Palantir è la nuova Compagnia delle Indie?

La filosofia politica moderna ha sempre faticato a rispondere con precisione a questa domanda: dove finisce lo Stato e dove comincia il potere privato? La risposta, per secoli, è rimasta almeno teoricamente chiara. Oggi, con l’avvento di aziende come Palantir Technologies, quella linea di demarcazione si è fatta così sottile da risultare quasi invisibile.

Fondata da Peter Thiel nel 2003 lo stesso anno in cui nasceva Facebook, Palantir è diventata qualcosa di difficilmente classificabile con le categorie tradizionali. Non è semplicemente un’azienda tecnologica nel senso in cui lo sono Google o Microsoft. È, più propriamente, un’infrastruttura cognitiva dello Stato moderno: una entità privata che ha progressivamente acquisito il controllo sulle capacità analitiche e decisionali di governi democratici, eserciti e agenzie di sicurezza.

Vale la pena richiamare qui un’analogia storica tanto suggestiva quanto inquietante, e che costituisce il filo conduttore di questa analisi: quella con la Compagnia delle Indie Orientali. La English East India Company, fondata nel 1600, era tecnicamente un’impresa commerciale privata. Eppure, nel giro di due secoli, aveva costruito un proprio esercito, amministrava territori vastissimi, riscuoteva tasse e decideva della vita e della morte di milioni di persone. Il suo potere era, nei fatti, sovrano anche se le sue azioni erano sempre formalmente “in nome” della Corona britannica. Il filosofo Edmund Burke, nel suo celebre atto d’accusa contro Warren Hastings nel 1788, denunciò con forza questa ambiguità: un’entità privata che esercitava funzioni pubbliche senza la responsabilità che le funzioni pubbliche comportano. Accountability senza potere, o peggio: potere senza accountability.

Palantir, mutatis mutandis, ripropone oggi questa struttura.

I Tre Pilastri di un Impero Invisibile

Il Potere sui Dati: Governare Senza Governare

Le piattaforme Gotham e Foundry — nomi non privi di risonanza letteraria, tra Tolkien e la filosofia della fondazione, sono oggi integrate nelle operazioni quotidiane di agenzie federali americane come ICE, IRS, NYPD e LAPD. Gestiscono registri fiscali, dati sull’immigrazione, informazioni sanitarie. Complessivamente, il sistema è capace di analizzare dati relativi a centinaia di milioni di cittadini americani.

Questa capacità ha un nome tecnico, data integration, ma la sua sostanza politica è ben più profonda. Chi controlla l’analisi dei dati controlla la conoscenza su cui si basano le decisioni dello Stato. E chi controlla la conoscenza, in un certo senso, controlla lo Stato stesso. Michel Foucault lo aveva intuito decenni fa: il potere non risiede soltanto nella forza bruta, ma nella capacità di produrre e governare la verità. Palantir non si limita a fornire strumenti: plasma la realtà epistemica entro cui le istituzioni operano.

Il Supporto Militare: Dalla Silicon Valley ai Campi di Battaglia

Il secondo pilastro è quello della difesa. Palantir è fornitore chiave del Dipartimento della Difesa americano, con contratti significativi che includono supporto alle Forze di Difesa Israeliane. Il suo software utilizza l’intelligenza artificiale per l’analisi e la selezione degli obiettivi in contesti operativi: in pratica, algoritmi che contribuiscono a determinare quali strutture possano essere considerate bersagli legittimi.

Siamo entrati, senza troppo clamore pubblico, in un territorio che la filosofia della guerra, da Clausewitz a Michael Walzer, non aveva mai contemplato in questi termini. La “nebbia della guerra” di clausewitziana memoria si dissolve parzialmente grazie all’analisi dei dati, ma lascia il posto a una nuova opacità: quella degli algoritmi che mediano tra l’osservazione e la decisione letale. Chi risponde di una scelta algoritmica sbagliata? L’operatore? L’ingegnere? L’azienda? O nessuno, come spesso accade quando la responsabilità si distribuisce su una catena tecno-burocratica abbastanza lunga?

La Compagnia delle Indie aveva i suoi mercenari. Palantir ha il suo codice.

La Visione Ideologica: Thiel e il Tramonto della Democrazia Liberale

Il terzo pilastro è forse il più controverso, e certamente il più esplicito. Peter Thiel ha affermato pubblicamente che “libertà e democrazia non sono più compatibili” in determinate circostanze. Non si tratta di una boutade provocatoria: è una posizione coerente con il sostegno finanziario che l’azienda ha offerto a Curtis Yarvin, teorico del movimento neoreazionario, che propone la sostituzione della democrazia con un modello di governance tecnocratico e centralizzato, una sorta di monarchia corporativa in cui lo Stato viene gestito come un’azienda.

Yarvin chiama questa visione Patchwork: una rete di città-stato governate da CEO-sovrani, liberi dai vincoli delle costituzioni e delle assemblee rappresentative. È Platone reinterpretato dalla Silicon Valley, con la differenza che il filosofo-re di Platone doveva almeno aspirare alla saggezza, mentre il CEO-sovrano di Yarvin deve semplicemente massimizzare l’efficienza.

L’Integrazione Istituzionale: Quando il Fornitore Diventa il Sistema

Negli ultimi anni, il modello di business di Palantir è evoluto in una direzione particolarmente significativa. Non si tratta più soltanto di vendere software alle istituzioni: si tratta di integrarsi dentro le istituzioni stesse, al punto da rendere difficile distinguere dove finisce l’azienda e dove inizia lo Stato.

Due esempi recenti lo illustrano con chiarezza. Il contratto ImmigrationOS con ICE affida a Palantir lo sviluppo di una piattaforma di intelligenza artificiale destinata a supportare le operazioni di controllo e deportazione dei migranti — una funzione che, in qualunque tradizione liberale, appartiene al nucleo duro della sovranità statale. Il progetto IRS, ancora più rivelatore, ha visto dipendenti Palantir integrati fisicamente all’interno dell’agenzia fiscale americana per sviluppare un database unificato delle cartelle tributarie di tutti i cittadini — un progetto che ha suscitato preoccupazioni trasversali in seno al Congresso, tanto tra i conservatori quanto tra i progressisti.

Questa strategia di penetrazione istituzionale ricorda da vicino quella della Compagnia delle Indie, che non si limitava a commerciare con i territori coloniali ma vi insediava propri funzionari, costruiva proprie strade, amministrava propria giustizia. La differenza è che la Compagnia delle Indie operava all’estero; Palantir opera dentro le istituzioni del paese che la ospita.

Il Manifesto: Una Weltanschauung in Ventidue Punti

Nel 2023, Palantir ha pubblicato un documento programmatico di ventidue punti che costituisce, a tutti gli effetti, una dichiarazione di visione del mondo — una Weltanschauung aziendale di rara esplicitezza. Alcuni passaggi meritano attenzione.

Sul piano militare, il manifesto esprime scetticismo verso i trattati internazionali per la regolamentazione delle armi basate sull’intelligenza artificiale, sostenendo che la nuova deterrenza sarà gestita non dagli Stati ma dalle aziende tecnologiche leader del settore. È un’affermazione di straordinaria portata: la governance della guerra affidata al mercato.

Sul piano geopolitico, il documento suggerisce di riconsiderare la “neutralizzazione postbellica di Germania e Giappone”, una posizione che si allinea con i dibattiti sulla necessità di una maggiore autonomia strategica di questi paesi, aprendo contestualmente nuovi mercati per il software di difesa. La coincidenza tra visione strategica e interesse commerciale è, almeno in questo caso, piuttosto trasparente.

Sul piano culturale, il manifesto afferma che “alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre rimangono disfunzionali e regressive”, invitando a resistere a un “pluralismo vacuo e vuoto”. Formulazioni di questo tipo — per quanto possano essere lette in chiave di promozione dello sviluppo culturale funzionale — appartengono a un lessico che la storia europea ha imparato a riconoscere e, con ragione, a trattare con estrema cautela.

Infine, il manifesto propone il ripristino della leva militare obbligatoria universale e invita la Silicon Valley a contribuire alla sicurezza urbana attraverso l’analisi predittiva. Gotham, la piattaforma che porta il nome della città fittizia di Batman, è esplicitamente promossa come strumento per la prevenzione del crimine.

Il Leviatano Privato

Thomas Hobbes immaginava il Leviatano come un’entità artificiale, creata dagli uomini per superare la guerra di tutti contro tutti: uno Stato onnipotente ma, almeno nelle intenzioni, pubblico e responsabile. Quello che Palantir sembra prefigurare è qualcosa di strutturalmente diverso: un Leviatano privato, dotato delle stesse capacità di controllo e di intervento, ma sottratto alla logica della rappresentanza e dell’accountability democratica.

La Compagnia delle Indie fu infine nazionalizzata dalla Corona britannica nel 1858, dopo che il suo potere incontrollato aveva prodotto una delle più sanguinose rivolte della storia coloniale. La storia, notoriamente, non si ripete ma, come diceva Twain, spesso fa rima.

La domanda che rimane aperta non è se Palantir sia “buona” o “cattiva”: è una domanda troppo semplicistica per un fenomeno di questa complessità. La domanda è strutturale: quali meccanismi democratici sono in grado di esercitare un controllo effettivo su un’entità privata che ha acquisito funzioni sovrane? E, in assenza di tali meccanismi, chi decide, e in base a quale legittimità, chi viene deportato, chi viene sorvegliato, chi viene colpito?

Sono domande che le nostre istituzioni faticano ancora a formulare con precisione. Palantir, nel frattempo, continua a operare.

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Furio Ruggiero - Osservatore e analista dello spirito del tempo, persegue l'antico cammino di Malāmat NON senza successo.