La sacralizzazione del debito

In un recente saggio pubblicato da Marco Saba, si esplora la traiettoria storico-linguistica dell’infrastruttura contabile del debito, postulando l’esistenza di un isomorfismo strutturale tra le cosmologie mistico-teologiche e i sistemi di accentramento finanziario. Le tesi esposte, sono ben attestate accademicamente e possono fare ulteriore chiarezza sui reali metodi di manipolazione delle masse ed il controllo Statale.

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Da Dio al Mercato: 11. Il Tempio di Castore

Nella Roma repubblicana, le grandi compagnie di appaltatori pubblici (le societates publicanorum) avevano sviluppato strumenti organizzativi che anticipano alcune caratteristiche fondamentali della società per azioni moderna: quote trasferibili, rappresentanza collettiva, continuità dell’ente oltre i singoli soci. Non erano capitalisti: mancavano contabilità sistematica, reinvestimento del profitto, crescita autonoma. Ma avevano già risolto, per ragioni pratiche di scala imperiale, problemi che il Capitalismo moderno avrebbe dovuto affrontare di nuovo — trovando un’eredità giuridica già parzialmente elaborata.

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La scarsità economica è un falso problema?

Si analizza il paradosso della scarsità economica alla luce della tesi dell’«opulenza originaria» formulata da Marshall Sahlins. Attraverso un confronto critico tra l’antropologia economica sahliniana e le tesi di Friedrich A. Hayek, si sostiene che il cosiddetto «problema della conoscenza» non sia un dilemma tecnico inerente l’allocazione delle risorse, bensì il risultato di una configurazione politica che ha eretto strutture di controllo sovradimensionate. Si conclude proponendo una riflessione sulla necessità di disarticolare il nesso tra produzione infinita e benessere sociale.

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Da Dio al Mercato: 10. Due eredità, un solo Capitalismo

L’articolo esamina come il capitalismo finanziario moderno abbia reinterpretato e stravolto le radici del pensiero greco classico per giustificare il proprio dominio. L’autore illustra come l’astrazione platonica sia stata trasformata in una gerarchia economica dove i derivati finanziari, simili alle ombre della caverna, appaiono più reali dei beni concreti che rappresentano. Parallelamente, il sistema ha adottato la crematistica di Aristotele, ovvero l’accumulazione illimitata di ricchezza, elevandola da minaccia per la comunità a principio fondativo della prosperità globale. Attraverso questa analisi, emerge un rovesciamento paradossale in cui le teorie nate per elevare lo spirito o proteggere la polis sono diventate gli strumenti logici dello sfruttamento materiale. Il saggio conclude sottolineando che tale evoluzione è stata resa possibile solo con l’introduzione di un soggetto morale universale, capace di agire oltre i confini della città antica.

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Manuale per il controllo dello Stato: VII Capitolo

Il potere, per sopravvivere e non collassare sotto il peso della pura coercizione fisica, deve trasformare la forza in autorità legittima. Il rito è il dispositivo tecnico che rende possibile questa trasmutazione. Esso è concepito sin dagli albori come uno dei più efficaci e potenti collanti sociali in forza del quale è possibile controllare qualsiasi gruppo di qualsiasi dimensione.

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In difesa della dignità postumana

Il transumanesimo è un movimento dai contorni poco definiti che si è sviluppato gradualmente negli ultimi due decenni e può essere visto come una derivazione dell’umanesimo secolare e dell’Illuminismo. Sostiene che l’attuale natura umana sia migliorabile attraverso l’uso della scienza applicata e di altri metodi razionali, che potrebbero rendere possibile aumentare la durata della vita in salute, estendere le nostre capacità intellettuali e fisiche e darci un maggiore controllo sui nostri stati mentali e umori. [1] Le tecnologie di interesse includono non solo quelle attuali, come l’ingegneria genetica e la tecnologia dell’informazione, ma anche gli sviluppi futuri previsti, come la realtà virtuale completamente immersiva, la nanotecnologia in fase di macchina e l’intelligenza artificiale.

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Diritto internazionale: tutti ne parlano e nessuno lo applica. (Ma poi esiste veramente?)

Il diritto naturale è l’unica fonte. Chi nega il diritto naturale entro i propri confini non può generare il diritto internazionale fuori dai confini.
Ricordiamoci della Francia rivoluzionaria o del Piemonte risorgimentale: violatori del diritto naturale all’interno, violatori del diritto internazionale.
Purtroppo oggi esistono troppe ideologie che niente sanno di diritto naturale.
Prendete la triade che combatte oggi in Medio Oriente: Iran, Israele, USA in ordine alfabetico. Islamismo, sionismo, liberismo: tre ideologie che non conoscono il diritto naturale. Senza dimenticare il comunismo, oggi quieto sul fronte bellico.
Temo che dovremo rassegnarci.
Dovremo accontentarci di un diritto internazionale pattizio e accettare il fatto che il mondo politico attuale non ha gli elementi non dico per realizzare, ma nemmeno per concepire un diritto internazionale.
Il diritto internazionale è oggi semplicemente il diritto del più forte.
Almeno la Knesset in Israele ha avuto il pregio della chiarezza.

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Da Dio al Mercato: 9. Quando “economia” significava un’altra cosa

Il testo esplora l’evoluzione del concetto di economia, evidenziando il passaggio dalla visione classica greca alla moderna teoria del mercato. Originariamente intesa come oikonomia, ovvero la gestione etica della casa finalizzata al benessere comune, questa disciplina è stata radicalmente trasformata dall’affermazione della crematistica, l’accumulazione illimitata di ricchezza condannata da Aristotele. L’autore utilizza la figura di Talete di Mileto per illustrare l’origine della speculazione finanziaria, un tempo considerata un’aberrazione sociale e oggi divenuta il motore del sistema produttivo. Con l’avvento di Adam Smith, il profitto individuale è stato legittimato come fine supremo, separando l’economia dai suoi originari vincoli politici e morali. Questa analisi storica sottolinea come il linguaggio antico sia stato svuotato del suo significato per giustificare un modello basato sulla crescita infinita e sul denaro come fine autonomo. In sintesi, la fonte riflette sulla perdita della dimensione comunitaria e civile nell’agire economico contemporaneo.

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La medicina è una scienza?

Questo saggio analizza criticamente lo statuto epistemologico della medicina, sostenendo che essa non possa essere definita una scienza galileiana nel senso stretto del termine. L’autore evidenzia come la pratica medica si basi sulla statistica inferenziale e su probabilità arbitrarie piuttosto che su leggi universali e necessarie, citando la crisi della riproducibilità e i limiti del metodo p-value. Attraverso il pensiero di figure come Cochrane, Popper e Ippocrate, il testo distingue tra la conoscenza degli universali e l’arte pratica (techne) applicata al singolo individuo. Viene denunciata la tendenza della medicina moderna a presentarsi come un dogma scientifico per ottenere legittimazione sociale, tradendo la propria natura di sapere empirico e particolare. In definitiva, l’opera invita a un’onestà intellettuale che riconosca alla medicina il ruolo di saggezza clinica superiore, piuttosto che quello di una fisica applicata.

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