Da Dio al Mercato: 7. La casa degli schiavi

Il testo analizza la concezione biblica dell’Egitto come casa degli schiavi, interpretandola non solo come una condizione storica, ma come un sistema economico e cosmico caratterizzato da un debito senza fine. A differenza della Mesopotamia, dove esistevano periodiche cancellazioni dei debiti, l’antico Egitto operava su una logica redistributiva in cui l’individuo era strutturalmente sottomesso al potere divino del faraone. La teologia ebraica ha risposto a questo modello introducendo il concetto di Giubileo, stabilendo che la terra appartiene solo a Dio e che ogni obbligazione umana deve avere un limite temporale. L’autore suggerisce che il capitalismo moderno abbia ereditato la struttura egizia, trasformando l’antico debito cosmico in un debito finanziario perenne verso il mercato. In questa prospettiva, la libertà autentica risiede nella creazione di meccanismi sociali che impediscano al debito di diventare una condizione esistenziale irreversibile.

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Perchè i banchieri non vogliono l’Euro Digitale

L’attuale sistema economico poggia su una colossale illusione ottica: la sovrapposizione tra la moneta a corso legale e la moneta bancaria privata. Quest’ultima, creata dal nulla attraverso la scrittura contabile dei prestiti, ha assunto un potere tale da imporsi arbitrariamente come unico strumento di sopravvivenza sociale. Tuttavia, un sistema basato su “promesse di pagamento” di istituti privati non dovrebbe mai avere lo status di moneta a corso legale, specialmente quando queste istituzioni usano tale potere per operare una censura politica e sociale senza precedenti.

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PNRR, Keynes aveva ragione?

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta il più grande sforzo di investimento pubblico in Italia dal dopoguerra a oggi. Spesso, però, il dibattito si perde in tecnicismi o formule complesse. Qui analizziamo alcuni concetti chiave per poi immergerci nella sintesi delle finalità del piano e del suo stato di attuazione. Da un […]

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Da Dio al Mercato: 6. La parte maledetta

Il testo esplora la teoria di Georges Bataille secondo cui ogni società produce un eccesso di energia e ricchezza che deve necessariamente essere dissipato per mantenere l’equilibrio. Mentre le civiltà antiche gestivano questo surplus attraverso la distruzione rituale e la festa collettiva, il capitalismo moderno tenta erroneamente di reinvestire ogni eccedenza nella crescita infinita. Questa mancata scarica sociale trasforma il potenziale creativo in fenomeni catastrofici come guerre e crisi finanziarie, oppure riduce la celebrazione a un semplice prodotto di consumo. Oggi, la vera dissipazione non è più un rito comunitario ma si manifesta come pressione psicologica e ansia individuale. L’autore conclude che l’eccedenza non può essere eliminata, avvertendo che se non scegliamo forme sane di condivisione, subiremo le conseguenze distruttive dell’energia accumulata.

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Ladri di futuro

Di Furio Ruggiero. L’evoluzione macroeconomica italiana sta divorando i salari, espandendo la povertà e negando una prospettiva alle nuove generazioni. Incarna una transizione sistemica verso dinamiche di accumulazione basate sull’estrazione della rendita. Secondo i modelli teorici contemporanei, un sistema in cui il capitale si concentra in asset ad offerta inelastica (come gli immobili) finisce inevitabilmente […]

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Da Dio al Mercato: 5. I tre ordini del mondo

Il testo analizza la teoria della tripartizione indoeuropea di Georges Dumézil, la quale identifica una struttura sociale e religiosa fondata su tre funzioni gerarchiche: il sacro, la forza militare e la produzione economica. Attraverso miti antichi e tradizioni di popoli come Sciti, Celti e Germani, l’autore illustra come la ricchezza fosse originariamente subordinata ai valori spirituali e guerrieri. Questa organizzazione si rifletteva persino nel pantheon divino, dove ogni divinità incarnava uno specifico ruolo sociale e cosmico. Il saggio evidenzia come la modernità capitalistica abbia operato un radicale capovolgimento di questo ordine, elevando il profitto da semplice strumento a principio dominante della società. In questa prospettiva, l’epoca attuale viene interpretata come una fase in cui le logiche di mercato hanno assorbito e trasformato le antiche funzioni del diritto e della difesa.

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Da Dio al Mercato: 4. Il banchetto e il contratto

L’articolo contrappone l’antica logica omerica del dono (xenia) a quella del contratto capitalistico moderno. Nel mondo antico, doni e ricchezze non erano capitale da accumulare, ma strumenti per tessere alleanze, memorie e legami duraturi. Il mercato odierno, al contrario, si basa su transazioni anonime che si esauriscono con lo scambio, garantendo libertà dagli obblighi personali ma svuotando gli oggetti della loro storia. Pur non idealizzando il passato, l’autore conclude che una società dominata unicamente dai contratti e priva della logica del dono risulta efficientissima ma intrinsecamente fragile, poiché incapace di generare appartenenza.

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Da Dio al Mercato: 3. Achille, kleos e Capitalismo

di Alessandro Freddi (segue: 2. La parola libertà) Un’offerta impossibile C’è un momento nell’Iliade che dovrebbe far fermare qualsiasi economista. È notte. L’esercito greco sta perdendo. Agamennone, disperato di porre fine alla faida con Achille (il più grande guerriero in campo), manda tre ambasciatori con un’offerta di generosità smisurata: sette tripodi d’oro, dieci talenti d’oro, […]

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Dalla moneta d’occupazione al debito pubblico

L’articolo ricostruisce come le AM-Lire, la moneta d’occupazione stampata dagli Alleati tra il 1943 e il 1945, siano state successivamente trasformate in debito pubblico italiano attraverso la Legge del 1952. Gli autori evidenziano un trucco contabile che permise agli Stati Uniti di registrare questa moneta come “entrata di cassa”, finanziando le proprie spese militari a costo zero e scaricando il peso economico sull’Italia attraverso l’inflazione. Il saggio analizza criticamente anche la figura di Luigi Einaudi: pur avendo salvato la lira nel 1947, accettò la conversione in debito senza rivendicare rimborsi esteri, piegandosi alle dinamiche della sovranità limitata del dopoguerra. Il testo si conclude proponendo una commissione d’inchiesta per fare trasparenza su questa porzione di “debito odioso” che grava ancora oggi sui contribuenti.

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