Alexander Dugin e la scienza occidentale

In una recente riflessione, il filosofo Alexander Dugin ha evidenziato come l’intera modernità e la scienza sperimentale traggano le proprie origini dal nominalismo tardo-medievale, risalente a Duns Scoto e Guglielmo di Ockham, sostenendo tuttavia la tesi di una fondamentale incompatibilità tra questo approccio e il pensiero tradizionale (Dugin, 2026). Qui si intende analizzare tale asserzione da un punto di vista storico-scientifico. Attraverso l’esame del metodo empirico e delle scienze cognitive contemporanee, si intende mostrare come il nominalismo non rappresenti unicamente un passaggio di rottura speculativa, bensì una feconda infrastruttura metodologica che ha reso possibile la categorizzazione moderna della natura e la comprensione dei processi neurocognitivi umani.

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IA: Macchine di Amorevole Grazia

Penso e parlo spesso dei rischi legati a un’intelligenza artificiale potente. L’azienda di cui sono CEO, Anthropic, si dedica a numerose ricerche su come ridurre questi rischi. Per questo motivo, a volte le persone giungono alla conclusione che io sia un pessimista o un “catastrofista” convinto che l’IA sarà per lo più negativa o pericolosa. Non la penso affatto così. Anzi, uno dei motivi principali per cui mi concentro sui rischi è che rappresentano l’unico ostacolo tra noi e quello che io vedo come un futuro fondamentalmente positivo. Credo che la maggior parte delle persone sottovaluti la portata dei potenziali benefici dell’IA , così come credo che sottovaluti la gravità dei rischi.

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Da Dio al Mercato: 4. Il banchetto e il contratto

L’articolo contrappone l’antica logica omerica del dono (xenia) a quella del contratto capitalistico moderno. Nel mondo antico, doni e ricchezze non erano capitale da accumulare, ma strumenti per tessere alleanze, memorie e legami duraturi. Il mercato odierno, al contrario, si basa su transazioni anonime che si esauriscono con lo scambio, garantendo libertà dagli obblighi personali ma svuotando gli oggetti della loro storia. Pur non idealizzando il passato, l’autore conclude che una società dominata unicamente dai contratti e priva della logica del dono risulta efficientissima ma intrinsecamente fragile, poiché incapace di generare appartenenza.

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