Il testo analizza l’enciclica Magnifica Humanitas del 2026, in cui Papa Leone XIV affronta l’intelligenza artificiale non come un mero progresso tecnico, ma come una questione sociale e morale di portata storica. Il documento paragona il moderno capitalismo digitale alla torre di Babele, denunciando la concentrazione del potere tecnologico, lo sfruttamento del lavoro invisibile e le derive del transumanesimo. Parallelamente, viene descritto il contrasto ideologico con figure come Peter Thiel, che interpretano la tecnologia attraverso una teologia politica opposta, vedendo nella regolamentazione un ostacolo alla libertà. L’autore evidenzia come il terreno di scontro si sia spostato su un piano cosmologico, dove la Chiesa propone un disarmo digitale per restituire l’algoritmo alla pluralità umana. In definitiva, la fonte suggerisce che la sfida odierna non riguardi la bontà della tecnologia, ma la visione del mondo che la genera e la governa.