La filosofia politica del Bitcoin

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di Erik Cason, autore di “Cryptosovereignty: The Encrypted Political Philosophy of Bitcoin”.

1. Il dogma dell’Autorità nel mondo moderno

Dalla pubblicazione del De Cive di Thomas Hobbes, la filosofia politica e giurisprudenziale occidentale è rimasta intrappolata all’interno di un assioma inflessibile: Auctoritas, non veritas facit legem (“L’autorità, non la verità, fa la legge”). In questo paradigma, la legittimità della norma e del potere giace interamente nella capacità del sovrano di imporre la propria volontà. La verità oggettiva, la giustizia o il consenso individuale sono secondari; ciò che conta è l’istituzione che detiene il monopolio della forza e la facoltà di far rispettare i patti tramite la coercizione.

Il giurista tedesco Carl Schmitt ha portato questa logica alla sua estrema conseguenza nel Novecento con la sua celebre definizione: «Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione». Il vero potere, secondo Schmitt, non si rivela nell’amministrazione ordinaria della legge, ma nella capacità di sospenderla. Quando si manifesta un’emergenza — sia essa una crisi politica, militare o finanziaria — il sovrano si pone al di sopra delle regole che egli stesso ha promulgato, dichiarando lo “stato di eccezione”.

Nel nostro sistema monetario e finanziario contemporaneo (il sistema fiat), viviamo in un perenne stato di eccezione. Le banche centrali ed i governi mantengono il potere assoluto di svalutare la moneta, congelare i conti bancari, censurare le transazioni e sequestrare la ricchezza privata con un semplice decreto emergenziale. In addenda le banche commerciali applicano regole arbitrarie per limitare l’accesso e la circolazione dei crediti che loro stesse creano dal nulla, nella ignavia dei governi e delle banche centrali. Il cittadino, ridotto a quella che Giorgio Agamben definirebbe “nuda vita”, si trova del tutto inerme di fronte al capriccio giurisprudenziale del sovrano istituzionale.

2. La rivoluzione epistemologica del codice

Il Bitcoin non è semplicemente un’innovazione finanziaria o un pezzo di brillante ingegneria informatica; è una radicale rottura epistemologica e politica con la tradizione hobbesiana e schmittiana.

Per la prima volta nella storia umana, un sistema di regole opera capovolgendo la massima del potere statale in: Veritas, non auctoritas facit legem (“La verità, non l’autorità, fa la legge”).

All’interno della rete Bitcoin, la legittimità non deriva da giuramenti umani, tribunali, Costituzioni o eserciti. Deriva unicamente dalla verifica crittografica, dalle leggi della matematica e dal consenso distribuito della prova di lavoro (Proof-of-Work). La rete non si affida all’autorità di un’istituzione centrale per stabilire cosa sia vero, chi possieda cosa o quali transazioni siano valide: il protocollo verifica matematicamente la realtà oggettiva dei dati. Se una transazione rispetta le regole del codice, è vera e inconfutabile; se non le rispetta, viene respinta, indipendentemente dall’autorità, dal potere o dal titolo di chi ha tentato di trasmetterla.

3. La definitiva abolizione dello “Stato di Eccezione”

L’implicazione filosofica più sconvolgente della crittografia decentralizzata è l’eliminazione del sovrano schmittiano. Nel Bitcoin non esiste alcuna possibilità di decretare uno stato di eccezione.

Non esiste un amministratore delegato, non esiste un comitato di crisi, non c’è alcuna banca centrale o tribunale supremo in grado di premere un pulsante per sospendere le regole, aumentare l’offerta di moneta oltre i 21 milioni di unità o confiscare i fondi di un utente “sgradito”. Il codice si applica con assoluta inflessibilità sia al cittadino comune che allo Stato più potente del mondo. La matematica non conosce emergenze politiche; il protocollo non si piega alla convenienza del momento.

Questo rappresenta il compimento di un ordine politico fondato su regole autenticamente egualitarie, dove la legge non è più uno strumento di dominazione del sovrano sui sudditi, ma un perimetro matematico inviolabile che protegge la sovranità del singolo.

4. Dal monopolio della violenza alla “Cryptosovranità”

Come ha mostrato Walter Benjamin nel suo saggio Per la critica della violenza, l’intero edificio legale dello Stato moderno è intimamente intrecciato con la violenza coercitiva: la legge nasce dalla violenza e viene conservata attraverso la minaccia continua di altra violenza (polizia, carceri, espropri).

La Cryptosovranità offre un’uscita di sicurezza pacifica da questo ciclo secolare. La crittografia a chiave pubblica consente agli individui di creare uno spazio di proprietà e di interazione sociale completamente emancipato dalla minaccia della forza fisica. Quando una ricchezza è protetta da chiavi crittografiche, la forza brutale dello Stato perde la sua leva fondamentale: un segreto matematico non può essere sequestrato con la violenza, né modificato con una legge speciale.

In conclusione, la crittografia non serve solo a nascondere informazioni, ma a costruire un commonwealth digitale inviolabile. Il Bitcoin è prassi politica incarnata: è lo strumento che permette all’umanità di compiere il passaggio storico dall’obbedienza all’autorità coercitiva alla liberazione attraverso la verità matematica.


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