecnici umani sottopagati dedicati a correggere manualmente le continue allucinazioni o gli errori sistemici di codice generati da IA non supervisionate.
Box Tickers (Spuntatori di caselle)Creare la falsa apparenza che l’azienda stia svolgendo un’attività utile.Compilatori di report di conformità etica e audit algoritmici puramente formali, concepiti per assolvere l’azienda da responsabilità civili o legali.
Taskmasters (Caporali)Assegnare lavoro inutile ad altri o creare mansioni fittizie.Quadri intermedi incaricati di sorvegliare la presenza e la produttività di lavoratori umani confinati in mansioni fittizie per legge.

Questa antropologia del lavoro inutile si ricollega direttamente alla visione distopica proposta da Kurt Vonnegut nel suo romanzo d’esordio Piano meccanico (Player Piano). Nella città fittizia di Ilium, l’automazione industriale gestita da calcolatori centrali ha eliminato del tutto la necessità di operai e tecnici. La popolazione priva di competenze ingegneristiche di vertice viene segregata nel quartiere di “Homestead” e reclutata obbligatoriamente nel “Corpo di Ricostruzione e Bonifica” (Reconstruction and Reclamation Corps), una struttura statale addetta a finti lavori di manutenzione stradale e riparazione urbana.

Vonnegut sviluppa una parabola tragica incarnata nel personaggio di Rudy Hertz, il mastro operaio i cui movimenti fisici alla fresatrice erano stati registrati su schede perforate anni prima: la macchina funziona come una pianola meccanica (player piano) che riproduce fedelmente i gesti dell’essere umano, rendendo l’uomo in carne ed ossa un fantasma disoccupato ed espropriato della propria perizia. Questo dispositivo anticipa in modo profetico le moderne tecniche di addestramento algoritmico e RLHF, in cui il lavoro cognitivo e manuale dell’uomo viene estratto, digitalizzato e convertito in codice eseguibile dalle intelligenze artificiali. Gli individui confinati a Homestead soffrono così una devastazione psicologica profonda, derivante dalla perdita assoluta di scopo e dalla consapevolezza che la propria esistenza è stata integralmente copiata e sostituita dalle macchine.

Dalla sintesi tra le intuizioni di Graeber e Vonnegut emerge il concetto di “Burocrazia Neo-Luddista”. Gli apparati statali, d’intesa con le corporazioni, impongono per legge quote di lavoro umano obbligatorio, vietando l’adozione delle tecnologie algoritmiche in specifici settori non per ragioni di efficienza, ma per evitare che masse inattive prendano coscienza della propria condizione e scatenino rivolte contro i detentori del capitale. Si struttura così un’economia a doppia velocità: un settore privato iper-efficiente e automatizzato che tassa i propri profitti per finanziare un gigantesco settore pubblico o parastatale, dove milioni di individui eseguono procedure volutamente ridondanti in cambio di una remunerazione di sussistenza.

Questa conservazione artificiale del lavoro evidenzia l’incapacità del sistema contemporaneo di fondare un nuovo contratto sociale inclusivo basato sull’emancipazione dal lavoro salariale.


Sintesi Critica: Il Nuovo Contratto Sociale nell’Era del Post-Lavoro Senza Redistribuzione

L’intersezione analitica dei cinque assi esaminati — la rendita cloud del tecno-feudalesimo, il darwinismo dello sterminismo demografico, la segregazione spaziale delle enclavi, l’estrazione neuromarketing dell’attenzione e la burocratizzazione del lavoro fittizio — delinea il profilo di un ordine post-capitalista radicalmente autoritario.

Il collasso della correlazione tra produzione di ricchezza e lavoro umano non ha condotto al regno della libertà prefigurato dalle teorie economiche classiche. Al contrario, l’appropriazione privata delle infrastrutture di calcolo, unita all’assenza di dispositivi redistributivi universali come il Dividendo Sociale, ha trasformato la liberazione dalle mansioni produttive in una trappola sistemica di esproprio e subordinazione. L’economia di mercato è stata sostituita da un’architettura neo-feudale basata sulla dipendenza diretta, sull’asimmetria coercitiva e sulla gestione della popolazione in esubero.

L’automatizzazione della produzione senza la democratizzazione della ricchezza non sfocia nell’utopia del tempo libero o nell’emancipazione dal lavoro ipotizzata da Keynes, ma genera un’involuzione reazionaria del sistema economico. Senza una redistribuzione equa dei guadagni di produttività generati dalle macchine, il progresso tecnologico si converte in un dispositivo di recinzione della società, impoverimento delle masse e conservazione coatta del potere di classe.

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Furio Ruggiero - Osservatore e analista dello spirito del tempo, persegue l'antico cammino di Malāmat NON senza successo. https://medium.com/@furio