Dove sta andando il mondo?

Con l’interruzione, o forse potremmo dire sospensione, del modello di “Nuovo Ordine Mondiale” che veniva proposto dalle élite dominanti sin dagli anni ’70, il panorama politico globale attraversa una fase di profonda transizione, segnata dalla crisi dell’ordine internazionale e dalla coesistenza di spinte innovative e modelli di forte chiusura autoritaria. L’evoluzione dei sistemi di governance a livello planetario non si limita più a una semplice contrapposizione binaria tra democrazia e dittatura, ma si articola in una pluralità di modelli ibridi e visioni ideologiche profondamente radicate nelle trasformazioni tecnologiche ed economiche.

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Da NoVax a NoTax il passo è breve

La nascita e la ricomposizione delle nuove forze del dissenso offrono un’opportunità irripetibile: evolvere dalla sola protesta sui diritti individuali e sanitari verso una vera e propria proposta di governo economico-monetaria. Per passare dalla contestazione alla costruzione di un Paese prospero, occorre affrontare il cuore della finanza pubblica.Ogni volta che si discute di una drastica riduzione della pressione fiscale, la reazione del dibattito pubblico è sempre la stessa: “E poi come si pagano ospedali, scuole e polizia?”. La domanda nasce da un equivoco reale sulla natura della moneta a corso legale. In uno Stato contemporaneo dotato di piena sovranità monetaria, la tassazione non serve a “raccogliere i soldi” che lo Stato spende: serve a ritirare moneta dalla circolazione per controllare l’inflazione e creare domanda per la valuta nazionale.

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Da Dio al Mercato: 15. Un contribuente, non un’anima

Il testo analizza la figura del soggetto giuridico nell’antica Roma, evidenziando come la Constitutio Antoniniana di Caracalla abbia trasformato milioni di individui in cittadini per finalità prettamente fiscali. L’autore spiega che il diritto romano riuscì a creare l’obligatio, un vincolo contrattuale tecnico e universale capace di legare chiunque, superando le barriere etnico-religiose della tradizione biblica. Tuttavia, a questa modernità giuridica mancava una dimensione spirituale o morale: il debitore romano era un mero contribuente e non un’anima gravata da una colpa cosmica. Mancava inoltre un sistema di azzeramento periodico del debito, come il Giubileo ebraico, portando a disuguaglianze sociali insanabili che nemmeno le riforme dei Gracchi riuscirono a risolvere. In ultima analisi, la fonte suggerisce che solo con l’avvento del Cristianesimo il vuoto del diritto romano verrà colmato, introducendo il concetto di un debito universale verso Dio.

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Da Dio al Mercato: 14. L’uomo che cancellò i debiti una sola volta

Il testo esamina l’evoluzione storica della cancellazione del debito, confrontando le pratiche delle civiltà mesopotamiche con quelle del mondo greco-romano. Mentre i sovrani di Sumer e Babilonia azzeravano periodicamente le pendenze per mantenere l’ordine sociale, l’intervento di Solone ad Atene fu un evento unico e irripetibile che non divenne mai una consuetudine istituzionale. In assenza di un sistema di reset periodico, le società greca e romana affrontarono gravi crisi strutturali, esemplificate dal fallimento della riforma agraria dei Gracchi a Roma. La narrazione evidenzia come la mancanza di una scadenza istituzionale per i debiti portasse inevitabilmente alla frammentazione del tessuto sociale e alla perdita della libertà individuale. Infine, l’autore suggerisce che solo con la tradizione biblica del Giubileo si passerà da rimedi occasionali a una visione del debito come questione etica e universale.

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Anatomia dell’Euro Digitale

L’evoluzione dei sistemi di pagamento nell’Eurozona si trova davanti a un bivio strutturale. Il dibattito pubblico tende a confondere la digitalizzazione dei processi di regolamento con l’emissione di una nuova forma di moneta. Tuttavia, dal punto di vista della scienza bancaria e della teoria economica, la distinzione tra la moneta elettronica emessa dalle banche commerciali, attualmente in uso, e il nascente Euro Digitale (la Central Bank Digital Currency, o CBDC, dell’Eurosistema) non è una sfumatura tecnologica, ma una differenza radicale di natura giuridica, di bilancio e di rischio controparte.

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La mia Patria si chiama multinazionale

Il processo di integrazione europea, e da lì il più vasto processo di integrazione mondiale rappresentato dal nascente, attualmente sospeso, Nuovo Ordine Mondiale, ha storicamente richiesto la formazione di classi dirigenti nuove. Negli anni ’70, l’establishment italiano era ancora costituito da personalità formatesi in epoca fascista e profondamente legate al trinomio ‘Dio, Patria e Famiglia’. Divenne dunque imperativo plasmare le nuove generazioni: quelle che avrebbero dovuto gestire e metabolizzare il processo storico culminato con la caduta del Muro di Berlino, la conseguente evaporazione della Prima Repubblica italiana e l’instaurarsi di una compagine capace di mettere in pratica il Piano di rinascita democratica ideato dalla loggia massonica ‘Propaganda Due’ (P2).

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Capitalismo e limite

Quattro tradizioni di pensiero che non si sono mai lette a vicenda — teologia politica, fisica applicata all’economia, teoria economica interna, storia del mercato — convergono indipendentemente su un’osservazione: il capitalismo, guardato da prospettive che non hanno nulla in comune, sembra non possedere un principio interno di arresto.
Schmitt, Benjamin, Agamben e Bataille lo leggono come assenza di un freno teologico-rituale. Georgescu-Roegen lo misura contro un limite fisico non negoziabile, quello dell’entropia. Schumpeter, Hirsch, Bell e Röpke ne osservano il limite interno: un sistema che cresce consumando le proprie condizioni di possibilità. Polanyi documenta il contromovimento storico — la società che, quando il mercato minaccia il proprio tessuto, reagisce imponendo limiti dal basso.
L’articolo non prende posizione su quale di queste letture abbia ragione, né sostiene una tesi. Mette in fila le quattro osservazioni e chiede: cosa significa che discipline così distanti abbiano isolato lo stesso problema, indipendentemente l’una dall’altra?

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Da Dio al Mercato: 13. Il prezzo del leone

Nel 301 dopo Cristo, Diocleziano fissò per decreto il prezzo massimo di oltre un migliaio di merci e servizi — dal grano alla seta, dal lavoro di un muratore al leone maschio per gli spettacoli. Pene severissime per chi violava i limiti. Il risultato fu l’opposto di quello cercato: le merci sparirono dai mercati pubblici e continuarono a circolare sottotraccia a prezzi che nessun decreto poteva raggiungere. L’Editto cadde in disuso nel silenzio. La lezione che ne resta non è che i prezzi siano sempre liberi per definizione — ma che fissarli senza intervenire sulla causa che li fa salire non risolve il problema: lo nasconde.

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La filosofia politica del Bitcoin

Il Bitcoin non è semplicemente un’innovazione finanziaria o un pezzo di brillante ingegneria informatica; è una radicale rottura epistemologica e politica con la tradizione hobbesiana e schmittiana. La filosofia politica e giurisprudenziale occidentale è rimasta intrappolata all’interno di un assioma inflessibile: “L’autorità, non la verità, fa la legge”.
In questo paradigma, la legittimità della norma e del potere giace interamente nella capacità del sovrano di imporre la propria volontà. La verità oggettiva, la giustizia o il consenso individuale sono secondari; ciò che conta è l’istituzione che detiene il monopolio della forza e la facoltà di far rispettare i patti tramite la coercizione.

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Da Dio al Mercato: 12. La strada che portava soldi

Il testo analizza la genesi dell’economia imperiale romana attraverso la tesi di Keith Hopkins, secondo cui il prelievo fiscale fu il vero motore del commercio transcontinentale. L’obbligo per le province di pagare i tributi in moneta costrinse i contadini a vendere le eccedenze, trasformando scambi locali in un circuito commerciale integrato che alimentava i consumi urbani e il mantenimento delle legioni. Le prove archeologiche dei numerosi relitti sottomarini confermano una circolazione di merci, come olio e vino, su volumi che non si sarebbero rivisti fino all’epoca moderna. Tuttavia, questa fioritura economica non era un sistema capitalistico autonomo, bensì un mercato indotto dallo Stato che declinò rapidamente con la crisi delle istituzioni politiche e militari. In definitiva, l’autore suggerisce che la Pax Romana dimostri come i mercati non nascano quasi mai spontaneamente, ma siano spesso il risultato di pressioni fiscali e necessità logistiche centralizzate.

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