La vera storia delle termiti europee che divorarono la Repubblica dall’interno

se la sovranità appartiene al popolo, come si spiega che una legge approvata dal Parlamento italiano, cioè dai rappresentanti eletti dal popolo sovrano, possa essere lasciata inapplicata da un giudice in quanto incompatibile con una disposizione europea? E come siamo arrivati a prevedere, addirittura nella nostra Costituzione, che il Parlamento debba esercitare la potestà legislativa rispettando i vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea?

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Non tutti i Bloc sono Black

Quando le vetrine vanno in frantumi o una piazza si trasforma in un teatro di scontri, il dibattito pubblico si polarizza istantaneamente attorno a un copione già scritto. Da un lato la condanna unanime della violenza, dall’altro la richiesta perentoria di “ripristinare l’ordine”. Tuttavia, la storia dei movimenti sociali e delle strategie di sicurezza insegna che la violenza di piazza non è sempre un sottoprodotto spontaneo della contestazione: spesso è la premessa necessaria per legittimare la repressione.

Dietro la narrazione del black bloc monolitico e ingovernabile si cela frequentemente una dinamica più complessa, fatta di infiltrazioni, provocazioni calcolate e prove fabbricate ad arte. Perché se l’obiettivo del potere è neutralizzare il dissenso politico, il modo più efficace per riuscirci è privarlo di legittimità morale agli occhi dell’opinione pubblica.

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Dallo “Stato di diritto” allo “Stato di fatto”

Anche se per la maggior parte dei lettori può apparire una novità, le istituzioni politiche che oggi definiamo democrazie occidentali poggiano su fondamenta teoriche silenziose ma pervasive, edificate alla fine del 1600. Quando osserviamo la struttura di uno Stato moderno, la separazione dei poteri o la tutela costituzionale dei diritti individuali, stiamo di fatto abitando una casa progettata da John Locke.

Nei suoi Due trattati sul governo (1689), il filosofo inglese formalizzò un principio destinato a plasmare la modernità: a differenza di quanto sostenuto dai teorici dell’assolutismo regio, gli individui nascono in uno stato di uguaglianza e libertà naturale, e il potere politico deriva esclusivamente dal consenso dei governati. Per Locke, lo Stato nasce da un contratto sociale con l’unico scopo di garantire, attraverso un giudice imparziale e leggi certe, ciò che preesiste ad esso: la vita, la libertà e, soprattutto, la proprietà.

Questo paradigma giusnaturalista e liberale ha retto per oltre tre secoli, confluendo nelle Costituzioni del Secondo Dopoguerra, largamente ispirate da vecchi principi massonici. Tuttavia, l’attuale fase storica manifesta una sfasatura profonda e ormai insanabile tra l’impianto teorico delle nostre carte fondamentali e la realtà materiale della governance globale. Due fattori concomitanti hanno di fatto superato l’efficacia del modello lockiano: da un lato, la mutazione antropologico-culturale della cittadinanza; dall’altro, l’avvento di un tecnocapitalismo pervasivo le cui logiche procedono a una velocità e con modalità del tutto estranee al diritto scritto.

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Il capolinea del “Lavoro inutile”

Sotto il peso di un’iper-regolamentazione costante, il terziario contemporaneo si è trasformato in quello che potremmo definire un’immensa “buca keynesiana”. Come teorizzava John Maynard Keynes nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (1936), in tempi di crisi un governo potrebbe teoricamente pagare le persone per scavare buche di giorno e riempirle di notte, pur di mantenere l’occupazione e stimolare i consumi. L’economia moderna ha sublimato questo paradosso: non scaviamo più buche fisiche, ma compiliamo infiniti moduli di compliance, generiamo rendiconti finanziari ridondanti, partecipiamo a riunioni di allineamento su altre riunioni e gestiamo cavilli HR che non aggiungono un grammo di valore reale alla società.

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Cessione della sovranità monetaria e controlimiti

Il presente lavoro esamina la legittimità costituzionale della cessione della sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea alla luce dell’art. 11 della Costituzione italiana. La tesi centrale è che la Corte Costituzionale non abbia mai sottoposto tale cessione a una verifica effettiva dei controlimiti, dando per scontata la copertura dell’art. 11 senza accertare se la moneta unica persegua le finalità di «pace e giustizia fra le Nazioni» che la norma pone come condizione.

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Da “rozze menti volgari” ad analfabeti funzionali

Nella retorica delle decadenti democrazie costituzionali, il popolo viene proclamato titolare esclusivo della sovranità. Tuttavia, la storia del pensiero giuridico e delle istituzioni penali rivela una frattura strutturale tra la finzione del “popolo sovrano” e la realtà del “popolo suddito”, costantemente rappresentato e trattato dalle élite al potere come una massa irrazionale, un gregge da disciplinare o una mandria da governare.

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