La scuola italiana forma persone incapaci di comprendere il proprio tempo

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Un diciottenne che oggi conclude il proprio percorso in un liceo italiano, magari conseguendo il massimo dei voti all’esame di Stato, si ritrova a vivere una situazione profondamente paradossale. È in grado di tradurre una versione di Cicerone o di analizzare la complessa struttura metrica di un sonetto di Petrarca o le figure retoriche di Manzoni, ma si scopre del tutto analfabeta di fronte ai meccanismi fondamentali che governano la società attuale in cui vive.
Non solo non sa cosa sia un bollettino postale, come interpretare le voci di una busta paga, come funzioni il bilancio di una famiglia o cosa sia lo SPID, conoscenze fondamentali per la vita di tutti i giorni, ma ignora completamente che cosa sia lo spread dei tassi di interesse dei titoli di stato, come funzioni l’economia nel suo insieme (macroeconomia), non conosce i propri diritti e doveri costituzionali e non possiede le competenze per difendersi dalle sofisticate manipolazioni psicologiche dei social media.
E stiamo parlando degli studenti formati nei licei, che nelle intenzioni della politica dovrebbero diventare la futura élite dell’Italia.
Nelle altre scuole superiori, a taglio tecnico o professionale, le carenze di cultura generale sono ancora maggiori.
L’obiettivo fondamentale e dichiarato della formazione liceale dovrebbe essere quello di fornire gli strumenti metodologici, scientifici e critici per decodificare, comprendere e governare la complessità del mondo contemporaneo.
Questo obiettivo, però, fallisce in modo sistematico: la scuola italiana non sta formando cittadini consapevoli; sta plasmando anacronismi viventi, persone colte del passato ma disarmate di fronte al presente.
Nota per il lettore: chi scrive si è diplomato in un liceo e poi si è laureato, rendendosi successivamente conto di quante competenze fondamentali (non accessorie) non gli erano state trasmesse nel corso della carriera scolastica, prima liceale e poi universitaria.

Un deserto di competenze contemporanee

Le carenze degli attuali programmi ministeriali non sono dettagli secondari o semplici lacune da colmare, ma voragini strutturali che compromettono la crescita dei ragazzi. Nei licei tradizionali sono totalmente assenti discipline che non sono per nulla “materie tecniche” o professionali, ma che sono oggi indispensabili, la grammatica fondamentale della società moderna.
Facciamo alcuni esempi (lungi da me fare un elenco esaustivo delle carenze nei programmi in un semplice articolo).

  • Macroeconomia e basi di finanza: Senza di esse, per un cittadino diventa impossibile comprendere la radice delle crisi geopolitiche, l’impatto dei trattati internazionali, l’evoluzione dei mercati, fenomeni quotidiani come l’inflazione e i tassi di interesse, come le grandi società della finanza internazionale riescano ad imporre le proprie decisioni alla politica. Il cittadino che ignora come si crea il denaro, come si genera e distribuisce la ricchezza è un cittadino fatalmente esposto alle retoriche populiste e alle oscillazioni di un sistema economico che subisce in modo passivo, senza comprendere ciò che sta realmente accadendo.
  • Diritto: La conoscenza dei fondamenti dello Stato, della Costituzione, dei contratti e delle tutele sul lavoro, dei trattati internazionali, non è un sapere specialistico per giuristi, ma l’ossatura della convivenza civica. Ignorarla significa non sapere dove finisce il potere delle istituzioni e dove iniziano le libertà individuali. Significa non comprendere in quale modo vengono posti dei vincoli, in positivo o in negativo, all’agire dei cittadini.
  • Psicologia sociale e comunicazione: In un’epoca dominata da algoritmi predittivi, social network e campagne di disinformazione di massa, ignorare lo studio scientifico del conformismo, dei bias cognitivi, dell’euristica del giudizio e delle dinamiche di gruppo lascia i giovani privi di difese immunitarie contro questi fenomeni. A maggiore ragione oggi, con le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. Comprendere la sintassi dell’immagine, i meccanismi della persuasione mediatica e i linguaggi multimediali (inclusi il cinema e la musica contemporanea) è uno scudo critico indispensabile per non essere manipolati.

Il peccato originale: l’eredità di Giovanni Gentile

Per comprendere le cause di queste carenze strutturali nei programmi dei licei è necessario risalire al 1923, l’anno della Riforma Gentile. Il filosofo idealista impostò la scuola italiana su una rigida gerarchia culturale. Da un lato la “cultura alta” nei licei (la filosofia teorica, la storia, le lingue classiche, la letteratura), destinata alla futura classe dirigente; dall’altro le conoscenze applicate e professionali, relegate agli istituti tecnici e considerate intrinsecamente inferiori.

Questo impianto aristocratico ed elitario, ed oggi certamente anche anacronistico, è sopravvissuto indenne a un secolo di storia. L’accademia e la scuola italiana sono ancora intrappolate nel pregiudizio secondo cui studiare il passato sia l’unico modo per sviluppare una “forma mentis” superiore, mentre analizzare i modelli della macroeconomia o le scienze della comunicazione o apprendere le basi del diritto sarebbero un esercizio utilitaristico e privo di valore “umanistico”. La cultura liceale italiana si è arroccata in una concezione puramente storicistica: si è convinti che per capire il presente basti studiare il passato, ignorando che il mondo contemporaneo ha sviluppato complessità sistemiche e tecnologiche che richiedono strumenti scientifici e analitici del tutto nuovi. Se questa visione della cultura umanistica era probabilmente già carente ai tempi di Giovanni Gentile, nel mondo attuale la mancanza di certe conoscenze fondamentali priva le persone che appartengono alla classe dirigente, quindi indirettamente tutta la società, degli elementi indispensabili per comprendere il mondo in cui viviamo. In una democrazia questo significa che un popolo non è in grado di comprendere i motivi per cui è mal governato e le cause profonde dei problemi che si dovrebbero risolvere.

Il secondo peccato: sono passati 100 anni, ma i programmi sono gli stessi

Oltre al problema originario dell’impostazione di Gentile, il secondo problema è che i programmi di 100 anni fa, di letteratura, di storia, di filosofia, terminavano con le conoscenze al XIX secolo. Dopo oltre 100 anni la letteratura, la storia, la filosofia, la storia dell’arte, ma anche la fisica, la matematica, si sono nel frattempo evolute, aggiungendo oltre 100 anni di conoscenze complesse e articolate tipiche del mondo di oggi.

Continuando a studiare in modo approfondito le conoscenze del passato, avendo a disposizione lo stesso monte ore nei corsi scolastici si arriva inevitabilmente a trascurare lo studio delle conoscenze dell’ultimo secolo, senza le quali la comprensione del tempo presente risulta inevitabilmente inadeguata.
A che pro conoscere a fondo Platone ed Aristotele, senza conoscere quasi nulla del pensiero di filosofi che si sono occupati del problemi attuali come ad esempio la bioetica (Hans Jonas), la società del controllo (Michel Foucault), il linguaggio che crea la realtà (Jacques Derrida) ?

Perché la politica rifiuta il cambiamento: i veri motivi

Se la diagnosi è chiara, perché nessun governo ha mai avviato una riforma radicale dei programmi dei licei?
Le ragioni della politica, a mio giudizio, non sono per nulla ideali, ma puramente ciniche, economiche e corporative.

  • Il blocco sindacale e la stabilità delle cattedre: Una riforma reale richiede una redistribuzione delle ore di insegnamento. Se si riducono le ore di insegnamento nelle ore di materie umanistiche “tradizionali”, migliaia di docenti di ruolo di lettere e latino risulterebbero “soprannumerari”. Nessun ministro vuole aprire uno scontro frontale con i sindacati della scuola per gestire una simile massa di docenti da ricollocare o riconvertire, un’operazione che bloccherebbe il sistema scolastico per anni tra ricorsi e proteste.
  • I costi di un sistema moderno: In altri paesi occidentali la scuola funziona su base modulare, ovvero a crediti e materie a scelta dello studente. Questo modello richiede laboratori specializzati, più aule e un corpo docenti flessibile ed esteso. Il sistema rigido italiano, in cui una classe intera ascolta l’appello e segue le stesse materie nella stessa stanza per cinque anni, è una macchina a basso costo e ad altissima prevedibilità finanziaria per le casse dello Stato. Modernizzarlo e renderlo flessibile richiederebbe miliardi di investimenti strutturali in un settore, quello della formazione scolastica, che da troppo tempo è solo soggetto a tagli e ad un ridimensionamento.
  • La riproduzione della classe dirigente: Gran parte dei politici, dei magistrati e degli intellettuali italiani si è formata nei licei tradizionali. Esiste una forma di narcisismo istituzionale che impedisce loro di riconoscere l’anacronismo di quella strutturazione dei programmi. Riformarlo significherebbe dichiarare incompleta e superata la propria stessa formazione, un atto di umiltà intellettuale che la classe dirigente non è disposta a compiere.

Una questione di priorità

Di fronte alla necessità di introdurre nei licei nuove materie fondamentali come il diritto, la macroeconomia, la finanza, la psicologia sociale e la comunicazione, ci si scontra con il limite oggettivo del tempo a disposizione degli studenti, che naturalmente è una risorsa finita. Il carico di studio attuale e le ore settimanali passate in classe sono già al limite della saturazione biologica ed emotiva degli adolescenti. Aggiungere nuove materie significa inevitabilmente dover ridurre le ore di altre materie oggi previste nei programmi.

Qui non si tratta di dichiarare “inutili” le competenze umanistiche tradizionali, un errore grossolano in cui spesso cade la critica più superficiale. Imparare la letteratura latina, conoscere la poetica degli autori stranieri, padroneggiare le figure retoriche o sviscerare i dettagli della storia letteraria italiana sono attività dall’indubbio valore culturale, estetico e formativo. Il punto non è l’inutilità, ma la priorità. In un contesto di limitatezza di tempo, è inevitabile dovere compiere delle scelte, nell’ottica di offrire alle nuove generazioni una formazione umanistica il più possibile completa e al passo con i tempi.

Dovendo scegliere, è oggettivamente meno grave che un giovane cittadino presenti delle lacune nella conoscenza della letteratura latina o che non conosca a memoria la biografia di un autore minore della letteratura inglese, rispetto al dramma sociale di avere un’intera generazione che non comprende nulla di macroeconomia, che ignora i propri diritti costituzionali e che è totalmente analfabeta rispetto alle dinamiche della psicologia sociale e della comunicazione moderna. La prima è una carenza nozionistica o specialistica, recuperabile in qualsiasi momento della vita per interesse personale o a livello universitario; la seconda è una menomazione civica e critica che compromette la capacità stessa di agire consapevolmente nella democrazia e nella società del ventunesimo secolo.

Quali materie tagliare o ridimensionare

Per fare spazio al presente, la scuola non può più permettersi timidi aggiustamenti di facciata. A mio giudizio sarebbero necessarie decidere drasticamente di dare un taglio nei programmi a certe materie, in modo da liberare spazio alle nuove:

  1. L’abolizione del latino e del greco: Le lingue antiche dovrebbero essere abolite dai programmi dei licei. Il rigore logico, l’accuratezza e la capacità di problem solving possono essere sviluppati con identica, se non maggiore, efficacia attraverso l’apprendimento della programmazione informatica, l’analisi matematica dei modelli economici, la scomposizione dei sistemi giuridici o l’applicazione della logica formale. Con il vantaggio che queste ultime forniscono concetti spendibili nella quotidianità. Nel liceo classico si potrebbero mantenere dei fondamenti di lingue classiche, al fine di offrire una prospettiva per i successivi studi universitari.
  2. Riduzione della letteratura di lingua straniera: Nei licei non linguistici, lo studio accademico della storia della letteratura straniera (le correnti poetiche barocche, i romanzieri dell’Ottocento) dovrebbe essere fortemente ridimensionato. L’insegnamento delle lingue deve rimanere un pilastro fondamentale, ma dovrebbe essere focalizzato soprattutto sulle competenze comunicative (meglio se in 2 lingue straniere), pratiche, professionali e sull’analisi di articoli di giornale o della saggistica contemporanea. I ragazzi devono saper parlare, scrivere e negoziare, non recitare poesie d’epoca. La conoscenza della cultura letteraria di un paese straniero (che in genere si riduce a Inghilterra o Francia, trascurando tutti gli altri) potrà sempre essere oggetto di studi successivi specialistici.
  3. Ridimensionamento della letteratura italiana: I manuali scolastici sono enciclopedie elefantiache piene di autori minori di cui lo studente dimenticherà l’esistenza il giorno dopo il diploma. Sarebbe necessario un ridimensionamento del programma per concentrarsi esclusivamente sui pochissimi pilastri essenziali della nostra identità culturale (Dante, Machiavelli, Leopardi, Manzoni), liberando centine di ore di lezione nel corso del quinquennio. Più che puntare ad una “conoscenza completa” della letteratura, si dovrebbe trasmettere la passione per la lettura, che potrà poi accompagnare il cittadino per il resto della propria vita.

Come si potrebbero riorganizzare i nuovi programmi

Una volta “liberate” le ore settimanali, nell’ordine di 10 ore settimanali nel corso dei cinque anni, è possibile prefigurare la riorganizzazione degli orari con l’inserimento delle nuove materie.

Area Economico-Finanziaria (4 ore settimanali)

Sostituisce il blocco orario storicamente occupato dal latino. Il programma si sviluppa in modo progressivo nel corso del quinquennio:

  • Biennio: Si affrontano le basi della Finanza Personale, domestica e di impresa. Gli studenti imparano la gestione del risparmio, il calcolo dell’interesse composto, come funziona un mutuo, un prestito, una carta di credito e le tasse.
  • Triennio: Si passa alla Macroeconomia. Si studiano i modelli economici globali, gli strumenti di statistica economica, la determinazione del PIL, la creazione di moneta e il credito, le politiche delle banche centrali, il mercato del lavoro, le cause della disoccupazione e l’economia dello sviluppo sostenibile.

Area Giuridica e delle Istituzioni (2 ore settimanali)

Prende il posto della letteratura straniera e delle ore tagliate alla letteratura italiana.

  • Il programma si focalizza sulla Grammatica Costituzionale italiana ed europea, analizzando la separazione dei poteri e i diritti fondamentali del cittadino.
  • In seguito, il programma si focalizza sul Diritto Applicato: contrattualistica, elementi di diritto del lavoro (tutele, busta paga, ammortizzatori sociali) e delle nuove tecnologie, per comprendere, ad esempio, i confini normativi della privacy, del copyright digitale.

Area Scienze Sociali e Comportamentali (2 ore settimanali)

Per completare lo studio della filosofia contemporanea

  • Questa materia unisce la Psicologia Sociale e la Sociologia dei Media Digitali. Il programma prevede lo studio scientifico della percezione sociale, dei pregiudizi, del conformismo e delle dinamiche di gruppo.
  • Una sezione specifica dedicata all’analisi cognitiva dei social media: come gli algoritmi sfruttano la nostra psicologia per catturare l’attenzione, come si generano le camere dell’eco (echo chambers) e le bolle di filtraggio, e quali sono i meccanismi psicologici dietro la diffusione delle fake news.

Area Linguaggi Visivi, Multimediali e Comunicazione (2 ore settimanali)

Oggi l’arte e la comunicazione di contenuti non si riducono solo alla letteratura ed all’arte figurativa: esistono altre forme d’arte oggi assolutamente significative non meno della scrittura di libri.

  • Il programma prevede lo studio della Sintassi Audiovisiva: storia e analisi del Cinema, della Televisione e della Musica contemporanea. Gli studenti imparano a decodificare un montaggio cinematografico, a riconoscere la struttura di una sceneggiatura e l’uso politico o commerciale dei suoni e delle immagini.
  • L’area è integrata da moduli di Comunicazione Persuasiva e Tecniche di Dibattito (Debating), dove i ragazzi imparano a parlare in pubblico, a strutturare argomentazioni logiche e a riconoscere le fallacie retoriche della propaganda.

La scuola italiana deve cessare di essere una struttura conservativa ed autoreferenziale, rimettendo al centro della propria azione l’obiettivo di formare cittadini capaci di comprendere il mondo di oggi in cui vivono, senza limitarsi ad un nozionismo sterile con lo sguardo rivolto solo al passato. La cultura umanistica, che è patrimonio del nostro passato, deve essere integrata con le conoscenze indispensabili per il mondo di oggi.
Scegliere le priorità su cosa insegnare a tutti e cosa lasciare ai successivi approfondimenti personali significa scegliere quale futuro offrire ai ragazzi: lasciarli nel limbo dorato di un passato idealizzato, ma insufficiente a comprendere la modernità, oppure dare loro le strumenti critici, scientifici e civici per essere protagonisti e non subire il presente. L’abolizione delle lingue classiche, il ridimensionamento della letteratura, unite ad una riorganizzazione strutturale dei programmi attorno alle scienze del presente, non è un impoverimento culturale, ma l’atto di responsabilità di un sistema educativo che decide finalmente di rimettersi in sincrono con il proprio tempo.

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