Da Dio al Mercato: 12. La strada che portava soldi
Il testo analizza la genesi dell’economia imperiale romana attraverso la tesi di Keith Hopkins, secondo cui il prelievo fiscale fu il vero motore del commercio transcontinentale. L’obbligo per le province di pagare i tributi in moneta costrinse i contadini a vendere le eccedenze, trasformando scambi locali in un circuito commerciale integrato che alimentava i consumi urbani e il mantenimento delle legioni. Le prove archeologiche dei numerosi relitti sottomarini confermano una circolazione di merci, come olio e vino, su volumi che non si sarebbero rivisti fino all’epoca moderna. Tuttavia, questa fioritura economica non era un sistema capitalistico autonomo, bensì un mercato indotto dallo Stato che declinò rapidamente con la crisi delle istituzioni politiche e militari. In definitiva, l’autore suggerisce che la Pax Romana dimostri come i mercati non nascano quasi mai spontaneamente, ma siano spesso il risultato di pressioni fiscali e necessità logistiche centralizzate.














