La medicina è una scienza?
Questo saggio analizza criticamente lo statuto epistemologico della medicina, sostenendo che essa non possa essere definita una scienza galileiana nel senso stretto del termine. L’autore evidenzia come la pratica medica si basi sulla statistica inferenziale e su probabilità arbitrarie piuttosto che su leggi universali e necessarie, citando la crisi della riproducibilità e i limiti del metodo p-value. Attraverso il pensiero di figure come Cochrane, Popper e Ippocrate, il testo distingue tra la conoscenza degli universali e l’arte pratica (techne) applicata al singolo individuo. Viene denunciata la tendenza della medicina moderna a presentarsi come un dogma scientifico per ottenere legittimazione sociale, tradendo la propria natura di sapere empirico e particolare. In definitiva, l’opera invita a un’onestà intellettuale che riconosca alla medicina il ruolo di saggezza clinica superiore, piuttosto che quello di una fisica applicata.












