La mia Patria si chiama multinazionale

Il processo di integrazione europea, e da lì il più vasto processo di integrazione mondiale rappresentato dal nascente, attualmente sospeso, Nuovo Ordine Mondiale, ha storicamente richiesto la formazione di classi dirigenti nuove. Negli anni ’70, l’establishment italiano era ancora costituito da personalità formatesi in epoca fascista e profondamente legate al trinomio ‘Dio, Patria e Famiglia’. Divenne dunque imperativo plasmare le nuove generazioni: quelle che avrebbero dovuto gestire e metabolizzare il processo storico culminato con la caduta del Muro di Berlino, la conseguente evaporazione della Prima Repubblica italiana e l’instaurarsi di una compagine capace di mettere in pratica il Piano di rinascita democratica ideato dalla loggia massonica ‘Propaganda Due’ (P2).

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Capitalismo e limite

Quattro tradizioni di pensiero che non si sono mai lette a vicenda — teologia politica, fisica applicata all’economia, teoria economica interna, storia del mercato — convergono indipendentemente su un’osservazione: il capitalismo, guardato da prospettive che non hanno nulla in comune, sembra non possedere un principio interno di arresto.
Schmitt, Benjamin, Agamben e Bataille lo leggono come assenza di un freno teologico-rituale. Georgescu-Roegen lo misura contro un limite fisico non negoziabile, quello dell’entropia. Schumpeter, Hirsch, Bell e Röpke ne osservano il limite interno: un sistema che cresce consumando le proprie condizioni di possibilità. Polanyi documenta il contromovimento storico — la società che, quando il mercato minaccia il proprio tessuto, reagisce imponendo limiti dal basso.
L’articolo non prende posizione su quale di queste letture abbia ragione, né sostiene una tesi. Mette in fila le quattro osservazioni e chiede: cosa significa che discipline così distanti abbiano isolato lo stesso problema, indipendentemente l’una dall’altra?

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Da Dio al Mercato: 13. Il prezzo del leone

Nel 301 dopo Cristo, Diocleziano fissò per decreto il prezzo massimo di oltre un migliaio di merci e servizi — dal grano alla seta, dal lavoro di un muratore al leone maschio per gli spettacoli. Pene severissime per chi violava i limiti. Il risultato fu l’opposto di quello cercato: le merci sparirono dai mercati pubblici e continuarono a circolare sottotraccia a prezzi che nessun decreto poteva raggiungere. L’Editto cadde in disuso nel silenzio. La lezione che ne resta non è che i prezzi siano sempre liberi per definizione — ma che fissarli senza intervenire sulla causa che li fa salire non risolve il problema: lo nasconde.

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La filosofia politica del Bitcoin

Il Bitcoin non è semplicemente un’innovazione finanziaria o un pezzo di brillante ingegneria informatica; è una radicale rottura epistemologica e politica con la tradizione hobbesiana e schmittiana. La filosofia politica e giurisprudenziale occidentale è rimasta intrappolata all’interno di un assioma inflessibile: “L’autorità, non la verità, fa la legge”.
In questo paradigma, la legittimità della norma e del potere giace interamente nella capacità del sovrano di imporre la propria volontà. La verità oggettiva, la giustizia o il consenso individuale sono secondari; ciò che conta è l’istituzione che detiene il monopolio della forza e la facoltà di far rispettare i patti tramite la coercizione.

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Da Dio al Mercato: 12. La strada che portava soldi

Il testo analizza la genesi dell’economia imperiale romana attraverso la tesi di Keith Hopkins, secondo cui il prelievo fiscale fu il vero motore del commercio transcontinentale. L’obbligo per le province di pagare i tributi in moneta costrinse i contadini a vendere le eccedenze, trasformando scambi locali in un circuito commerciale integrato che alimentava i consumi urbani e il mantenimento delle legioni. Le prove archeologiche dei numerosi relitti sottomarini confermano una circolazione di merci, come olio e vino, su volumi che non si sarebbero rivisti fino all’epoca moderna. Tuttavia, questa fioritura economica non era un sistema capitalistico autonomo, bensì un mercato indotto dallo Stato che declinò rapidamente con la crisi delle istituzioni politiche e militari. In definitiva, l’autore suggerisce che la Pax Romana dimostri come i mercati non nascano quasi mai spontaneamente, ma siano spesso il risultato di pressioni fiscali e necessità logistiche centralizzate.

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La sacralizzazione del debito

In un recente saggio pubblicato da Marco Saba, si esplora la traiettoria storico-linguistica dell’infrastruttura contabile del debito, postulando l’esistenza di un isomorfismo strutturale tra le cosmologie mistico-teologiche e i sistemi di accentramento finanziario. Le tesi esposte, sono ben attestate accademicamente e possono fare ulteriore chiarezza sui reali metodi di manipolazione delle masse ed il controllo Statale.

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Da Dio al Mercato: 11. Il Tempio di Castore

Nella Roma repubblicana, le grandi compagnie di appaltatori pubblici (le societates publicanorum) avevano sviluppato strumenti organizzativi che anticipano alcune caratteristiche fondamentali della società per azioni moderna: quote trasferibili, rappresentanza collettiva, continuità dell’ente oltre i singoli soci. Non erano capitalisti: mancavano contabilità sistematica, reinvestimento del profitto, crescita autonoma. Ma avevano già risolto, per ragioni pratiche di scala imperiale, problemi che il Capitalismo moderno avrebbe dovuto affrontare di nuovo — trovando un’eredità giuridica già parzialmente elaborata.

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La scarsità economica è un falso problema?

Si analizza il paradosso della scarsità economica alla luce della tesi dell’«opulenza originaria» formulata da Marshall Sahlins. Attraverso un confronto critico tra l’antropologia economica sahliniana e le tesi di Friedrich A. Hayek, si sostiene che il cosiddetto «problema della conoscenza» non sia un dilemma tecnico inerente l’allocazione delle risorse, bensì il risultato di una configurazione politica che ha eretto strutture di controllo sovradimensionate. Si conclude proponendo una riflessione sulla necessità di disarticolare il nesso tra produzione infinita e benessere sociale.

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Da Dio al Mercato: 10. Due eredità, un solo Capitalismo

L’articolo esamina come il capitalismo finanziario moderno abbia reinterpretato e stravolto le radici del pensiero greco classico per giustificare il proprio dominio. L’autore illustra come l’astrazione platonica sia stata trasformata in una gerarchia economica dove i derivati finanziari, simili alle ombre della caverna, appaiono più reali dei beni concreti che rappresentano. Parallelamente, il sistema ha adottato la crematistica di Aristotele, ovvero l’accumulazione illimitata di ricchezza, elevandola da minaccia per la comunità a principio fondativo della prosperità globale. Attraverso questa analisi, emerge un rovesciamento paradossale in cui le teorie nate per elevare lo spirito o proteggere la polis sono diventate gli strumenti logici dello sfruttamento materiale. Il saggio conclude sottolineando che tale evoluzione è stata resa possibile solo con l’introduzione di un soggetto morale universale, capace di agire oltre i confini della città antica.

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