Da Dio al Mercato: 5. I tre ordini del mondo
di Alessandro Freddi
(segue: 4. Il banchetto e il contratto)
Erodoto racconta, nel quarto libro delle “Storie”, che gli Sciti avevano un mito delle origini preciso e strano. Il primo uomo generò tre figli. Dal cielo caddero tre oggetti d’oro: un carro con un giogo per l’agricoltura, un’ascia da guerra, una coppa per le libagioni sacre. Quando i due figli maggiori si avvicinarono per raccoglierli, gli oggetti presero fuoco. Solo il figlio minore riuscì a toccarli senza bruciarsi. Da lui discese la stirpe regale degli Sciti.
Non è una storia qualunque. È la mappa di un intero universo morale: tre funzioni cosmiche, tre categorie di uomini, tre tipi di rapporto con il divino. L’aratro per chi produce, l’ascia per chi combatte, la coppa per chi officia. E un ordine gerarchico preciso tra le tre.
Georges Dumézil ha impiegato vent’anni di ricerche comparative per capire che quel mito non era un’invenzione scita. Era, o almeno così sosteneva, la struttura profonda di un’intera famiglia di civiltà.
La scoperta di Dumézil
Georges Dumézil pubblica nel 1958 “L’ideologia tripartita degli Indoeuropei“, dopo decenni di lavoro filologico che aveva percorso dall’Irlanda all’India, dall’Islanda all’Iran. La tesi centrale è che le antiche società indoeuropee (celti, germani, slavi, italici, greci, indoiranici) condividessero una struttura fondamentale del pensiero religioso e sociale che Dumézil chiamava trifunzionale: tre funzioni cosmiche e sociali, gerarchicamente ordinate, che si specchiavano simultaneamente nell’ordinamento umano e in quello divino.
La teoria resta discussa, e Dumézil non mancò di critici autorevoli. Ma come ipotesi interpretativa continua a esercitare una forte influenza negli studi sul mondo antico e, come strumento per leggere le gerarchie simboliche della modernità, si rivela sorprendentemente feconda.
Le tre funzioni, nella sua ricostruzione, sono queste. La prima è quella del sacro e del diritto: sacerdoti, re-sacerdoti, giuristi, custodi dell’ordine cosmico. La seconda è quella della forza fisica: guerrieri, aristocrazia militare, difensori del gruppo. La terza è quella della fecondità e dell’abbondanza: agricoltori, allevatori, artigiani, produttori di beni materiali.
La ricchezza (la produzione, l’accumulazione, il commercio) appartiene alla terza funzione. Non alla prima, non alla seconda. È necessaria, come è necessario il cibo. Ma nelle cosmologie indoeuropee ricostruite da Dumézil, l’accumulazione privata non sembra occupare il centro simbolico che assumerà invece nella modernità capitalistica. La ricchezza appare subordinata a funzioni superiori, sacre o politico-militari, più che elevata a criterio autonomo di valore.
Dall’India all’Irlanda
La convergenza delle prove che Dumézil raccoglie è difficile da liquidare come coincidenza. Nell’India vedica la struttura corrisponde alle tre caste arya: i brahmana sacerdoti, gli kshatriya guerrieri, i vaisya produttori. Nel mondo iranico, l’Avesta menziona i sacerdoti athravan, i guerrieri rathaestar e gli agricoltori-allevatori vastryo-fsuyant. Culture lontanissime nel tempo e nello spazio, che non si sono mai incontrate, eppure articolano il cosmo secondo la stessa grammatica.
Tra i Celti il caso è forse il più documentato. La Gallia conquistata da Cesare e l’Irlanda precristiana mostrano la stessa struttura con una precisione quasi burocratica: i druidi in cima, sacerdoti-giuristi-depositari della tradizione orale, con uno statuto quasi sovranazionale che li esimeva dal servizio militare e dalle imposte; l’aristocrazia militare, la flaith irlandese, unica proprietaria della terra; e infine i contadini liberi, definiti nelle fonti esclusivamente come possessori di vacche.
Non esiste, in questa tripartizione, un posto privilegiato per il mercante o per il prestatore di denaro. Naturalmente commercio e accumulazione esistevano già nel mondo antico : basti pensare ai mercanti romani o alle città fenicie. Ciò che cambia con la modernità non è la presenza della ricchezza, ma la sua trasformazione in principio dominante dell’ordine sociale: da strumento al servizio di altre funzioni a fine in sé.
Gli dèi e le loro funzioni
Nel pantheon nordico e germanico questo ordine valoriale si rispecchia con una chiarezza che colpisce. Odino è il dio della prima funzione: signore della magia, della saggezza, della profezia, della regalità sacra. I suoi attributi sono conoscenza e potere cosmogonico: il sacrificio di sé sull’albero del mondo per ottenere le rune, l’offerta di un occhio al pozzo della saggezza. Non è un dio dell’accumulazione: è un dio della comprensione.
Thor è il dio della seconda funzione: forza, protezione, guerra, il martello che difende gli dèi dai giganti. Freyr e Freya appartengono alla terza: fecondità, abbondanza, amore, il raccolto. La struttura è lì, identica a quella vedica e celtica: prima il sacro, poi la forza, poi la produzione.
I vichinghi che saccheggiavano i monasteri europei non lo facevano primariamente per accumulare capitale: lo facevano per conquistare gloria e distribuire bottino nel banchetto della sala dell’idromele, bevanda rituale dei guerrieri e degli dèi, dove il capo dimostrava il proprio rango attraverso la generosità. Il re vichingo che trattiene per sé il bottino invece di distribuirlo ai suoi uomini è, in quel sistema, un re fallito non perché sia avaro nel senso morale, ma perché ha tradito la sua funzione.
Una gerarchia capovolta
Che la teoria di Dumézil descriva fedelmente le società indoeuropee è ancora discusso. Ma come chiave per leggere le trasformazioni simboliche della modernità resta uno strumento potente.
Se si adotta la griglia duméziliana come strumento interpretativo, la modernità economica può apparire come una progressiva centralizzazione della terza funzione. Tra il mondo indoeuropeo antico e il Capitalismo moderno si estendono secoli di storia: il cristianesimo, il diritto romano, la rivoluzione urbana medievale, il protestantesimo, l’industrializzazione. Non si tratta di una genealogia lineare, ma di una trasformazione lenta e stratificata in cui la ricchezza conquista un primato simbolico che in precedenza non aveva.
Il prete diventa manager della diocesi, il generale valuta il conflitto in termini di costo-beneficio, il politico risponde al mercato finanziario prima che ai suoi elettori. Non è detto che questo rappresenti una rottura totale con il passato: forse il Capitalismo non ha distrutto il vecchio ordine trifunzionale. Forse ha soltanto trasformato ciò che un tempo era mezzo nel principio ordinatore dell’intero sistema.
(segue)
Bibliografia
Erodoto, Storie, IV, 5-7, traduzione di Luigi Annibaletto, Mondadori, Milano 1956.
Dumézil, Georges, L’ideologia tripartita degli Indoeuropei, Il Cerchio, Rimini 2015 [ed. or. 1958].
Mauss, Marcel, Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche, Einaudi, Torino 2002 [ed. or. 1923-24].




