Da Dio al Mercato: 7. La casa degli schiavi
Il testo analizza la concezione biblica dell’Egitto come casa degli schiavi, interpretandola non solo come una condizione storica, ma come un sistema economico e cosmico caratterizzato da un debito senza fine. A differenza della Mesopotamia, dove esistevano periodiche cancellazioni dei debiti, l’antico Egitto operava su una logica redistributiva in cui l’individuo era strutturalmente sottomesso al potere divino del faraone. La teologia ebraica ha risposto a questo modello introducendo il concetto di Giubileo, stabilendo che la terra appartiene solo a Dio e che ogni obbligazione umana deve avere un limite temporale. L’autore suggerisce che il capitalismo moderno abbia ereditato la struttura egizia, trasformando l’antico debito cosmico in un debito finanziario perenne verso il mercato. In questa prospettiva, la libertà autentica risiede nella creazione di meccanismi sociali che impediscano al debito di diventare una condizione esistenziale irreversibile.














